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SCENA SEDICESIMA
Cristina fra le guardie; Giacomo, dal lato
opposto, rimanendo indietro. I precedenti.
CARLO
T'avanza. Il re tu vedi
Fra' tuoi giudici, o donna. È tempo omai
Che di tua colpa orrenda
Il complice sia noto.
Invan restarsi ignoto
Potria l'infame seduttor:
il cielo,
Punitor de' malvagi,
La verità discopre.
CRISTINA
Il ciel punisca
Una perfida figlia.
Non me ne lagno: morte
È dovuta al mio fallo, e in suon tremendo,
Ministri delle leggi, ecco, l'attendo.
CORO DI GRANDI
Svela il reo.
CRISTINA
Ah! fulminate
Sul mio capo omai la pena;
Ma ch'io parli non sperate:
Frena il labbro un fido amor.
CARLO
E tant'osi al mio cospetto?
E ostinata ancor non cedi?
Alma infida, invan tu credi
Farti scudo a un traditor.
CORO
(Infelice!)
GIACOMO
(Sventurata!
Chi non geme al suo dolor?)
CORO
All'impero della legge
Contrastar di più non dei.
CRISTINA
Vi son noti i sensi miei.
CARLO
Ah! fra poco, scellerata,
Men costanza avrà quel cor.
GIACOMO e CORO
(Che insoffribile tormento!
Che momento di terror!)
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