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SCENA NONA
Agorante con seguito de' Grandi della sua
corte. Marcia.
AGORANTE
Ch'entri l'ambasciator.
ERNESTO
A te m'invia
Di nostre schiere il duce.
Egli richiede che ragion si dia
Degl'insulti a noi fatti
A noi che rispettiamo e leggi e patti.
AGORANTE
(Oh qual baldanza!)
ERNESTO
Un stuol di tuoi seguaci
Di notte ardì furtivo
Avanzarsi ver noi, e prigionieri
Fe' con Zoraide allor pochi guerrieri.
Se l'ordin non fu tuo, se giusto sei,
Rendili in questo punto uniti a lei.
AGORANTE
Nol deggio... Ah! dimmi, e qual ragion ne impone
Di rispettar chi, da ladrone imbelle,
Osa involarci timide donzelle?
RICCIARDO
(Più non resisto...)
ERNESTO
(di nascosto)
Ah frenati...
AGORANTE
La fama
D'un eccesso sì reo grida per tutto;
L'Affrica ancor ne freme.
(A Ricciardo)
A te ne appello,
Che qui nascesti e sei
Guida al franco guerriero,
Se ciò ch'io dico è vero.
RICCIARDO
(Oh rabbia!) È vero.
ERNESTO
Ma tua non è la giovane involata,
Né suddita a te nacque.
AGORANTE
Suddita diventò quando a me piacque.
I guerrieri a te rendo;
Poi lascia al nostro amore
Di regolar come gli aggrada il core.
RICCIARDO
(Io mi sento morir.)
ERNESTO
Termine ha dunque
Ogni tregua tra noi.
AGORANTE
Tanto potere
Ha una donna su voi, che per lei sola
Espor volete i vostri mille prodi,
Con incauto consiglio,
A fiero inevitabile periglio?
ERNESTO
De' tuoi, tu mille ancor.
RICCIARDO
(con eccesso di furore toccando il brando)
Sol questo...
ERNESTO
(di nascosto)
Ah! ferma...
RICCIARDO
(È ver, già mi tradiva.)
ERNESTO
Qual risposta mi dai?
AGORANTE
L'avrai fra breve
In presenza di lei, de' miei più fidi.
ERNESTO
Se pace o guerra vuoi, pronto decidi.
(Partono).
Sala con trono.
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