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Francesco Berio di Salsa
Ricciardo e Zoraide

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  • ATTO SECONDO
    • SCENA DECIMA
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SCENA DECIMA
Zomira e detta.

ZORAIDE
Zomira! oh Ciel!... Forse tu qui ne vieni
A raddoppiar gl'insulti,
A goder del mio duolo, o pur, spietata,
Nel mio sangue a bagnarti?

ZOMIRA
Con mio rischio, o crudel, vengo a salvarti.

ZORAIDE
No, che la mia salvezza
Non la chieggo da te.

ZOMIRA
Dunque tu vuoi
Veder Ricciardo a' piedi tuoi trafitto!...

ZORAIDE
Ricciardo!... che mai dici?...
(Io mi sento morir!)

ZOMIRA
Dopo il conflitto
Ei vincitor...

ZORAIDE
(con trasporto)
Chi mai?...

ZOMIRA
Ricciardo.

ZORAIDE
Oh gioia!...
Come egli qui?

ZOMIRA
No, il fingere non giova;
Arrestato già fu mentre era intento
Ad eseguir forse novelle imprese,
Spoglio dell'affrican mentito arnese.

ZORAIDE
Che sento! ahimè! Che affanno!
Se perderlo degg'io, meglio è ch'io mora.

ZOMIRA
È in mio poter: posso salvarlo ancora,
Non indugiar, fuggi da questo loco,
Ricongiungiti a lui. Altro io non bramo
Che vederti lontana.
Ogni altra cura, il sai, è per me vana.

ZORAIDE
Lo so... ma come!... e per qual strada!... oh Dio!
Son fuor di me...

ZOMIRA
Per quella appunto ov'io
M'introdussi poc'anzi.
Libero è il varco: ogni custode a tempo
Fu sedotto da me. Ti sarà guida
Il più fido de miei. Va', il tempo vola.
Parti.

ZORAIDE
(nel partire)
O ciel, l'ira tua volgi in me sola.
(Parte).




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