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SCENA QUARTA
Eduardo, che sarà stato incontrato da'
grandi sull'ingresso. I precedenti.
CORO
Più belli in fronte ridano
Al vincitor i fiori,
Più belli al crin verdeggino
Di tanto eroe gli allori,
A lui che della gloria
Seguace ognor si fe'.
(Durante questo coro Eduardo vien
condotto appiè del trono).
EDUARDO
D'un potente nemico
Il domator felice ecco al tuo piede.
(S'inginocchia; il re gli fa cenno d'alzarsi).
Sire, se di mia fede, in questo giorno,
Per la Svezia beato,
Darti prove novelle ancor poss'io
Imponi: è la tua gloria il desir mio.
Vinsi, ché fui d'eroi
Avventuroso duce;
Perché i vessilli tuoi
La gloria ognor conduce,
Perché di Carlo al nome
Trema il nemico ognor.
(Guardando furtivamente Cristina).
(Vinsi alfin, perché quel volto
Sol mi rese vincitor.)
CRISTINA
(Or che il miro e che l'ascolto,
Più s'accresce il mio timor.)
CARLO e GIACOMO
Giovin prode, è in te raccolto
Tutto il pregio del valor.
(Carlo scende dal trono, e tutti si alzano).
EDUARDO
Tu regni lieto omai,
E giubila quest'alma.
(Guardando Cristina)
(Vedo in que' mesti rai
La sua perduta calma.)
Pace ti brilla intorno.
(Ma guerra è in questo cor.)
CRISTINA
(Ti cela in petto,
Fiero dolor.)
(Cristina sebbene procuri di sfuggire
l'incontro de' furtivi sguardi d'Eduardo,
non può celare al padre ed agli altri i suoi
sospiri, ancorché faccia forza a se stessa
per reprimerli).
CARLO e GIACOMO
(Il mio sospetto
Si fa maggior.)
EDUARDO
(fingendo maraviglia nel veder
Cristina in tanta mestizia, lentamente
se le avvicina, inchinandosi)
Serena il ciglio
Real donzella;
Ogni periglio
Omai cessò.
(Poi sottovoce e di nascosto)
Deh! frena i palpiti;
Forse una stella
Per noi propizia
In ciel spuntò.
CARLO
Duce, per te respira
Lo Sveco suolo, e respirar tu dei
Del riposo nel seno.
I tuoi sudori omai
Han d'uopo di mercé; chiedi: l'avrai.
EDUARDO
Generoso mio re!... che dici?... Ah! dunque
Posso... (che fo?) posso al tuo cor... (che tento?)
CARLO
Tutto puoi.
EDUARDO
(Su coraggio: ecco il momento.)
CARLO
Voglio ciascun felice;
Prova questa ne sia.
(A Giacomo)
Prence, bramasti
La mia figlia in consorte,
E tua sarà.
CRISTINA
(Stelle! il previdi.)
GIACOMO
Oh sorte!
EDUARDO
(Cielo!)
(Atlei, vicino ad Eduardo, lo avverte di
contenersi).
CRISTINA
(Che fiero colpo!)
ATLEI
(Oh! sventurati, qual destin vi aspetta!)
CARLO
Cessi omai lo stupor, figlia diletta.
CRISTINA
(Oimè!)
EDUARDO
(Crudel ambascia!)
CARLO
Che! non rispondi?
CRISTINA
Ah! genitor...
GIACOMO
(Comprendo.)
CARLO
A che rinnovi il tuo dolor? Credei,
All'annunzio di sposa,
Vederti, oltre il piacer, splendere in volto
Gratitudin di figlia.
CRISTINA
Signor... (Che dir poss'io?
Affanno più crudel non v'è del mio!)
CARLO
E taci ancor? Parla: l'impongo.
GIACOMO
Spiega
Di quel dolor l'origine funesta.,
CRISTINA
(Cielo, pietoso cielo!
Reca soccorso a un'infelice!)
EDUARDO
(da un lato, assistito da Atlei)
(Io gelo.)
CARLO
(severo)
Ebben?
EDUARDO
(Che mai dirà?)
CRISTINA
Lascia ch'io possa
Dalla sorpresa estrema
Gli spirti rinfrancar... Deh! mi concedi
Spazio a pensar...
CARLO
(come sopra)
Che sento!
CRISTINA
(Oh dio!)
CARLO
Figlia...
GIACOMO
Signore,
Deh! l'appaga. (Lo dissi: ama quel core.)
CARLO
(dopo qualche pausa, a Giacomo)
Tu il vuoi? M'arrendo.
(A Cristina)
Alle tue stanze riedi,
E in breve ti disponi
Al paterno comando.
CRISTINA
(È un prodigio s'io reggo a duol sì fero.)
CARLO
Prence, mi segui. (Omai scoprasi il vero.)
(Partono tutti, fuorché Eduardo e Atlei).
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