abbad-pieta | pieto-zuffe
Capitolo
1 IV | morto di casa. Non s'ha ad abbadar solo se chi uccise, uccise
2 IV | bel giorno s'ubbriaca, s'abbaruffa con un de' nostri servi,
3 VII | e tu non m'hai insegnato abbastanza infino a ora, ma sí m'hai
4 IV | non del primo che ti s'abbatta, ma di chi è molto addentro
5 XVIII| loro quello di che essi abbisognano? ché a dare ciò che non
6 XVIII| chiedere a loro quello di che abbisogniamo noi?~eutifrone E che altro?~
7 V | o uomo meraviglioso: mi abboccherei con Melito, avanti ch'ei
8 XIX | fermi, ma si muovano; e n'accagioni me e chiami me Dedalo? ma
9 VIII | ci faremmo nemici e ci accapiglieremmo l'uno coll'altro? O non
10 V | fortunato me dunque se m'accetti per scolaro, o uomo meraviglioso:
11 VIII | non ne farebbero s'ei s'accordassero in queste cose; non è vero?~
12 III | bravi come lui; se se n'accorgono, sia invidia come di' tu,
13 IV | dubbio aver a fare un'empietà accusando tuo padre?~eutifrone Ma
14 IV | lui, e non mondi te e lui accusandolo. Del resto, lo vuoi sapere?
15 XX | oprante non piglieresti ad accusar reo di morte quel vecchio
16 VII | quello che tu stai facendo, accusare d'omicidio tuo padre.~eutifrone
17 VI | faccia altre birbonerie) accusarlo, sia padre, madre, chiunque
18 VI | peplo che si porta su nell'Acropoli nelle grandi feste Panatenee?
19 I | sia qualche brav'omo, che, adocchiata la mia ignoranza con la
20 I | lunghi, pelo ancor vano, naso adunco?~eutifrone No, Socrate:
21 | Ah
22 | alcuna
23 | alcuni
24 | alle
25 III | ne sarà nulla, via; sta' allegro: e poi tu nella tua lite
26 XV | lo vedi, coltivati per lo allevator di cavalli migliorano: non
27 IV | poderi a Nasso, ivi si fu allogato ad opra con noi. Un bel
28 XI | chius'occhi; ovvero bisogna alluciar ben bene quel ch'egli dice.~
29 IX | caro agl'Iddii, si vede, è altresí odioso agl'Iddii. Onde,
30 VIII | odiose ai loro occhi ed amabili? E cosí sarebber le medesime
31 VIII | odiate dagl'Iddii e sono amate dagl'Iddii; e le medesime
32 XIII | anche l'amato dagl'Iddii si amerebbe perché amato; ne seguiterebbe
33 VI | Ma per Giove, Dio dell'amicizia, credi tu siano avvenute
34 V | empio. Ma ora insegnami, per amor di Giove, quel che tu dicevi
35 | Anco
36 XI | è detto bene? o lasciamo andare, e basta che alcuno spacci,
37 III | voialtri indovini, sa dove la anderà a finire.~eutifrone Non
38 VIII | c'inimicheremmo perciò e anderemmo in collera? o, facendo i
39 I | noi, che, come va dicendo, annebbiamo i gentili germi de' giovani;
40 XIII | quella buon'anima del mio antenato, Dedalo. E se le proposizioni
41 VI | sentirle tu rimarrai a bocca aperta.~ ~ ~
42 IV | dabbene!~eutifrone Per l'appunto.~socrate Qual è il delitto,
43 II | poi, quando in parlamento apro bocca su cose di religione
44 XVI | socrate E quello degli architettori?~eutifrone La casa.~socrate
45 IX | non c'è né Dio né uomo che ardisca dire che non si dee castigare
46 IX | d'ogni colore, perché non ardiscono far quistione, che, se han
47 VI | Socrate, la gran prova che ti arreco io e che ho detto già ad
48 VI | male (ammazzi, rubi sacri arredi, o faccia altre birbonerie)
49 XIII | paura; chi si vergogna e arrossisce di qualche cosa, non teme
50 XX | cosa scellerata, e saresti arrossito in faccia agli uomini. Ecco
51 I | non si dire come s'ha ad aspettare da uno che principia cosí.~ ~ ~
52 VII | santa ogni azione che le si assomigli, la faccia tu o chiunque
53 XX | mettici stavolta tutta l'attenzione e mi di' proprio il vero;
54 I | Liceo e te la spassi qua attorno per il portico del Re? Tu
55 | avanti
56 | avea
57 | avendomi
58 | avendoti
59 | averci
60 | avessero
61 | avrebbe
62 | avrebbero
63 | avresti
64 | avrò
65 IV | no! altrimenti in che m'avvantaggerei io? in che Eutifrone si
66 XVIII| che noi mercanteggiando ci avvantaggiamo di tanto, che noi pigliamo
67 III | in pensiero non si siano avveduti ch'io, per amore degli uomini,
68 IV | per un estranio tu non avventeresti contro a tuo padre.~eutifrone
69 VI | amicizia, credi tu siano avvenute davvero codeste cose?~eutifrone
70 IX | questo, se, come di' tu, s'azzuffano e si rampognano l'un l'altro
71 XI | il santo è ciò che tutti, badaci ve', tutti gl'Iddii amano;
72 II | tutta invidia: non ci si badi e tiriamo via.~ ~ ~
73 VIII | VIII.~ ~socrate Badiamo, via, a quello che si dice
74 IV | punte delle dita codeste bagattelluzze?~ ~ ~
75 XIII | me, tu mi potresti dar la baia, dicendomi che per esser
76 VIII | buona, chi cattiva? che baruffe non ne farebbero s'ei s'
77 IV | la è come tu di', non ti batte il core al dubbio aver a
78 XIII | E sforzati un poco, via, beato omo, che alla fine non ci
79 III | nulla, Eutifrone, a esser beffati. Al vedere, cale poco agli
80 IV | allogato ad opra con noi. Un bel giorno s'ubbriaca, s'abbaruffa
81 II | che accusa!~eutifrone Ho bell'e capito: gli è perché sei
82 XIII | degli altri, come pare. E la bellezza dell'arte mia si è che io
83 XVI | Dunque mi di' qual è la bellissima opera che fanno gl'Iddii,
84 XVII | avessi data questa risposta benedetta, io la santità a quest'ora
85 II | calunnie il popolo se le beve. Di me, poi, quando in parlamento
86 IX | altri Iddii chi ci veda bianco e chi nero.~eutifrone Ma
87 VIII | socrate E togliendo in mano la bilancia, penso io che d'amore e
88 IX | tribunale: anzi sono i piú birbanti quelli che ne dicono e fanno
89 IX | a torto o commetta altra birbonata?~eutifrone Altro! dovunque,
90 IX | ne convengon essi delle birbonate?, e, convenendone, han la
91 VI | sacri arredi, o faccia altre birbonerie) accusarlo, sia padre, madre,
92 XV | bene, mi pare; ma io ho bisogno ancora di una piccola cosa.
93 I | lo chiamino Melito: e di borgo è Pittéo. Hai tu in mente
94 I | paura ch'e' sia qualche brav'omo, che, adocchiata la
95 XIII | miei discorsi, che aver la bravura di Dedalo e per giunta le
96 XVII | cada in terra né anche un briciolo di quel che t'esce di bocca.
97 VIII | giusta, chi iniqua, chi brutta, chi bella, chi buona, chi
98 VIII | l'ingiusto, il bello e il brutto, il buono e il cattivo.
99 VI | ecco perché qualcuno va buccinando che io sono un empio. Ma
100 XIII | Eutifrone, va per quella buon'anima del mio antenato, Dedalo.
101 VIII | chi brutta, chi bella, chi buona, chi cattiva? che baruffe
102 I | giovani perché vengan su buoni quanto può essere; come
103 III | passarcela in tribunale ridendo e burlando; ma se fan per davvero,
104 IV | gli lega mani e piedi, lo butta giú in una fossa, e manda
105 III | uomini, con ogni persona butto lí quel che so, non pure
106 XVII | tanto d'occhi perché non cada in terra né anche un briciolo
107 III | esser beffati. Al vedere, cale poco agli Ateniesi se ci
108 II | tribunale, sapendo che siffatte calunnie il popolo se le beve. Di
109 V | sordo e non ismette, o se in cambio di me non accusa te, io
110 XVI | principale è cavare il nostro campamento dalla terra.~eutifrone Certo.~
111 XIII | dell'universo non vuoi tu cantare; perché dov'è paura, là
112 V | ragioni dette a lui, gliele canterei in tribunale.~eutifrone
113 I | mente un Melito Pittéo, capelli lunghi, pelo ancor vano,
114 XII | ama?~EUTIFRONE Non ci si capisce.~socrate Farò di parlar
115 XVI | Socrate.~socrate Anco i capitani, o caro: nondimeno l'opera
116 VI | volta per altre cattiverie capponò il padre suo, Urano. Se
117 XIII | che ti stanca è il gran carico di scienza che tu hai addosso.
118 XVI | opere sante che salvano le case e le città; chi fa il contrario,
119 IX | ardisca dire che non si dee castigare un che commette male.~eutifrone
120 V | padre con correzioni e con castighi a sproposito -. E se mi
121 VIII | chi bella, chi buona, chi cattiva? che baruffe non ne farebbero
122 VI | Saturno a sua volta per altre cattiverie capponò il padre suo, Urano.
123 VIII | il brutto, il buono e il cattivo. Oh le cose nelle quali
124 XVIII| vero. E mi di', che utilità cavano gl'Iddii dai doni che piglian
125 XVI | lavoratori, ma la principale è cavare il nostro campamento dalla
126 | certa
127 XVI | senza dubbio, dacché tu fai certanza esser nelle cose della religione
128 I | Ateniesi questa mia non la chiaman lite, no, ma accusa.~eutifrone
129 XVIII| mercanteggiare, se cosí ti piace chiamarla.~socrate A me non piace
130 XIX | muovano; e n'accagioni me e chiami me Dedalo? ma sei tu, che,
131 I | una faccia nuova; credo lo chiamino Melito: e di borgo è Pittéo.
132 X | avrei a parlare con parole chiare molto.~socrate Intendo:
133 VII | altra volta. Ma ti prego di chiarirmi meglio ciò ch'io t'ho dimandato
134 XVIII| XVIII.~ ~socrate Il chieder bene non è un chiedere a
135 XI | la è cosí; mandando giú a chius'occhi; ovvero bisogna alluciar
136 | ciascuno
137 | coi
138 | coll'
139 VIII | inimicheremmo perciò e anderemmo in collera? o, facendo i conti, ci
140 XV | i cavalli, tu lo vedi, coltivati per lo allevator di cavalli
141 II | ho predetto, tante ci ho colto. Ma la è tutta invidia:
142 I | egli è il solo che mi pare cominci a modo: perocché prima convien
143 IX | un che ammazzi a torto o commetta altra birbonata?~eutifrone
144 VII | farei caso; me le conterai a comodo, un'altra volta. Ma ti prego
145 VIII | discordandoci e non potendo comporre insieme nostre opinioni
146 XIII | santo. Ma tu vedi che si comportano essi da contrarii, perché
147 III | voglia di far prova come si comporterebbero con me in cotesto caso,
148 XV | Ma se la è cosí, tu dèi concedere che dacché sei lí per fare
149 V | gli direi io: - o mi concedi che Eutifrone in queste
150 VIII | piú corto, misurando, ci concorderemmo anche subito?~eutifrone
151 XII | portato e portante, condotto e conducente; ora queste e tutte l'altre
152 IV | piú sarebbero impicciati a condurlo a bene, ché l'è cosa, non
153 VI | rifiati se di mia bocca confesso che non me ne intendo nulla?
154 VI | maravigliose, che la gente non conosce.~SOCRATE E tu credi davvero
155 V | quel che tu dicevi dianzi, conoscere cosí a fondo, cioè, che
156 XX | tu non parli. Se tu non conoscessi chiaro che è il santo e
157 I | socrate Né anche io lo conosco bene: e' mi par giovine,
158 VII | cosa ella è mai; acciocché, contemplando quella e giovandomene come
159 VII | non ne farei caso; me le conterai a comodo, un'altra volta.
160 VI | se n'hai voglia, te ne conterò molte altre, delle belle,
161 VI | e' si contraddicono sul conto degl'Iddii e sul mio.~socrate
162 XIX | socrate E or vedi; non ti contraddici a dir: santo è ciò ch'è
163 VI | una delle grosse, e' si contraddicono sul conto degl'Iddii e sul
164 XIII | che si comportano essi da contrarii, perché diversi in tutto.
165 | contro
166 IX | essi delle birbonate?, e, convenendone, han la faccia di dire che
167 IX | questa faccenda, cioè se convenga punire un che ammazza un
168 IX | iscansare la pena.~socrate Ma ne convengon essi delle birbonate?, e,
169 XII | Socrate?~socrate Perché s'è convenuto che il santo si ama per
170 XIV | giusto, non ti par ch'e' converrebbe vedere qual parte egli sia?
171 I | nuovo, Socrate? mi pianti la conversazione del Liceo e te la spassi
172 XII | perché patisce è paziente: convieni tu?~EUTIFRONE Io sí.~socrate
173 IV | tu di', non ti batte il core al dubbio aver a fare un'
174 IV | fai ridere tu se credi ci corra nulla da un morto estranio
175 V | insegnamenti storti, suo padre con correzioni e con castighi a sproposito -.
176 VIII | discordi del piú lungo e piú corto, misurando, ci concorderemmo
177 | Coteste
178 VIII | chi degl'Iddii una cosa la crede giusta, chi iniqua, chi
179 VI | volere o non volere ci ho a credere anch'io. E vuoi ch'io rifiati
180 IX | se a Giove sia caro, e a Crono e Urano sia odioso; caro
181 I | ha dubbio, rivolgendo le cure sue ai piú vecchi, farà
182 II | nostra, proprio. Ma una curiosità me la levi? che fai tu,
183 IV | socrate Tuo padre! o uomo dabbene!~eutifrone Per l'appunto.~
184 IV | Se sí, lascialo; se no, dàgli, sia pur che l'uccisore
185 | dai
186 IX | Eutifrone, quello che tu ora fai dando addosso a tuo padre, non
187 XVII | indietro. Oh! se mi avessi data questa risposta benedetta,
188 IX | ardisca dire che non si dee castigare un che commette
189 XI | ma bada a te, se, cosí definendo, ti riescirà poi tanto facile
190 XI | tutt'e due. Vuoi che noi definiamo cosí?~eutifrone Che c'impedisce,
191 XI | ma con ciò non si sarebbe definito che cosa è il santo e l'
192 III | fai vedere poco e non ti degni d'insegnare quello che tu
193 | Deh
194 | dei
195 XV | migliori. Ma se la è cosí, tu dèi concedere che dacché sei
196 XIII | Basta! Dacché mi pari un po' delicato, via, ti vo' dare io una
197 IV | appunto.~socrate Qual è il delitto, quale l'accusa?~EUTIFRONE
198 | dello
199 II | sei usato dire che hai un demone con te. E il furbaccio ti
200 V | tribunale, lui.~socrate E io desidero esser tuo scolaro per questo,
201 XVIII| guadagnino?~socrate E che cosa diamo noi dunque agl'Iddii allora
202 IX | tanto non è vero che ne dicano e ne faccian d'ogni colore,
203 XIII | mi potresti dar la baia, dicendomi che per esser io e lui d'
204 V | amor di Giove, quel che tu dicevi dianzi, conoscere cosí a
205 XVIII| venerazione, onore, e come dicevo dianzi, giocondità e diletto?~
206 XII | chiaro. Noi, per esempio, diciamo: portato e portante, condotto
207 VIII | detto!~eutifrone Pare! non dicon cosí?~socrate E non dicono
208 IV | hai lite anche tu? ti difendi o accusi? fuggi o insegui?~
209 XVIII| socrate Dunque ciò che diletta è il santo; ma non è né
210 XVIII| dicevo dianzi, giocondità e diletto?~socrate Dunque ciò che
211 XV | intenda per culto. Certo non dirai che è simile al culto dell'
212 XVI | nondimeno l'opera principale tu diresti facilmente ch'ella è procurare
213 V | è bravo di molto e pensa diritto, e allora fa la medesima
214 XIII | manifestare la essenza sua, ma dirmene solo qualche accidente,
215 III | sentire. Dunque torno a dirti che se, come conti di te,
216 VIII | Oh le cose nelle quali discordandoci e non potendo comporre insieme
217 VIII | che gl'Iddii han fra loro discordie ed inimicizie?~EUTIFRONE
218 XIII | stessero immobili i miei discorsi, che aver la bravura di
219 XIX | tu accorto che il nostro discorso a furia di girare là è tornato
220 II | mentre ne fo de' nuovi, disfaccio i vecchi: vedi che accusa!~
221 XIII | povertà e di altre simili disgrazie, ne han paura, ma vergogna
222 VIII | giuste, altri inique; onde, disputandoci sopra, si guastan fra loro
223 XIII | che su questo non vogliam disputare. Via, lesto, il santo che
224 XIII | dico l'opposto di quel che disse il poeta: Di Giove fattore
225 IX | che nessun degli Iddii dissente dall'altro.~socrate O bella!
226 XX | sante e le empie, di potermi distrigare dell'accusa di Melito; mostrando
227 IV | cosí in su le punte delle dita codeste bagattelluzze?~ ~ ~
228 XII | socrate Or l'amato è qualcosa diversa dall'amante?~eutifrone Come
229 VI | perché senza alcuna ragione divorava i figliuoli, e che anche
230 XIV | sia? Per esempio, se tu domandassi me di cose dette, quale
231 XVII | far sacrifizii non è un donare agl'Iddii, e il pregare
232 XVIII| dunque agl'Iddii allora che doniamo?~eutifrone Che altro credi,
233 IX | socrate Dunque, quanto al doversi punire chi commette male
234 VII | vero ciò che tu di', non ne dubito.~EUTIFRONE Ma Sí.~ ~ ~
235 X | pare ch'io abbia testa piú dura che non i giudici; perché
236 XIII | Dedalo sei tu; che per me elle starebber ritte e ferme.~
237 IV | EUTIFRONE Omicidio.~socrate Per Ercole, gli è un affar grave: i
238 | eri
239 XIII | voglion stare. Per fortuna escon di bocca a te; ci vuole
240 IV | manda qua per saper dall'Esegeta che aveva a fare. E il bello
241 X | ricevesse l'imbasciata degli Esegeti su quel che s'avea a fare;
242 | essendo
243 XIII | mi voglia manifestare la essenza sua, ma dirmene solo qualche
244 | esso
245 I | mala piega a quelli dell'età sua, ricorre alla repubblica
246 II | caro: dice ch'io sono un fabbricatore d'Iddii, e che, mentre ne
247 V | che Eutifrone in queste faccende è bravo di molto e pensa
248 IX | vero che ne dicano e ne faccian d'ogni colore, perché non
249 XI | definendo, ti riescirà poi tanto facile insegnarmi quel che tu hai
250 XVI | opera principale tu diresti facilmente ch'ella è procurare vittoria.~
251 I | altri. E forse Melito pon la falce prima su noi, che, come
252 IV | morire. E cosí fu. Morí dalla fame, dal freddo, dalle catene;
253 VIII | cattiva? che baruffe non ne farebbero s'ei s'accordassero in queste
254 VII | VII.~ ~socrate Eh, non ne farei caso; me le conterai a comodo,
255 | farlo
256 | fatta
257 IX | disputano, disputano dei fatti e Dii e uomini (se pur disputano
258 XIII | disse il poeta: Di Giove fattore e vivificatore dell'universo
259 XIII | me elle starebber ritte e ferme.~socrate Ma allora, amico
260 XIX | ragionamenti non ti stian fermi, ma si muovano; e n'accagioni
261 VI | nell'Acropoli nelle grandi feste Panatenee? E che? s'ha a
262 V | però egli, facendo con me a fidanza, m'accusa come empio. Ma
263 X | tale uomo sta bene che il figliolo accusi d'omicidio il padre
264 VI | alcuna ragione divorava i figliuoli, e che anche Saturno a sua
265 IV | pigliarsene? non è empietà un figliuolo perseguitare il padre? -
266 IV | che a inseguirlo io ci fo figura di matto.~socrate O che
267 XIII | teme d'averci a fare una figuraccia? Dunque non sta bene dire,
268 XVI | affar di poco dire a te per filo e per segno come vanno siffatte
269 XIII | via, beato omo, che alla fine non ci vuol poi molto a
270 III | indovini, sa dove la anderà a finire.~eutifrone Non ne sarà nulla,
271 XIII | in sé, non me l'hai detto fino a ora. Di grazia, non me
272 IV | uccisore segga allo stesso focolare e alla stessa tavola con
273 V | dianzi, conoscere cosí a fondo, cioè, che cosa è il santo
274 XIII | non ci voglion stare. Per fortuna escon di bocca a te; ci
275 V | V.~ ~socrate Uh! fortunato me dunque se m'accetti per
276 IV | piedi, lo butta giú in una fossa, e manda qua per saper dall'
277 | fossero
278 II | grasse risate di me, come fossi impazzato; e pure quante
279 | frattanto
280 IV | fu. Morí dalla fame, dal freddo, dalle catene; e non era
281 XIII | in quanto che egli faceva frullare le cose sue; io poi, oltre
282 IV | tu? ti difendi o accusi? fuggi o insegui?~EUTIFRONE Inseguo.~
283 II | hai un demone con te. E il furbaccio ti accusa che tu fai cose
284 IV | altri di casa sono in su le furie con me, perch'io per vendicare
285 II | di religione e predico il futuro, si fan le piú grasse risate
286 XI | bisogna raddirizzar le gambe al ragionamento e dire che
287 VIII | socrate Dunque, secondo te, o generoso Eutifrone, chi degl'Iddii
288 VI | piú maravigliose, che la gente non conosce.~SOCRATE E tu
289 I | va dicendo, annebbiamo i gentili germi de' giovani; dopo,
290 I | dicendo, annebbiamo i gentili germi de' giovani; dopo, non v'
291 XVI | alcuno sa dire e fare cose gioconde agl'Iddii, pregando e sacrificando,
292 XVIII| onore, e come dicevo dianzi, giocondità e diletto?~socrate Dunque
293 IV | ad opra con noi. Un bel giorno s'ubbriaca, s'abbaruffa
294 XV | per giú ad alcun bene e giovamento di quello ch'è coltivato?
295 VII | acciocché, contemplando quella e giovandomene come di esempio, io dica
296 XIII | Socrate.~socrate E pur tu se' giovane tanto piú di me, quanto
297 XVIII| nulla?~eutifrone E che ti gira per il capo, Socrate, che
298 XIX | nostro discorso a furia di girare là è tornato di dove si
299 XIX | Dedalo, gli fai fare le giravolte. Oh! non ti se tu accorto
300 VIII | amore e d'accordo potremmo giudicare del piú grave e leggero?~
301 X | testa piú dura che non i giudici; perché a loro, non vi ha
302 IX | caro a Vulcano, e odioso a Giunone; e similmente se gli altri
303 XIII | bravura di Dedalo e per giunta le ricchezze di Tantalo.
304 VIII | degl'Iddii una cosa la crede giusta, chi iniqua, chi brutta,
305 VIII | alcuni Iddii le reputano giuste, altri inique; onde, disputandoci
306 IX | che gli uni li giudicano giusti, gli altri iniqui. Non è
307 V | medesime ragioni dette a lui, gliele canterei in tribunale.~eutifrone
308 VI | porta su nell'Acropoli nelle grandi feste Panatenee? E che?
309 II | il futuro, si fan le piú grasse risate di me, come fossi
310 VI | lui ne ha fatta una delle grosse, e' si contraddicono sul
311 XVIII| Iddii coi nostri doni ci guadagnino?~socrate E che cosa diamo
312 VIII | inimici e ci fa stizzire? Guardiamoci un poco. Se tu ed io fossimo
313 XI | la giudichino iniqua, la guardino a occhi torti, vada; ma
314 V | allo scolaro, a lui che ti guasta i vecchi, me e suo padre:
315 VIII | disputandoci sopra, si guastan fra loro e si fanno guerra?
316 I | giovani, e chi son quei che li guastano. E ho una paura ch'e' sia
317 II | fai tu, secondo lui, per guastare i giovani?~socrate Oh, cose
318 I | dicendo, in quali modi sian guasti i giovani, e chi son quei
319 I | che, adocchiata la mia ignoranza con la quale io fo prendere
320 | II
321 | III
322 X | che il padrone ricevesse l'imbasciata degli Esegeti su quel che
323 XIII | vorrei piuttosto che stessero immobili i miei discorsi, che aver
324 XVII | quest'ora l'avrei bella imparata. Pazienza! e dacché l'amante,
325 XX | speranza ch'io aveva, dopo imparate da te le cose sante e le
326 X | insegnami, via, acciocché io impari, che prova hai tu che tutti
327 II | risate di me, come fossi impazzato; e pure quante volte ho
328 XI | definiamo cosí?~eutifrone Che c'impedisce, o Socrate?~socrate A me?
329 IV | affar grave: i piú sarebbero impicciati a condurlo a bene, ché l'
330 X | opra, uccide un servo, e, incatenato dal padrone dell'ucciso,
331 XVII | per farlo, e ti sei tirato indietro. Oh! se mi avessi data questa
332 XV | socrate Ora ogni culto non s'indirizza su per giú ad alcun bene
333 III | niuno, salvo che voialtri indovini, sa dove la anderà a finire.~
334 VII | hai insegnato abbastanza infino a ora, ma sí m'hai detto
335 XIX | Dedalo? ma sei tu, che, piú ingegnoso di Dedalo, gli fai fare
336 IX | l'un l'altro d'aver fatto ingiustizie; perché, quanto all'altra
337 VIII | se egli è piú o meno, c'inimicheremmo perciò e anderemmo in collera?
338 VIII | la discordia quando ci fa inimici e ci fa stizzire? Guardiamoci
339 VIII | le reputano giuste, altri inique; onde, disputandoci sopra,
340 IX | giudicano giusti, gli altri iniqui. Non è cosí?~EUTIFRONE Cosí.~ ~ ~
341 V | me e suo padre: me con insegnamenti storti, suo padre con correzioni
342 XI | me: «Se pure Eutifrone m'insegnasse chiaro chiaro che tutti
343 VII | il santo; e tu non m'hai insegnato abbastanza infino a ora,
344 IV | Chi?~eutifrone Uno che a inseguirlo io ci fo figura di matto.~
345 IV | fuggi o insegui?~EUTIFRONE Inseguo.~SOCRATE Chi?~eutifrone
346 VIII | discordandoci e non potendo comporre insieme nostre opinioni ci faremmo
347 VIII | d'accordo e non potendo intenderci, ci faremmo nemici e ci
348 XV | servi ai padroni.~socrate Ho inteso: la santità sarebbe nel
349 XX | paura dello scoppio dell'ira degl'Iddii, al dubbio non
350 IX | d'ogni colore tanto per iscansare la pena.~socrate Ma ne convengon
351 V | se mi fa il sordo e non ismette, o se in cambio di me non
352 XIV | ch'e' non è scaleno, ma isoscele: o non par a te?~eutifrone
353 VII | cose sante; ma sí quell'istessa idea per la quale tutte
354 VI | templi, e delle quali è tutto istoriato il peplo che si porta su
355 | IV
356 | ivi
357 | IX
358 XIII | ché l'una piú si stende largamente che l'altra, e la paura
359 XX | come Proteo non convien ti lasci scappare, insino a che tu
360 IV | a ragione, o no? Se sí, lascialo; se no, dàgli, sia pur che
361 V | medesima reputazione di me, e lasciami; o no, e allora pela la
362 XI | vedere se è detto bene? o lasciamo andare, e basta che alcuno
363 I | essere; come fa l'accorto lavoratore che prima si piglia cura
364 XVI | socrate E molte e belle i lavoratori, ma la principale è cavare
365 IV | casa. Dacché si faceva de' lavori nei nostri poderi a Nasso,
366 IV | ammazza. Mio padre che fa? gli lega mani e piedi, lo butta giú
367 VI | far ciò è empio. E che la legge è veramente codesta, non
368 VIII | giudicare del piú grave e leggero?~eutifrone Certo.~socrate
369 XIII | vogliam disputare. Via, lesto, il santo che è, e che è
370 II | Ma una curiosità me la levi? che fai tu, secondo lui,
371 I | pianti la conversazione del Liceo e te la spassi qua attorno
372 VIII | altro? O non ti vien su la lingua? Te lo dico io, guarda se
373 XII | ora queste e tutte l'altre locuzioni simili intendi che son diverse,
374 X | mostrerai, non rifinirò mai di lodare la tua sapienza.~eutifrone
375 X | eutifrone Chiaro come questa luce di sole, se mi stanno a
376 I | un Melito Pittéo, capelli lunghi, pelo ancor vano, naso adunco?~
377 | lungo
378 IV | con te: perché si riman macchiati Io stesso, se a tua saputa
379 I | la quale io fo prendere mala piega a quelli dell'età
380 XIII | davvero molti han paura delle malattie e della povertà e di altre
381 IV | butta giú in una fossa, e manda qua per saper dall'Esegeta
382 XI | cosí, e noi: la è cosí; mandando giú a chius'occhi; ovvero
383 XVI | empie che sconvolgono e mandano a rovina ogni cosa.~ ~ ~
384 VI | novelle, io a stento le mando giú: ed ecco perché qualcuno
385 IV | Mio padre che fa? gli lega mani e piedi, lo butta giú in
386 XIII | santo, tu non mi voglia manifestare la essenza sua, ma dirmene
387 XIX | XIX.~ ~socrate E ti maravigli, dicendo cosí, che i ragionamenti
388 VI | Coteste ed altre ben piú maravigliose, che la gente non conosce.~
389 IX | IX.~ ~socrate Dunque, maraviglioso uomo, non m'hai risposto
390 IV | inseguirlo io ci fo figura di matto.~socrate O che tu insegui
391 | medesimi
392 XVI | operi il ministerio de' medici?~eutifrone La sanità.~socrate
393 XX | io da oggi in poi avrei menato vita un po' meglio.~ ~
394 | meno
395 I | borgo è Pittéo. Hai tu in mente un Melito Pittéo, capelli
396 V | accetti per scolaro, o uomo meraviglioso: mi abboccherei con Melito,
397 XVIII| loro che giova? O che noi mercanteggiando ci avvantaggiamo di tanto,
398 XIII | voler posare, tu ce l'hai messa, tu, non io, e Dedalo sei
399 IV | non era ancor tornato il messo. Or mio padre e gli altri
400 III | bravo, purché ei non si metta a fare il maestro e a piantare
401 XIII | non vuol stare dove la si mette.~socrate Codesto, o Eutifrone,
402 III | nella tua lite certo ci metterai tutta l'anima, come io farò
403 VIII | o, facendo i conti, ci metteremmo subito d'accordo?~EUTIFRONE
404 XX | panni. Ma non mi sprezzare: mettici stavolta tutta l'attenzione
405 | miei
406 XVI | usando essi di noi quali ministri?~eutifrone Molte e belle,
407 VIII | del piú lungo e piú corto, misurando, ci concorderemmo anche
408 I | come va dicendo, in quali modi sian guasti i giovani, e
409 | modo
410 | molti
411 IV | te ne stai con lui, e non mondi te e lui accusandolo. Del
412 IV | avesse a morire. E cosí fu. Morí dalla fame, dal freddo,
413 IV | nulla fosse caso avesse a morire. E cosí fu. Morí dalla fame,
414 X | perseguiti. Via, la prima cosa, mostrami chiaro che tutti gl'Iddii
415 XX | distrigare dell'accusa di Melito; mostrando a lui che Eutifrone m'ha
416 X | dal padrone dell'ucciso, muore dalle catene prima che il
417 XIX | non ti stian fermi, ma si muovano; e n'accagioni me e chiami
418 VI | io sono un empio. Ma ora muta specie: se ci credi tu,
419 XIII | ora. Di grazia, non me lo nascondere, e dimmi daccapo che cosa
420 XX | Eutifrone, e non mi tener piú nascosto ciò che ne pensi.~eutifrone
421 I | lunghi, pelo ancor vano, naso adunco?~eutifrone No, Socrate:
422 IV | lavori nei nostri poderi a Nasso, ivi si fu allogato ad opra
423 XI | da Eutifrone quanto alla natura del santo e dell'empio?
424 XVI | sanità.~socrate E quello de' navai?~eutifrone La nave.~socrate
425 XVI | de' navai?~eutifrone La nave.~socrate E quello degli
426 | ne'
427 XII | ama, è amato?~eutifrone Necessariamente.~socrate Dunque che s'ha
428 XIII | stracchi. Guarda, ti par necessario sia giusto tutto ciò ch'
429 | nei
430 | nell'
431 | neppur
432 IX | chi ci veda bianco e chi nero.~eutifrone Ma in questa
433 | nessun
434 I | sa lui, cosí giovine! Sa nientedimeno, come va dicendo, in quali
435 IX | hai ragione, Socrate, e il nodo sta proprio qui.~socrate
436 | nondimeno
437 | nostra
438 | nostre
439 VI | contano sugl'Iddii di codeste novelle, io a stento le mando giú:
440 I | par giovine, una faccia nuova; credo lo chiamino Melito:
441 II | ti accusa che tu fai cose nuove in religione e ti tira in
442 V | per lí con una sbirciata d'occhio; e però egli, facendo con
443 VIII | giusto? e ciò che no, non l'odia?~eutifrone Certo.~socrate
444 VIII | pare, le medesime cose sono odiate dagl'Iddii e sono amate
445 XI | imparato che questa azione odiosa è agl'Iddii: ma con ciò
446 VIII | e le medesime cose sono odiose ai loro occhi ed amabili?
447 III | non pure senza paga, ma offerendomi da me a chi mi voglia stare
448 XX | fabbrico nuovi Iddii, che io da oggi in poi avrei menato vita
449 II | par ch'egli con fare a te oltraggio voglia proprio la rovina
450 XVIII| credi, se non venerazione, onore, e come dicevo dianzi, giocondità
451 XVI | puoi dire tu qual effetto operi il ministerio de' medici?~
452 VIII | comporre insieme nostre opinioni ci faremmo nemici, se fosse
453 XIII | quel che dico io. Io dico l'opposto di quel che disse il poeta:
454 XX | santo e l'empio, per un oprante non piglieresti ad accusar
455 IV | frattanto a quel povero orno, perché micidiale, non ci
456 VIII | eutifrone Le tue son parole d'oro.~socrate E che? ciascuno
457 | ossia
458 XV | Quale è quel de' servi ai padroni.~socrate Ho inteso: la santità
459 I | sue ai piú vecchi, farà al paese nostro un bene da non si
460 III | quel che so, non pure senza paga, ma offerendomi da me a
461 V | avanti ch'ei si faccia palesemente a sostenere la sua accusa,
462 VI | Acropoli nelle grandi feste Panatenee? E che? s'ha a dire siano
463 XX | imparato, io ti starò ai panni. Ma non mi sprezzare: mettici
464 XX | sicuro del fatto tuo. Deh, parla, bravo Eutifrone, e non
465 II | beve. Di me, poi, quando in parlamento apro bocca su cose di religione
466 XII | capisce.~socrate Farò di parlar piú chiaro. Noi, per esempio,
467 X | te, Socrate mio, avrei a parlare con parole chiare molto.~
468 XI | bene. Ma guarda, mentre che parlavi mi venne un pensiero; ho
469 XX | scappare, insino a che tu non parli. Se tu non conoscessi chiaro
470 XX | non sono uno sciocco che parlo di mia testa, ch'io non
471 XI | Ti staranno a udire, se parrà loro che tu dica bene. Ma
472 XIX | ch'è caro agl'Iddii non ci parvero medesimi, ma diversi? O
473 III | risate, poco male sarebbe a passarcela in tribunale ridendo e burlando;
474 V | e gli direi ch'io per lo passato ho studiato in religione
475 XI | caro agl'Iddii». Dunque, passiamo oltre; e se vuoi, caro Eutifrone,
476 XIII | amato dagl'Iddii, o che patisca alcun altro accidente; che
477 XVII | l'avrei bella imparata. Pazienza! e dacché l'amante, volere
478 VI | non perdonarla a niuno che pecchi, sia chi si sia, guarda,
479 V | lasciami; o no, e allora pela la faccia al maestro prima
480 I | Pittéo, capelli lunghi, pelo ancor vano, naso adunco?~
481 IX | colore tanto per iscansare la pena.~socrate Ma ne convengon
482 XII | ora, o bravo uomo. Perché, pensaci anche tu un poco: il santo
483 XV | degl'Iddii, non potendo pensare che tu intenda proprio cotesto.~
484 XX | piú nascosto ciò che ne pensi.~eutifrone A un'altra volta,
485 VI | quali è tutto istoriato il peplo che si porta su nell'Acropoli
486 | perch'
487 VI | è veramente codesta, non perdonarla a niuno che pecchi, sia
488 | però
489 | perocché
490 IV | non è empietà un figliuolo perseguitare il padre? - non conoscendo
491 X | omicidio il padre suo e lo perseguiti. Via, la prima cosa, mostrami
492 III | amore degli uomini, con ogni persona butto lí quel che so, non
493 VI | detto già ad altri. Tutte le persone convengono che Giove è il
494 III | metta a fare il maestro e a piantare altri bravi come lui; se
495 I | c'è di nuovo, Socrate? mi pianti la conversazione del Liceo
496 I | prima si piglia cura delle pianticelle piú tenere; poi degli altri.
497 XV | ho bisogno ancora di una piccola cosa. Io non intendo quel
498 IV | che fa? gli lega mani e piedi, lo butta giú in una fossa,
499 I | quale io fo prendere mala piega a quelli dell'età sua, ricorre
500 XV | socrate E la santità e la pietà è culto degl'Iddii? Cosí
|