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SCENA OTTAVA
Giorgio, indi il Duca.
GIORGIO
(dalla campagna)
Oh son qua; tutto è fatto.
Stefano già galoppa... Chi è colui?...
Ehi, buon uomo, che volete?
TORVALDO
Vi dirò...
Siete voi del castello?
GIORGIO
Certo; son del castello.
TORVALDO
Voi non mi conoscete?...
GIORGIO
Io no.
TORVALDO
(Respiro.)
Io son, già lo vedete,
Del vicin borgo un tagliaboschi. Un foglio
Mi fu dato a portare
Dentro questo castello
A una certa signora,
Che qui la scorsa notte...
GIORGIO
Piano, piano...
(riflettendo)
A una signora?... oibò,
In quel castello non v'è donna alcuna.
TORVALDO
(sorpreso)
Come, non v'è?
GIORGIO
Non v'è.
TORVALDO
Nessuna?
GIORGIO
Oh bella!
Altra donna non v'è che mia sorella.
TORVALDO
Che sento!... oh me deluso!
Dove sarà?... misero me!... Dorliska...
Mia Dorliska!...
(passeggiando agitato per la scena).
GIORGIO
(da sé)
(Oh cospetto.
Mia Dorliska!... sarebbe?... ah qual sospetto!)
TORVALDO
Sposa infelice, ove trovarti?...
GIORGIO
(Sposa! Che sento!) ma... per bacco!...
Fidatevi di me, sareste a caso...
(Torvaldo dà un segno di diffidenza).
Fidatevi, vi dico,
Servo un Duca briccon, ma cospettone,
Io sono un uom d'onore.
TORVALDO
Ah sì, mi fido
Di te, mio buon amico; io son Torvaldo.
GIORGIO
Che sento! suo marito!
Come va la faccenda? estinto ognuno
Qui vi crede...
TORVALDO
Lo so: nel buio io caddi
Da fiero colpo tramortito al suolo
Combattendo col Duca: al suol per morto
Ei mi lasciò, le traccie
Per seguir di Dorliska; un buon pastore
M'accolse, e questi arnesi
Mi porse a travestirmi; ei pur l'asilo
M'additò della sposa...
GIORGIO
A meraviglia,
Ed or?...
TORVALDO
Con questo foglio,
Ch'io finsi moribondo aver vergato,
Aveva immaginato
Penetrar, sconosciuto, in queste porte,
Salvar la sposa ed incontrar la morte.
GIORGIO
Oh bene! oh bene!
TORVALDO
Ed essa...
Qui non è! Chi sa dove?... ah se per caso
Sapeste mai dov'ella sia celata...
GIORGIO
(additando il castello)
Zitto! là dentro sta la disgraziata.
TORVALDO
(con allegrezza smoderata)
Ella... dunque... oh mia gioia!...
GIORGIO
Ma tacete...
So tutto, non temete.
Io di salvarla appunto
Già concepii l'idea, lasciate fare...
TORVALDO
(per abbracciarlo)
Oh mio benefattor!...
GIORGIO
Zi... zitto... oh diavolo!
Ecco il padron; coraggio;
Secondatemi.
DUCA
(dal castello)
Giorgio.
GIORGIO
(con allegria affettata)
Oh Eccellenza, Eccellenza,
Allegri... di buon animo...
Il morto ha scritto tutto...
Cioè, pria d'esser morto... alla signora
Scrive di propria mano...
DUCA
Che diavol dici, bestia!
GIORGIO
Si, signore,
Il foglio parla chiaro: eccolo qua.
Via, dammi il foglio, sbrigati.
(Leva il foglio di mano a Torvaldo).
DUCA
Chi è costui?
TORVALDO
Signore,
Sul far del giorno nella mia capanna
Giunse ferito a morte
Un cavalier incognito. Il meschino
Pria di morir quel foglio
M'incaricò recare alla sua sposa
Che nel bosco la notte avea smarrita.
Seppi che a questa volta
Fuggendo era venuta...
DUCA
A me quel foglio.
Vediam. Sì; di Torvaldo
Questa è scrittura.
GIORGIO
(da sé)
(Io fremo.)
DUCA
Leggiam.
GIORGIO
(fra sé)
(Coraggio.)
(A Torvaldo)
(Amico! attenti.)
TORVALDO
(da sé)
(Io fremo.)
DUCA
(legge)
"Mia Dorliska, io ti perdo per sempre.
Una ferita mortale fra pochi istanti
avrà troncati i miei giorni.
Chi ti reca questo foglio potrà
svelarti i miei ultimi sensi. Io perdono
al mio uccisore: perdonagli tu ancora.
Dovunque sarai, io te ne prego, io te
lo impongo; rassegnati alla tua sorte".
(L'attore avrà cura di marcare con
particolar sentimento le espressioni
scritte con diverso carattere).
Ah qual raggio di speranza
Or balena al mio pensier!
Di piegar quel core altero
Già l'idea gioir mi fa.
TORVALDO
Ah qual raggio di speranza
Spuntar veggo in tanto affanno!
Ah che al mio felice inganno
La fortuna arride già.
GIORGIO
Ah qual raggio di speranza
Mi conforta e m'assicura!
Sento già che la paura
Pian pianino se ne va.
DUCA
Questo foglio...
GIORGIO
Sì, signore.
DUCA
Ei lo scrisse!...
GIORGIO
Egli.
DUCA
T'accheta.
Egli è morto?...
TORVALDO
(sul punto di tradirsi)
Morto?...
GIORGIO
(ripiegando)
Oh certo.
TORVALDO
(riprendendosi)
Certo, morto.
DUCA
Tu il vedesti?...
TORVALDO
Io lo vidi.
DUCA
E promettesti?
TORVALDO
(con entusiasmo, indi riprendendosi)
Alla sposa desolata
Di sua morte sventurata
Qua venirne apportator.
DUCA
(Improvviso assalto e forte
Su, moviamo al suo rigor,
Tu seconda, amica sorte,
Di quest'anima l'ardor.)
TORVALDO
(Ah che smania, oh ciel, di morte:
O mio sdegno taci ancor.
Tu l'istante affretta, o sorte,
Di far pago il mio furor.)
GIORGIO
(a Torvaldo)
(Ve' che bestia... state forte.
Via, prudenza... che timor!
Tu seconda, amica sorte,
L'ardir mio col suo favor.)
DUCA
(a Torvaldo)
A Dorliska tu n'andrai:
Questo foglio recherai.
Hai capito?
TORVALDO
Sì, signor.
DUCA
(a Giorgio)
Tu seconda...
GIORGIO
Signor mio,
Lasci far, ci penso io
A parlarne in suo favor.
DUCA
(fra sé, riflettendo)
(Da quel foglio tutto spero,
Non s'inganna il mio pensiero.
Sulle prime gran furore,
Poi cedendo andrà il dolore:
Rassegnarsi le consiglia,
Piangerà, ma lo farà.
Ei morendo a me perdona,
Ella pur perdonerà
Già si sa di donna in core
Col perdono scende amore...
Ah se amore in lei discende,
S'ella cede un solo istante,
Più non può quest'alma amante
Di sua sorte dubitar.)
TORVALDO
(La vedrò fra pochi istanti,
Sventurata in duolo, in pianti:
Faccio un cenno, ella m'intende;
Dolce gioia in cor le scende;
Quando l'empio fia lontano
Il momento coglierò;
Col soccorso dell'amico
Presto in salvo la trarrò.
Poi verrò contro l'indegno
A saziar l'antico sdegno...
Ah quand'io dell'empio sangue
Questa man vedrò fumante
Del mio fato in quell'instante
Non saprò di più bramar.)
GIORGIO
Il merlotto è già cascato
Già l'ho mezzo intrappolato;
Ei si fida, e non sa niente
Quel che a Giorgio bolle in mente;
Pria di notte, mascalzone,
Vo' vederti in gabbia entrar;
Cospetton, son nell'impegno:
Dammi tempo e lascia far.
Tutto è pronto, in men d'un'ora
Il capiatur esce fuora...
Ah se in mezzo a quattro baffi
Ei va in gabbia un solo istante,
Sulla forca quel birbante
Vo' vederlo sgambettar.
DUCA
Dunque...
TORVALDO
Andiamo.
GIORGIO
Andiamo.
TORVALDO, GIORGIO e DUCA
Andiamo.
(Ah, se un colpo fortunato
Or seconda il mio disegno,
Son felice, son beato
No, di più non so bramar.)
(Entrano nel castello).
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