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No. 2 DUETTO E CORO
OTELLO
Vincemmo, o prodi, I perfidi nemici
caddero estinti. Al lor fuoror
ritolsi
sicura ormai d'ogni futura offesa
Cipro, di questo suol
forza e difesa.
Null'altro a oprar mi resta. Ecco vi rendo
l'aaciar temuto; e delle vinte schiere
depongo al vostro piede armi e bandiere.
DOGE
Qual premio al tuo valor chieder potrai?
OTELLO
Mi compensaste assai
nell'affidarvi in me. D'Africa figlio,
quí straniero son io; ma se
ancor serbo
un cor degno di voi, se questo suolo
puì che patria rispetto, ammiro, ed amo,
m'abbia l'Adria qual figlio: altro non bramo.
IAGO
(Che superba richiesta!)
RODRIGO
(Ai voti del mio cor fatale è questa.)
DOGE
Tu d'ogni gloria il segno
vincitor trascorresti. Il brando invitto
riponi al fianco, e già dell'Adria figlio
vieni trai i plausi a coronar il crine
del meritato alloro.
RODRIGO
(a Iago)
(Che ascolto? ahimè! perduto ho il mio tesoro.)
IAGO
(a Rodrigo)
(Taci, non disperar.)
OTELLO
Confusio io sono
a tante prove e tante
d'un generoso amor. Ma meritarle
poss'io, che nacqui sotto ingrato cielo,
d'aspetto, e di costumi
sì diverso da voi?
DOGE
Nascon per tutto,e rispettiam
gli eroi.
OTELLO
Ah! sì, per voi già sento
nuovo valor nel petto:
Per voi d'un nuovo affetto
sento infiammarsi il cor.
Premio maggior di questo
a me sperar no lice.
OTELLO
(Ma allor sarò felice
quando il coroni Amor.)
(Rodrigo nel massimo dispetto si vorebbe scagliare
su di Otello: Iago lo trattiene.)
IAGO
(a Rodrigo)
(T'affrena, la vendetta
cauti dobbiam celar.)
POPOLO
Non indugiar,
deh vieni a trionfar.
OTELLO
(Amor, dirada il nembo
cagion di tanti affani;
comincia coi tuoi vanni
la speme a ravvivar.)
Ah! sì, per voi già sento, ecc.
SENATORI E POPOLO
Non indugiar, t'affretta,
deh vieni a trionfar.
(Parte Otello sequito dai Senatori
e dal popolo.)
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