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SCENA SESTA
Ircano tutto rivestito di bruna maglia, con
visiera abbassata, e detti.
RICCIARDO
Ah! gl'impeti raffrena;
Pentirsi ella potrà.
AGORANTE
No, non lo spero.
Ma vo' che il mondo intero
Vegga quanto l'amai.
Quanto ingiusta ella fu; che trucidarla
Dovrei, e pure alla ragion dell'armi
Affidar l'onor mio, la gloria io voglio,
Gli usi obbliando, i miei diritti e il soglio.
Chi difenderla vuol, venga, l'attendo;
Per lei pugnar qui deve.
IRCANO
(facendosi avanti)
Io la difendo.
AGORANTE
Chi sei!... Che mai pretendi?
Qual baldanza è mai questa?
Nella mia reggia istessa
Volgere il piè sotto nemiche spoglie?
Qual cagione ti spinse a tal cimento?
IRCANO
Son di scudo agli oppressi, e non pavento.
Contro cento e cento prodi
La pietà mi rende invitto,
E se cado al suol trafitto
Mi è di gloria la pietà.
AGORANTE
(Quanti dubbi e quai sospetti,
Mentre smanio e mi dispero,
Quell'incognito guerriero
Ora in me destando va!)
ZORAIDE e RICCIARDO
(Quanti dubbi e quai sospetti,
Mentre incerta/incerto e temo e spero:
quell'incognito guerriero
Ora in me destando va!)
IRCANO
Venga in campo alla tenzone
Chi difenderti dovrà.
AGORANTE
(mostrando Ricciardo)
Mira in questo il mio campione,
Che difendermi saprà.
ZORAIDE e RICCIARDO
(Quale inatteso fulmine
È questo, oh Dio, per me!
In tal cimento orribile
No, scampo alcun non v'è.)
AGORANTE
(I torti miei, qual fulmine
Vendicherà per me.
Sarò con lei terribile
S'ella più mia non è.)
IRCANO
(Più ratte ancor del fulmine
Son le sciagure in me.
No, sorte più terribile
Di questa mia non v'è.)
AGORANTE
Nel più profondo carcere
Traggasi.
ZORAIDE, RICCIARDO e IRCANO
Ahimè, che sento!
IRCANO
(Son padre... in qual cimento
Trovasi questo cor!)
RICCIARDO
(Son sposo... in qual cimento
Trovasi questo cor!)
IRCANO
(con forza)
E mia: crudel! rapirmela
Invano tu potrai.
AGORANTE
(È sua!... che sento io mai!...
S'accresce il mio furor.)
RICCIARDO
(E sua! che sento io mai!...
Sdegno m'accende il cor.)
ZORAIDE
(Sua!... Ciel, che sento io mai!
In qual tumulto ho il cor!)
ZORAIDE e AGORANTE
Parti.
IRCANO
T'arresta.
ZORAIDE
Ahi misera!
RICCIARDO
Quai palpiti!
ZORAIDE e IRCANO
Crudele!
CORO DI GUARDIE
Non vagliono querele,
Non vale il lagrimar.
ZORAIDE, RICCIARDO e IRCANO
(Di mie sciagure il termine
Io veggo omai vicino;
O cangia il mio destino,
O qui degg'io spirar.)
AGORANTE
(Saprò del rio destino,
Dell'empia trionfar.)
(Partono).
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