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SCENA PRIMA
Giorgio si avanza passeggiando, come
appostato in guardia, e spiando tratto tratto
verso il bosco.
GIORGIO
È un bel dir che tutto al mondo
Poco o assai si rassomiglia:
Questo mio cervel sì tondo
Non si lascia infinocchiar.
Alla regola, cospetto!
Ecco pronta l'eccezione:
Al bestion del mio padrone
Bestia ugual non si può dar.
Se ti guarda, ti vien freddo;
Se ti parla, ti spaventa;
Se ti tocca, il Ciel ti scampi;
Se poi ride... oh male! male!...
È vicino il temporale,
Ed il tuono è per scoppiar.
Ah l'umor del mio padrone
È un umor che fa tremar.
(Esce il coro de' servi dal bosco, ai quali
Giorgio:)
Come?... ancora?.:.
CORO
Non si vede.
GIORGIO
(al capo del coro)
Ma cercasti?...
CAPO del CORO
Invan cercai.
GIORGIO
Ah, che qui vi son de' guai!
Io comincio già a tremar!
CORO
Come disse?... vi son guai?...
Non l'arrivo a indovinar.
GIORGIO
(da sé, rammentando l'accaduto
nella notte precedente)
Ei mi sveglia avanti giorno...
Certi ceffi avea d'intorno...
Le pistole. - Sì signore.
La mia spada. - Eccola qua.
Alla fine Ormondo viene.
Son vicini?... - Son vicini.
Su, coraggio. - Ehi: bada bene!
Sì, signore. - E se ne va.
Passa un'ora, passan due...
Quando a un tratto un mormorio,
Gridi, colpi, e che so io?...
Ah che il diavol qui ci sta!
Chi capisce quest'istoria
È un grand'uomo in verità.
(Al coro)
Ma quei gridi?...
CORO
Chi lo sa?...
GIORGIO
Ma quei colpi?...
CORO
Chi lo sa?...
GIORGIO
Ah cospetto, questa è bella!
Che si pensa? che si fa?
TUTTI
Ritorniamo in sentinella
A veder che nascerà.
(Partono verso il fondo della scena).
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