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Autori vari
Eduardo e Cristina

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  • ATTO PRIMO
    • SCENA OTTAVA
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SCENA OTTAVA
Eduardo, Allei e Cristina.

CRISTINA
Involati al rigore
Del fiero genitore...
(Atlei rimane sull'ingresso).

EDUARDO
Amata sposa!
Calmati: inosservato
Qui volgo i passi. È lungi il re, celarmi
Colà posso a mia voglia
(accennando un angolo)
Nel sen di quella soglia.

CRISTINA
Alfine... ahi lassa!
Alfin... fremo d'Orror!... giunse quel giorno,
Tanto per noi tremendo,
Giorno fatal di morte!... ed io l'attendo.

EDUARDO
Deh! quel pianto raffrena;
Nel soccorso del cielo
Sperar ti giovi...

CRISTINA
Ah! no: sperar non deve
Chi al genitor fu infida.

EDUARDO
Per quel soave oggetto,
Pegno del nostro affetto,
Dal tuo pensier le immagini d'orrore
Disgombra, per pietà... Deh! sposa amata,
Fa' che bearmi io possa
Negl'innocenti sguardi
Del mio Gustavo.

CRISTINA
Oh sposo! in qual momento
Rivederlo tu brami.

EDUARDO
Va', lo reca al mio sen: vanne, se m'ami.
(Cristina si accosta alla parete di prospetto,
fa un concertato segno, ed apresi una porta
segreta, ch'essendo ricoperta dal parato è
invisibile a tutti).




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