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SCENA DICIOTTESIMA
Gustavo, condotto dalla suddetta guardia.
I precedenti.
EDUARDO
Stelle!
CRISTINA
Il figlio!
(accorrendo)
CARLO
Sien divisi.
(Le guardie eseguiscono).
CRISTINA, EDUARDO, GIACOMO,
ATLEI e CORO
Deh! pietade...
CARLO
Non ascolto.
Quel furor che ho in seno accolto
Chi frenar in me potrà?
GIACOMO, ATLEI e CORO
(Quel furor che ha in seno accolto
Chi frenar omai potrà?)
CRISTINA ed EDUARDO
(accennando il fanciullo che piange)
Signor, deh! moviti
Al suo tormento;
Età si tenera Merta pietà.
CARLO
Sgombrate, o perfidi: Pietà non sento.
Mi deste esempio Di crudeltà.
CRISTINA ed EDUARDO
(facendo forza alle guardie)
Ah! pria di perderti,
O figlio amato,
Tua madre
Tuo padre esanime
Cader dovrà.
GIACOMO, ATLEI e CORO
(Tremenda folgore
L'ira del fato
Sopra que' miseri
Scagliando va.)
(Come resistere
Può il cor straziato?
Oh inesorabile Avversità!)
(Le guardie strascinano a forza Eduardo
verso l'ingresso e dalla parte opposta
conducono Cristina. Gustavo, preso in
braccio dalla guardia che lo ha condotto, si
divincola per andare verso i genitori, i quali
inutilmente si sforzano per giungere al figlio.
In fine tutti tre son condotti altrove. Carlo
parte seguito dagli altri).
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