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SCENA DICIASSETTESIMA
Ernesto frettoloso, con guerrieri
alemanni, e detti.
ERNESTO
Signor, tu sei tradito,
Fuggi, in periglio sei.
ADELBERTO
(a Ottone)
È tutto alfin compito.
Resta; tremar tu dei!
BERENGARIO
Mira: guerrieri, olà.
(Escono i soldati di Berengario).
OTTONE
Finché l’acciar mi resta,
Perfidi, non pavento.
(Snuda la spada).
ADELBERTO
Vieni, s'hai cor...
ADELAIDE
T'arresta...
(correndo or dall'uno, or dall'altro)
Empi... morir mi sento...
(I soldati di Berengario s'azzuffano coi
soldati alemanni; Berengario e Adelberto
con Ottone ed Ernesto; Adelaide è arrestata
fra i soldati di Berengario).
BERENGARIO
(a Ottone)
Giunto è alfin di vendetta l'istante:
Punirò nel tuo sangue l'offesa.
(Ad Adelaide)
Su, guerrieri; il comune nemico
Per mia mano trafitto sarà.
ADELAIDE
Ah! soccorso! che barbaro istante,
Giusto Cielo, punisci l'offesa!
Arrestate... salvate l'amante...
Io non trovo, io non spero difesa...
Ah! che tutto il destino nemico
Consumato il suo sdegno non ha.
OTTONE
Traditori! vi cedo un istante,
Per punir più feroce l'offesa,
Giusto Cielo, proteggi l'amante;
A lei fate, guerrieri, difesa.
Ah! tremate; il destino nemico
A me tolto il valore non ha.
(Il coro canta ora le parole d Adelaide, ora
quelle di Ottone. Tutto esprime confusione e
spavento).
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