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SCENA QUINDICESIMA
Cristina, dormendo sopra un sasso.
CRISTINA
(sognando)
Arresta il colpo... arresta...
Vibralo a me... Rispetta, o disumano,
Quell’adorata vittima... M'attendi...
Già cadde!...
(Si desta improvvisamente spaventata,
si alza e vacillando cammina).
Ove son io?...
Egli morì... sparì... Fu sogno il mio.
(Respirando e dopo lunga pausa)
Barbara sposa! cruda madre! come?
Mentre in ques'atra notte
Veglian contro de' tuoi
Tirannide e furor, dormir tu puoi?
Ah no, non fu riposo!
Di rea visione un velo
Svenati e figlio e sposo,
Ahi, contemplar mi fa.
Per me deh senti, oh cielo,
Se non amor, pietà.
Ah! ch'io vaneggio... No; forse avverati
Sono i presagi miei; forse il disprezzo
Ch'io mostrai della vita,
L'altrui morte affrettò. Se madre e sposa,
Misera! io più non sono,
O se mi è tolto il dono
D'esalar l'alma mia lungi dal figlio,
Divisa dal consorte,
Vieni, più non tardar, t'invoco, o morte.
Vieni pur: terror non hai
Per quest'alma desolata;
T'offro il sen, ferisci omai:
Il ritardo è crudeltà.
(Sparo di cannone in distanza).
Ma che sento!... Ah! forse è questo
Il fatal segno tremendo
Che mi dice: odi, infelice:
Per te speme più non v'ha.
(Replicato sparo di cannoni più da vicino).
Raddoppia il fragore...
L'annunzio è di guerra...
(Le cannonate percuotono la torre).
M'uccida il furore...
M'inghiotta la terra...
(Cade parte del muro in prospetto).
La tomba alla morte
Preceda per me...
(Precipita gran parte della parete, ed offre la
vista del mare con alcune navi russe, in atto
di bombardare la città. Vedesi nel tempo
stesso gettare a terra la porta del carcere).
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