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Francesco Berio di Salsa
Otello

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  • Atto 2
    • No. 7. RECITATIVO E DUETTO
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No. 7. RECITATIVO E DUETTO
 
DESDEMONA
M'abbandonò, disparve.
Oh me infelice!
Che ma farò?
Restar degg'io?
Seguirlo? terribil incertezza!
Ah! chi m'aita, chi mi consiglia?
Ah! vieni, Emilia, vieni,
soccorrimi, previeni
l'ultima mia rovina.
 
EMILIA
Che avvenne! Oh Ciel! perchè così cosi tremante?
 
DESDEMONA
Io perderò per sempre il caro amante.
 
EMILIA
Chi tel rapisce?
 
DESDEMONA
Il suo rival, Rodrigo: a lui svelai,
che sposa . . .
 
EMILIA
Ah! che facesti?
 
DESDEMONA
È tardo il pentimento;
in sì fatal momento
sol m'addita un cammin onde sicura
possa giungere a lui.
 
EMILIA
Ma se sorpressa sei, se il genitore . . .
 
DESDEMONA
Più riguardi non ho, non ho più tema,
presente è il suo periglio al mio pensiere.
Salvisi, a lui mi chiama il mio dovere.
 
(parte)

 
EMILIA
Ella a perdersi va; sequir io deggio,
sola che fo se giunge il padre . . .
Ah? prima le mie compagne,
le sue fide de amiche avvertire si denno.
Alcun soccorso posso almeno sperare
in qual cimento.
È questo core in sì fatal momento!
 
 
(Parte. - Entra Otello.)

 
OTELLO
Che feci? . . . over mi trasse
un disperato amor! io gli posposi
la gloria, l'onor mio!
Ma che! . . . mia non è forse? . . . in faccia al Cielo
fede non mi giurò? Non diemmi in pegno
la sua destra, il suo cor? . . .
Potrò lasciarla?
Obbliarla potrò? . . . Potrò soffrire
vederla in braccio ad altri,
e non morire?
 
(Entra Iago.)

 
IAGO
Perchè mesto così? . . . scuotiti. Ah mostra,
che Otello alfin tu sei.
 
OTELLO
Lasciami in preda
al mio crudo destin.
 
IAGO
Del suo rigore
hai ragion di langarti:
Ma tu non dei, benchè nemico il Fato,
cader, per nostro scorno, invendicato.
 
OTELLO
Che mai far degg'io?
 
IAGO
Ascoltami . . . che pensi?
In te stesso ritorna . . .
I tuoi trionfi di difesa ti son,
sono bastanti i tuoi nemici ad atterrir . . .
a farti sprezzare ogni altro affetto.
 
OTELLO
Quai terribili accenti!
L'interrotto parlare,
i dubbi tuoi, l'iressoluto volto,
in quanti affanni involto
hanno il povero cor!
 
IAGO
Spiegati.
 
OTELLO
Ah! non tenermi in sì fiera incertezza.
 
IAGO
Altro dirti non so: dai labbri miei
altro chieder non dei.
 
OTELLO
Chieder non deggio? . . . Oh Dio! Quanto s'accresce
il mio timor dal tuo silenzio! . . . Ah forse
l'infida . . .
 
IAGO
Ah placa alfin, placa i rimorsi tuoi.
 
OTELLO
Tu m'uccidi così. Meno infelice sarei
se il vero io conoscessi.
 
IAGO
Ebbene, il vuoi? T'appagherò . . .
Che dico? io gelo!
 
OTELLO
Parla una volta!
 
IAGO
Oh qual arcan' io svelo!
Ma l'amistà lo chiede,
io cedo all' amista, Sappi . . .
 
OTELLO
Ah, taci! ohimè! tutto compresi.
 
IAGO
E che farai?
 
OTELLO
Vendicarmi, e morir.
 
IAGO
Morir non dei,
e in disprezzarla avrai
vendetta intera.
 
OTELLO
Ma non tremenda e fiera,
qual'io bramo, quale amor richiede . . .
Ma sicuro son io del suo delitto?
Ah! se tal fosse . . . quale in me . . . Tu Iago,
mi comprendi, ed il tradirmi or fora
delitto ancora in te.
 
IAGO
Che mai pensi?
Confuso io son . . . ti parli
questo foglio per me.
 
(Gli un foglio.)

 
OTELLO
Che miro! oh Dio!
Sì! di sua man son queste
le crudeli d'amor cifre funeste.
Non m'inganno; al mio rivale
l'infedel vergato ha il foglio;
più non reggo al mio cordoglio!
Io mi sento lacerar.
 
IAGO
 
(e stesso)

(Già la fiera gelosia
versò tutto il suo veleno,
tutto già gl'inonda il seno,
e mi guida a trionfar.)
 
OTELLO
 
(legge)

"Caro bene" . . . e ardisci, ingrata?
 
IAGO
(Nel suo ciglio il cor il leggo.)
 
OTELLO
"Ti son fida" . . . Ahimè! Che leggo?
Quali smani io sento al cor!
 
IAGO
(Quanta gioia io sento al cor!)
 
OTELLO
"Di mia chioma un pegno" . . . Oh Cielo!
 
IAGO
(Cresce in lui l'atroce affetto.)
 
OTELLO
Dov'è mai l'offerto pegno?
 
IAGO
Ecco . . . il cedo con orror!
 
OTELLO
No, più crudele un'anima . . .
 
IAGO
(No, più contenta un'anima . . . )
 
OTELLO, IAGO
No, che giammai si vide!
 
OTELLO
Il cor mi si divide
per tante crudeltà.
 
IAGO
(Propizio il ciel m'arride:
L'indegna ah! si, cadrà.)
 
OTELLO
Che far degg'io?
 
IAGO
Ti calma.
 
OTELLO
Lo speri invano
 
IAGO
Che dici? che dici?
 
OTELLO
Spinto da furie ultrici
punirla alfin saprò.
 
IAGO
Ed oserai? . . .
 
OTELLO
Lo guiro.
 
IAGO
E l'amor . . .
 
OTELLO
Io più nol curo.
 
IAGO
T'affida, i tuoi nemici
or dunque abbatterò.
 
OTELLO
L'ira d'avverso fato
io più non temerò.
 
IAGO
(L'ira d'avverso fato
temer più non dovrò.)
 
OTELLO
Morrò, ma vendicato.
Sì, . . . dopo lei morrò.
 
IAGO
(Di lui trionferò.)
 
(Parte)
 




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