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SCENA QUINDICESIMA
Continua la funebre marcia ed il coro. Ircano
tra soldati, col braccio dritto fasciato.
ZORAIDE
Che veggo... Il padre mio!...
(Si getta a' suoi piedi).
IRCANO
Da me scostati, ingrata.
No, figlia mia non sei.
ZORAIDE
È ver, mancai.
Confesso i torti miei.
Ma se ora il pianto mio, il mio dolore
Non son bastanti ad ottener perdono,
Ancor tua figlia io sono.
Chiamami con tal nome, e il giusto sdegno
Poi non trovi in punirmi alcun ritegno.
IRCANO
Ah! qual cordoglio è il mio!...
RICCIARDO
Quai rimproveri atroci!
ZORAIDE
Oh Ciel!
IRCANO
(a Ricciardo)
Deh mira
A qual punto ti spinse un cieco affetto!
Ah! tu sei la cagion del mio tormento...
Ma se moro con te, moro contento.
ZORAIDE
Che dici?... Ah! perché esporti
A tanti rischi tra nemiche squadre?...
IRCANO
Come spegner si può l'amor di padre!
Per te qui venni; io per te sol pugnai;
Quel traditor mi vinse.
ZORAIDE
(a Ricciardo)
Ah che facesti!
Come amarti potei!...
RICCIARDO
Incolpane il tuo cor.
ZORAIDE
Qual duolo .è questo!
IRCANO
Perfidi! il pianto mio vi dica il resto.
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