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SCENA SEDICESIMA
Ernesto, coro di guerrieri, e detti.
ERNESTO
Signor, già di Canosso
Berengario e Adelberto
Coll'esercito uscir; già le feroci
Grida appressarsi a noi sentii dal campo;
Mirai dell'armi in faccia al sole il lampo.
OTTONE
Vadasi.
(Ad Adelaide)
Addio.
ADELAIDE
Fermati... Senti... Ah! prence...
Ah! lasciarti non posso...
OTTONE
Il pianto affrena
Alla vittoria io volo. Un solo addio
Ti chieggo, e nascondendo il tuo dolore,
Riconforta, o mia vita, il mio valore.
ADELAIDE
Sì, vanne... Addio... un altro istante, o caro
Meco ti voglio ancor. Col pianto mio
Indebolire, oh Dio!
Non voglio il tuo coraggio; io lo nascondo,
E fra' perigli di sì lieto istante
Intrepido ti segue il core amante.
(Si scioglie un velo e ne cinge Ottone).
Cingi la benda candida
Che amor ti dona, o caro:
Quel velo e quell'acciaro
Faranno i rei tremar.
Va' pur, mio bene, a vincere
Sotto sì bella insegna,
Che vuol con te pugnar.
OTTONE
Cingo d'amor l'insegna;
Saprò per lei pugnar.
(Parte col coro).
ADELAIDE
Se grate son le lagrime
Ai numi in tal periglio,
Vieni mio cuor sul ciglio,
Deh corri a lagrimar.
CORO
(rientrando)
Alla gioia il cor prepara:
Il nemico è vinto già.
ADELAIDE
Temere un danno
Per un momento;
Pianger d'affanno,
Poi di contento,
Questo è il maggiore
Piacer d'amore,
Che possa un'anima
Giammai provar.
CORO
A tanto amore,
A quel valore,
Giammai vittoria
Potea mancar.
Esterno della fortezza di Canosso.
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