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SCENA QUARTA
Zomira, Zoraide.
ZOMIRA
Zoraide, e qui t'arresti?
Non affretti i tuoi passi, onde far pompa
Di tua bellezza al tuo sovran?
ZORAIDE
Ah! sono
Gl'insulti indegni di chi siede in trono.
ZOMIRA
Insultarti non bramo:
Tu da te stessa giudicar lo puoi;
Sono all'amor soggetti anche gli eroi.
Se Agorante ti adora
No, tua colpa non è.
(Con arte)
So che dal seno
Ti strappò del tuo ben,
(con ironia)
Che tu non l'ami.
Come amarlo potresti? In tuo soccorso
M'avrai, se tu lo brami;
Un'infelice ottiene
Tutto dall'amor mio.
ZORAIDE
(Finger conviene.)
Zomira, io fui d'irata sorte, è vero,
Crudel ludibrio; eppure
Seppi ognor trionfar di mie sventure.
ZOMIRA
Ma per Ricciardo il cor sospira ancora?
Confidati all'amica:
Io non t'ingannerò.
ZORAIDE
Che dir potrei?
Cessàr, co' miei martiri,
Indifferente il cor, brame e sospiri.
ZOMIRA
Invan tu fingi, ingrata;
No, che l'interno ardore,
Un labbro mentitore
No, che celar non sa.
ZORAIDE
(Che dura prova è questa!...
Come il mio core, oh Dio!
L'amor, lo sdegno mio,
Come frenar potrà?)
ZOMIRA
(Quale insultante orgoglio!
Parmi vederla in soglio
Goder del mio martir.)
ZORAIDE
(Ella mi guarda e freme;
Il duol che il cor mi preme
Mi deve alfin tradir.)
ZOMIRA
(Io più non resisto...)
ZORAIDE
Da me che pretendi?
ZOMIRA
E ancor non comprendi!
ZORAIDE
Comprender non so.
ZORAIDE e ZOMIRA
(Che smania è mai questa!
Languire, soffrire...
Più fiero martire
No, darsi non può.)
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