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SCENA SEDICESIMA
Ottone, Adelaide, Iroldo, seguito.
ADELBERTO
(come sopra)
Ecco Adelaide e Ottone...
BERENGARIO
A finger segui e taci.
CORO
(ora all'uno, ora all'altra)
Queste di fior corone,
Queste brillanti faci,
A te composte sono,
Splendono accese a te.
Il Ciel vi accordi in dono
Quanto concede ai re.
OTTONE
O degl'itali regnanti,
Caro germe, amato pegno,
Vieni al tempio, vieni al regno
Ed impera sul mio cor.
ADELAIDE
Specchio illustre de' regnanti,
Generoso mio sostegno,
Maggior lustro acquista il regno
Se pietà lo adorna e amor.
ADELBERTO e BERENGARIO
(fra loro in disparte)
Ah! componi il tuo sembiante,
Non traspiri il gran disegno.
Non è vostro ancora il regno,
Stringo, o folli, il brando ancor.
ADELAIDE e OTTONE
Cara man, ch'io stringo e premo,
Pegno tenero d'amore,
Ti riposa sul mio core
Che si sente palpitar.
Non mi devi un sol momento
Cara mano, abbandonar.
ADELBERTO e BERENGARIO
Si avvicina il gran momento;
O mio cor non vacillar.
(Mentre si avvicinano al tempio si ode in
qualche distanza strepito darmi, che andrà
crescendo sino al termine dell'atto).
OTTONE
Quale improvviso strepito!
ADELAIDE
Quale fragor funesto!
ADELBERTO
(a Berengario)
Stringi l'acciaro e svelati;
Il nostro campo è questo!
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