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Platone
Apologia di Socrate

IntraText - Concordanze

(Hapax - parole che occorrono una sola volta)


abban-indeg | infor-suppo | svent-zitto

     Capitolo
1 XVII | che altro mai, io avessi abbandonato la ordinanza. Sarebbe assai 2 XXXII | sarebbe la mia, quando mi abbattessi in Palamede, e Aiace di 3 | abbi 4 | abbiate 5 XVIII | grandezza un poco sonnolento e abbisognoso di essere destato da sprone: 6 X | E che ne trovano in abbondanza, penso io, uomini che si 7 XXXII | quel che si dice, che abitano tutti i morti, quale maggior 8 XIII | di', o Meleto, se è meglio abitare fra buoni, o fra malvagi 9 XXXIII| a colui che è buono non accade male alcuno, né vivo né 10 XXXI | E' pare che quel che m'è accaduto sia un bene, e non c'è caso 11 XXVII | questa pena. Ma dovrei essere accecato dall'amore della mia anima, 12 XXIX | malvagi e ingiusti; e io accetto la pena mia, e questi la 13 XXX | m'avete votato contro, mi accommiato da voi.~ ~ ~ 14 X | Oltre a ciò, i giovani che s'accompagnano meco (e vengon da sé), figliuoli 15 XXX | quali ratteneva io, non accorgendovene voi; e piú saranno aspri, 16 XX | passando tempo, vi foste accorti voi medesimi. Allora io 17 VII | poeti: e insieme mi fui accorto che essi, perciò che poeti, 18 IV | questo perché e' m'avvenne d'accostare un che con i sofisti ha 19 XVIII | che gli accusatori, pur accusandomi di tante altre cose spudoratamente, 20 XIV | terra. - Anassagora credi tu accusare, caro Meleto? e cosí sprezzi 21 II | imperocché voi avete udito quelli accusarmi prima, e piú molto, che 22 XXIV | difendo di cotesta accusa, mi accuserei da me medesimo che negl' 23 XXXII | notte, nella quale si fosse addormentato cosí profondamente ch'egli 24 XVIII | avuto tanta spudoratezza da addurre testimoni che io abbia patteggiato 25 V | sapienza ella è, e quale, vi addurrò a testimonio l'Iddio che 26 XXII | fratello Teagete; e questo Adimanto, figliuolo di Aristone, 27 XII | hanno a far con cavalli e li adoperano, li guastano? Non è cosí, 28 VIII | dacché ciascuno, per lo adoperare bene sua arte, si credeva 29 | Adunque 30 XIX | privato andando attorno e affaccendandomi; e non ardisca montar su 31 XVII | cosa ci è, per la quale io affermerei essere piú sapiente di alcuno, 32 | agl' 33 XXXII | abbattessi in Palamede, e Aiace di Telamone, e in alcun 34 IX | se poi non mi pare tale, aiutando io l'Iddio, gli mostro che 35 XXII | quale altra ragione hanno, aiutandomi, se non la diritta e la 36 XXII | contrario, tutti pronti ad aiutare me, il corrompitore, colui 37 XXII | avrebbero alcuna ragione di aiutarmi; ma i non corrotti, uomini 38 I | quel modo ne' quali fossi allevato, prego voi ora (e mi par 39 XXXII | pure un privato uomo, ma altresí il gran Re queste troverebbe 40 | altrove 41 XI | difendermi; il buono, l'amante della città, come dice; 42 X | sapendo nulla. E siccome ambiziosi e furiosi, e molti, e concordemente 43 I | delle molte loro menzogne ne ammirai massimamente una, questa: 44 XIII | sibbene averlo a sé da parte, ammonendo e insegnando. Egli è chiaro 45 | ancor 46 XIX | né a me né a voi. Non mi andate in collera, se dico il vero; 47 V | dove ch'ei si mettesse. Ora andato una volta a Delfo, ecco 48 VI | presenti, venni in odio. Andatomene via, ragionai fra me, e 49 XXVIII| tacendo, stando quieto dopo andatone via da noi? - Ma fare intendere 50 XVII | lascerò cosí tosto, non anderò via, ma lo interrogherò, 51 XXXIII| voi, a vivere. Chi di noi andrà a stare meglio, occulto 52 XVII | luogo e in Potidea e in Anfipoli e in Delio, nel luogo assegnato 53 XVI | terra». O credi che siasi angustiato per la morte o il pericolo? - 54 XII | dei cavalli e di tutti gli animali? Bene è cosí, o che tu e 55 II | trar via fuori dai vostri animi la calunnia che ivi cova 56 XXVI | giudicandomi di piú temperato animo che non si convenisse perché, 57 XVII | necessità era uccidermi, annunziandovi che se mai io campassi, 58 XXII | di Eschine, qui; e anche Antifonte qui, il Cefisiano, padre 59 XX | che quei della mia tribú Antiochide facessero da Pritani quando 60 XXXII | io dico; imperocché cosí appare nulla piú essere tutto il 61 XXI | feci mai cosa alcuna, tale apparirò, e tale in privato, come 62 XIII | involontariamente, quando avrò appreso. Ma ti sei scansato dallo 63 XX | parole no, ma ciò che apprezzate voi, fatti. Udite dunque 64 XXI | se mi dàn danaro in mano apro bocca, e se non me ne dànno, 65 XIX | e affaccendandomi; e non ardisca montar su e in pubblico 66 XXVIII| posso pagare io (una mina d'argento la potrei forse pagare). 67 II | menare nessun di loro né argomentar contro; ed è proprio necessità 68 IX | Imperocché ogni volta che argomento contro gli altri, mostrando 69 III | stessi, , nella comedia di Aristofane: un Socrate sé girante per 70 XXII | questo Adimanto, figliuolo di Aristone, del quale è fratello questo 71 XXIX | della morte o se gittasse le armi o se verso gl'inseguitori 72 XX | XX.~ ~E di ciò vi arrecherò grandi prove io medesimo: 73 XVI | per nulla, che in me si arresti. Dirà alcuno: - Non ti vergogni, 74 VIII | per lo adoperare bene sua arte, si credeva sapientissimo 75 XXVII | dovunque vada, se io parlo, mi ascolteranno, come qui, i giovani: e 76 XXXI | ora di andare dove mi aspetta la morte. Rimanete dunque 77 XXIX | XXIX~ ~Per non aspettare un poco di tempo, voi, Ateniesi, 78 XXIX | da sé, che io morissi, se aspettavate un poco: perché, guardate 79 I | credo; e niun di voi si aspetti altro da me. Perché non 80 XXX | sopra voi vendetta, piú aspra molto, per Giove, che non 81 IX | inimicizie, o Ateniesi, e molto aspre e fierissime, dalle quali 82 XXX | accorgendovene voi; e piú saranno aspri, e v'inriteranno piú, quanto 83 XVII | pericolo di morire; e poi assegnandomi Dio, come ho pensato e supposto, 84 XXVI | morte? Sia. Ma che pena mi assegnerà da me, o Ateniesi? È chiaro: 85 XXVI | quel che merito, questo mi assegno: vitto nel Pritanéo.~ ~ ~ 86 XII | guastano forse quelli dell'assemblea? o li migliorano ancora 87 II | e mi hanno accusato, me assente, niuno difendendomi. E la 88 XXXI | voi, che avete votato l'assoluzione, ragionerei volentieri di 89 XXVIII| parte, anch'io non mi sono assuefatto a credermi meritevole di 90 VII | cantato, quasi tutti gli astanti ne ragionavan meglio di 91 XIV | Iddii, e non sono al tutto ateo, non sono cosí reo; ma non 92 XII | o Meleto? costoro sono atti a educare i giovani, e li 93 IV | bello se ci fosse alcuno, atto a educare uomini, come Gorgia 94 XXIX | non di argomenti, ma di audacia e impudenza e non disposto 95 | avea 96 | aveano 97 | avendo 98 XVIII | buon testimone credo di avercelo, che io dico vero, la povertà.~ ~ ~ 99 | averlo 100 | avermi 101 | avrebbero 102 | avremmo 103 | avremo 104 | avrete 105 XVII | della morte se ella per avventura non sia all'uomo il maggiore 106 XXXI | volentieri di una cosa che m'è avvenuta, mentre i magistrati d'altro 107 XVII | di filosofare e di dare avvertimenti e consigli a voi e a chiunque 108 XXIX | ma quali a udire vi hanno avvezzato gli altri. Ma né allora 109 XXIV | non conviene né che noi avvezziamo voi a spergiurare, né voi 110 XX | menarono Leonte; e io mi avviai a casa. E forse io era morto, 111 XX | quella sala, i quattro s'avviarono per Salamina e menarono 112 XXIX | vile cosa. Ma, Ateniesi, badate non sia malagevole, non 113 I | par che a ragione) che non badiate alla maniera di dire (forse 114 XIV | dall'orchestra, dando la baia a Socrate se se ne vuol 115 I | parlare e in mercato ai banchi, dove mi hanno udito molti 116 XVIII | Ucciderebbe egli, o caccerebbe in bando, o disonorerebbe; ché forse 117 XI | i primi miei accusatori, basta. Da Meleto ora mi proverò 118 XVI | bisogno; queste ragioni bastano. Ma ciò che detto ho dianzi, 119 IV | di Paro; cinque mine. - Beato Eveno, - diss'io, - s'egli 120 XXX | modo, né bella; ma quella è bellissima e molto agevole, che è, 121 XXVI | conviene a povero e pur benefico uomo, il quale ha bisogno 122 XXVI | privatamente il maggior benefizio, andai; provandomi di 123 XVII | uomo il maggiore di tutti i beni, e ognuno la teme come se 124 XIV | quali la città crede, ma bensí in strane cose demoniache, 125 XXXIII| del male. E in ciò sono da biasimare.~Ma ad essi io mi rivolgo 126 XXIX | Ateniesi, nome avrete e biasimo da coloro che voglion vituperare 127 XXVI | alcun di voi con cavallo o biga o quadriga vinto avesse 128 XXI | dàn danaro in mano apro bocca, e se non me ne dànno, no; 129 XII | altri no? - Tutti. - Che buone novelle, per Giunone! oh 130 XIV | esserci Iddii». Pare un che burla.~ ~ ~ 131 XVIII | tristo. Ucciderebbe egli, o caccerebbe in bando, o disonorerebbe; 132 XXVII | una città in altra, sempre cacciato via? perché so bene che 133 XX | se quella signoria non la cacciavan giú presto: e di questo 134 XXX | avete ucciso, che tosto caderà sopra voi vendetta, piú 135 XXV | soli trenta voti fossero caduti giú nell'altra urna, scampava 136 XVIII | desti per forza, tirando calci, dando retta ad Anito, uccidereste 137 V | , mentisce e mi vuole calunniare. E non ischiamazzate, o 138 III | Meleto? e che mai dicendo mi calunniarono i calunniatori? Via, essendo 139 XXVII | bene, e per scegliermi in cambio qualche pena la quale so 140 III | sé girante per aria, e di camminare per aria gloriantesi, e 141 XVII | annunziandovi che se mai io campassi, seguitando gli insegnamenti 142 IV | cavallerizzo o un che s'intende di campi? Ma, dacché sono uomini, 143 VII | mai l'oracolo. E per il Cane, o giudici (a voi si ha 144 VII | argomenti dei quali aveano cantato, quasi tutti gli astanti 145 XXVI | esser capo di milizia o capopopolo, e gli altri maestrati; 146 XVII | patto, io vi direi - Miei cari Ateniesi, vi saluto, e piuttosto 147 XXXIII| quando saranno giovani, castigateli, o cittadini, tormentandoli 148 XIII | i quali han bisogno di castigo, ma non d'insegnamento.~ ~ ~ 149 XX | ingiustizia, per paura di catene e di morte. E questo fu, 150 XIII | tu conosciuto hai che i cattivi sempre fanno del male a 151 XXIII | ricordasse che, combattendo per cause di minor momento di questa 152 XII | solo uno, o pochissimi, i cavallerizzi; e i molti, se hanno a far 153 IV | buoni e belli e sarebbe un cavallerizzo o un che s'intende di campi? 154 XV | esserci cavalli, e cose cavalline ? che non creda esserci 155 XX | dovessi subitamente per non cedere. Vi dirò cose giudiziali; 156 XX | acciocché sappiate che io né cederei a nessuno contro giustizia, 157 XXII | metta innanzi ora; io gli cedo il luogo; se li ha, parli. 158 XXII | anche Antifonte qui, il Cefisiano, padre di Epigene. E questi 159 IV | il Leontino, o Prodico di Ceo, o Ippia di Elide: a ciascun 160 XXVII | Danari forse? e stare in ceppi insino a che non avrò pagato? 161 VI | fatica, mi fui messo cosí a cercare. Andai a un di quei che 162 II | speculatore delle cose del cielo e cercatore di tutte le cose sotto terra, 163 II | pensano quelli che li odono, i cercatori di cotali cose non creder 164 IX | vo guardando intorno, e cerco tra i cittadini e forestieri 165 | certuni 166 XVII | io ho fiato e forze non cesserò di filosofare e di dare 167 XX | alla loro volta, mandarono chiamando certuni, e me, quinto, nella 168 XXXI | M'è avvenuto, o giudici (chiamandovi giudici, parlo dirittamente) 169 I | impudenza: salvo che non chiamino terribile dicitore uno che 170 XII | giovani, e prova ne dài chiara; e nondimeno, sotto specie 171 V | pare; e io mi proverò di chiarire a voi che è mai quel che 172 III | e predicante altre molte ciancie; delle quali non so nulla 173 XXVI | non ha niente bisogno di cibo, io . Se mi devo dunque 174 | cinque 175 | cioè 176 IV | della virtú, della umana e civile? Credo che tu ci abbi pensato, 177 XIV | libri di Anassagora, il Clazomenio, sono pieni? Oh bella! i 178 XVII | filosofeggi; se no, se ti cogliamo, morirai -; se, come dico, 179 VII | ditirambi e agli altri, per cogliere in sul fatto me quale piú 180 V | perocché di questa io non ho cognizione, e chi afferma che , mentisce 181 | col 182 XV | per non trovar niuna vera colpa che tu imputare mi potessi; 183 XXIV | per voi.~ ~(FU GIUDICATO COLPEVOLE).~ ~ ~ 184 XVII | capitani da voi eletti per comandarmi m'ebbero assegnato il luogo 185 XX | nella sala del Tolo; e comandarono che dovessimo menare via 186 XIX | leggi; ed è necessità a chi combatte per la giustizia che non 187 XXIII | voi se si ricordasse che, combattendo per cause di minor momento 188 II | che io mi difenda come se combattessi con ombre, e che, niuno 189 III | veduto voi stessi, , nella comedia di Aristofane: un Socrate 190 II | loro nomi, salvoché qualche comediografo; ma, tutti quelli che voi 191 XXII | io affermo, a me è stato commesso da Dio che facessi questo: 192 XXXII | facili assai a contare in comparazione a tutti gli altri giorni 193 XIV | dir molto molto, possono comperare dall'orchestra, dando la 194 XIV | egli ha l'aria di un che compone enimma, per tentare: «Socrate, 195 XXIII | condannereste molto piú, il quale componesse di cotesti pietosi drammi 196 XXI | privato, come a niuno mai concedente nulla contro il giusto, 197 X | ambiziosi e furiosi, e molti, e concordemente e persuasivamente e da un 198 XXIX | tutto pur di scampare dalla condanna? Oh no! sprovvisto , non 199 XVIII | alcuno, ma per voi; acciocché condannando me, non pecchiate contro 200 XXVII | degno di patire del male, e condannarmi da me. E per paura di che? 201 XXIX | a essere morto; costoro, condannati dalla verità a essere malvagi 202 XXVII | da pagare non ne ho. Mi condannerò all'esilio? e forse mi condannereste 203 XVII | attorno non facendo altro che confortar voi, e giovani e vecchi, 204 XXVI | intendere ad altro che a confortare voi al bene? Nulla è piú 205 XVIII | vecchio. E se da questi conforti e consigli mia utilità ne 206 XXII | bisognava che padri, fratelli, congiunti, se mai quei di loro casa 207 XXVI | maestrati; e non curando delle congiurazioni e sedizioni nella città, 208 XII | ottimo uomo, ma chi prima conobbe ancora questa medesima cosa, 209 XXII | di essi venuti su di anni conobbero che io a loro da giovani 210 XIV | Socrate, il sapiente, o conoscerà che io mi contraddico per 211 II | cosa è che non si possa conoscere e dire loro nomi, salvoché 212 III | ragionare di cose simili: e conoscerete che il medesimo valore hanno 213 VI | questo: perché voglio che conosciate voi d'onde mi sia nata la 214 XV | rispondi, suppongo che tu consenta. E i demoni non crediamo 215 I | se intendono cosí, ben consentirei che sono oratore io: ma 216 XVIII | di Dio, potete intendere considerando che non par cosa umana che 217 XVI | quando fa alcuna cosa; e non considerare solo se cosa giusta fa o 218 I | meglio), e guardiate solo e consideriate se dico cose giuste, o no. 219 XX | in città; fui un del Consiglio. E avvenne che quei della 220 XVIII | uccidereste leggermente, e consumereste la rimanente vita dormendo, 221 XXXII | troverebbe facili assai a contare in comparazione a tutti 222 XXVIII| ne ho: salvo che non vi contentiate di quel tanto che posso 223 VII | mia conviene che io ve la conti, la quale non fu senza fatiche, 224 XVI | questo, facendo picciol conto della morte e del pericolo, 225 XIV | sapiente, o conoscerà che io mi contraddico per pigliarmi gioco di lui, 226 XXXII | veduto avesse alcun sogno, e contrapponendo a quella le altre notti 227 XXXI | io molto frequentemente, contrariandomi pure in piccole cose, se 228 XXXI | poteva il solito segno non contrariarmi, se io era per far cosa 229 XIX | siano fatte nella città, e contrarie alle leggi; ed è necessità 230 XIX | moltitudine generosamente contrastando e impedendo che cose ingiuste 231 IV | quale, della virtú a loro convenevole, far li dovesse buoni e 232 XXIII | è), mi par che io direi convenevolmente, dicendo cosí a lui: - O 233 XXVI | temperato animo che non si convenisse perché, immischiandomici 234 I | dissero che a voi bene conveniva guardarvi non foste tratti 235 XXIII | valere un poco; né a voi si converrebbe tollerarle, se le facessimo; 236 XIII | danneggiato, con i quali conversa, piuttosto che giovato? 237 XIII | farò malvagio di quelli che conversano meco, starò nel pericolo 238 XXII | qui, i fratelli dei quali conversarono meco: Nicostrato, il figliuolo 239 XXIII | morte, se la guardo con coraggio in viso o no, gli è un altro 240 XVII | non prender cura né de' corpi né delle ricchezze né prima 241 XXIX | fuggire la malvagità, la quale corre piú veloce della morte. 242 XIII | trai qua me come un che corrompe e fa malvagi i giovani volontariamente, 243 XXII | pronti ad aiutare me, il corrompitore, colui che ha fatto male 244 XXII | corrompo io, quali io ho corrotto, bisognava, se alcuni di 245 VI | nasconde? perché io non ho coscienza, né punto né poco, di essere 246 XV | credo. E se poi i demoni son cotai figli spurii d'Iddii, partoriti 247 | coteste 248 | cotesti 249 II | animi la calunnia che ivi cova da lungo tempo, e trarnela 250 XV | altre che dicono, qual uomo crederebbe esserci figli d'Iddii, e 251 XXXI | stessi vedete, le quali si crederebbero e si credono gli estremi 252 XXVIII| non mi sono assuefatto a credermi meritevole di alcun male. 253 II | a voi nella quale molto credevate per essere fanciulli, alcuni 254 XI | leggermente, e dà a vedere di curarsi molto di cose delle quali 255 XVIII | casa, già è tanti anni, e curi i fatti vostri stando ai 256 XI | delle quali nulla non si curò mai. Ch'ella è cosí, mi 257 XVI | rimanga a ludibrio presso alle curve navi, peso alla terra». 258 XI | le persone leggermente, e a vedere di curarsi molto 259 XXI | sostenendo, come si conviene a dabbene uomo, il giusto, e di quello, 260 XII | mai ai giovani, e prova ne dài chiara; e nondimeno, sotto 261 | dallo 262 XXI | ho detto no mai; né se mi dàn danaro in mano apro bocca, 263 XVIII | quale dico, piú che me, danneggerete voi medesimi. A me non farebbe 264 XVI | Muoia pure io tosto dopo data la pena al reo, acciocché 265 XVIII | facilmente; e voi, se mi date retta, mi risparmierete. 266 XVI | tale esercitazione ti sei dato, per la quale stai nel pericolo, 267 XVI | penso io, la madre ch'era Dea: «Se tu, o figliuolo, vendicherai 268 XXVI | che merito. E quale pena debbo patire o pagare io, perciò 269 XXI | e di quello, com'egli è debito, facendo estimazione piú 270 IX | tempo di far cosa niuna degna che si dica, né per la città 271 XX | giustizia, che con voi starmene deliberanti la ingiustizia, per paura 272 XVI | sostenere vergogna, che, a lui deliberato di uccidere Ettore, dicendo 273 XVII | Potidea e in Anfipoli e in Delio, nel luogo assegnato da 274 XXII | Paralo, qui, il figliuolo di Demodoco, del quale era fratello 275 XXXI | vaticinatrice voce, quella del demone, tutto il tempo innanzi 276 XIX | m'avviene un che divino e demoniaco, come disse nella querela 277 XXVIII| v'entran mallevadori del denaro questi qui; persone delle 278 XVIII | ufficio direi che Dio ha deputato me alla città, me che scotendo, 279 XVIII | e abbisognoso di essere destato da sprone: ché con tale 280 XVIII | presi come sonnecchianti desti per forza, tirando calci, 281 X | verità è questa, e ve la ho detta tutta, non nascondendo né 282 XXII | che io a loro da giovani detti mali consigli, che, montati 283 XVI | ancoraché in pericolo, deve stare; non badando niente 284 XXXIII| che non curano di quel che devon curare e si credono valere 285 XVII | Socrate, ad Anito noi non diamo retta e ti lasciamo, a questo 286 XVII | soggiungerei: - Ateniesi, diate retta ad Anito, o no; mi 287 XXXI | processo, checché facessi o dicessi, non mi contrariò mai. Quale 288 XVII | sarebbero tutti guasti); e se mi diceste anche: - O Socrate, ad Anito 289 VI | sapiente di me è colui: tu dicesti me». E riguardandolo bene ( 290 XII | la grande sventura che mi dici; e rispondi: ti pare il 291 XII | è cosí, o che tu e Anito diciate , o no; ché sarebbe gran 292 I | settant'anni; onde alla dicitura di qui sono proprio forestiero. 293 | dieci 294 I | udite me con quelle parole difender me stesso con le quali son 295 XXXI | in tribunale, né mentre difendevami qualunque cosa fossi per 296 X | persuasivamente e da un pezzo diffamanti, di loro gravi calunnie 297 XXIII | cosa Socrate essere pur differente dagli altri uomini. Or se 298 XXV | pensava che avesse a essere differenza cosí poca, ma bene molta. 299 XXIII | altri onori, questi niente differiscano dalle donne. Non conviene 300 XVII | cittadini, proprio in questo differisco forse dai molti; e se cosa 301 XIII | rispondi; non è niente difficil cosa quella che dimando. 302 II | vantaggio, difendendomi; ma la difficoltà la vedo, e non mi si nasconde 303 X | guasta i giovani. E se alcuno dimanda: - Per guastarli che fa? 304 IV | , - rispose. - Chi, - dimandai io, - e di dove è, e per 305 XVIII | abbia patteggiato mai o dimandato mercede. Ma io un buon testimone 306 XV | risponda, o Giudici, e non si dimeni, non ischiamazzi) - c'è 307 I | cagion loro, poco meno mi dimenticai di me stesso, cosí parlarono 308 XXII | orazione. E se allora se ne fu dimenticato, lo metta innanzi ora; io 309 XXII | sono cose vere e ben si dimostrano: imperocché, se dei giovani 310 XIV | vogliano, con una dramma a dir molto molto, possono comperare 311 XXIX | Socrate, uomo sapiente: ché mi diranno sapiente, anche se non sono, 312 XXIV | dispensar graziosamente i diritti, ma per giudicare di 313 X | credere negl'Iddii, e a fare diritto il torto. Perocché la verità 314 XXI | calunniatori chiamano miei discepoli. Io poi non fui maestro 315 XVIII | o caccerebbe in bando, o disonorerebbe; ché forse le dette cose 316 XXIV | cotesto siede il giudice, per dispensar graziosamente i diritti, 317 XXXII | casi miei ai loro, non mi dispiacerebbe; e specialmente, che è il 318 III | poco: e non dico cosí come dispregiando questa cotal scienza, se 319 XXXII | giusti; forse che sarebbe da disprezzare cotale peregrinazione? o, 320 XXIII | orgoglio, o Ateniesi, né per disprezzo di voi (quanto alla morte, 321 IV | cinque mine. - Beato Eveno, - diss'io, - s'egli ha questa virtú 322 I | massimamente una, questa: dissero che a voi bene conveniva 323 XVII | che non credo negli Iddii, disubbidendo all'oracolo e temendo la 324 VII | di tragedia e a quelli di ditirambi e agli altri, per cogliere 325 XII | ti sta assai a cuore che divengano buoni, quanto si può, i 326 XXVI | medesimo, acciocché buono divenisse e savio quanto potesse, 327 XXI | quello che dico io. E o buono diventi alcuno di loro o no, dire 328 VII | da Dio occupati, come i divinatori e i vaticinatori; i quali 329 XV | esserci cose demoniache e divine, e demoni e Iddii ed eroi 330 XXXII | in sua vita meglio e piú dolcemente di quella; io penso che, 331 XXIX | in quei tali modi a voi dolcissimi a udire, piangendo e lamentandomi 332 VII | seguitai ad andare: con dolore e tremore, sentendo che 333 XX | Vi dirò cose giudiziali; dolorose, ma vere. Io non ebbi mai, 334 XXX | immaginando liberarvi dal dover rendere ragione di vostra 335 XX | Tolo; e comandarono che dovessimo menare via da Salamina Leonte 336 XXXIII| XXXIII.~ ~Ma dovete sperar bene anche voi, o 337 XXVII | condannereste voi a questa pena. Ma dovrei essere accecato dall'amore 338 XXIII | tollerarle, se le facessimo; anzi dovreste far chiaro che colui condannereste 339 XXVII | via? perché so bene che dovunque vada, se io parlo, mi ascolteranno, 340 XIV | quando vogliano, con una dramma a dir molto molto, possono 341 XXV | Licone, ei dovea pagar mille dramme, per non aver egli avuto 342 XXIII | componesse di cotesti pietosi drammi facendo ridicola la città, 343 VI | E molto tempo stetti in dubitazione che mai volesse Egli dire. 344 | durante 345 XXI | E credete che poteva durar tanti anni se io era in 346 XXXII | Minosse e Radamanto ed Eaco e Triptolemo, e tutti gli 347 XXII | questo Platone, qui; ed Eantodoro, del quale è fratello Apollodoro, 348 | eccetto 349 | Eccola 350 | eccovi 351 | Eh 352 XVII | quando i capitani da voi eletti per comandarmi m'ebbero 353 IV | Prodico di Ceo, o Ippia di Elide: a ciascun dei quali, andando 354 XVII | acciocché quanto si può elle si multiplichino, e della 355 XX | far cosa niuna ingiustaempia, di questo mi cale bene 356 XXIV | specialmente io accusato di empietà, per Giove, da questo Meleto 357 XXVIII| io multo me di tanto. E v'entran mallevadori del denaro questi 358 XVII | non bisognava che qua io entrassi, ma, entrato, necessità 359 XVII | che qua io entrassi, ma, entrato, necessità era uccidermi, 360 XXII | il Cefisiano, padre di Epigene. E questi altri qui, i fratelli 361 XV | divine, e demoni e Iddii ed eroi no, non ci è modo né verso.~ ~ ~ 362 IX | IX.~ ~Or da questi esami mi son nate molte inimicizie, 363 X | hanno gran tempo, udendo esaminar gli uomini, godono, e molte 364 X | nulla. E ne viene che gli esaminati da loro se la pigliano con 365 XVII | ma lo interrogherò, ed esaminerò, ed iscruterò; e se mi pare 366 XI | nuove». Tale è l'accusa: esaminiamola capo per capo. Dice che 367 IX | e, secondo l'Iddio, lo esamino; e se poi non mi pare tale, 368 XXII | Lisania, lo Sfettio, padre di Eschine, qui; e anche Antifonte 369 IX | nome a fine di porre me a esempio, come se dicesse: - Colui 370 XVI | vergogni, Socrate, che a tale esercitazione ti sei dato, per la quale 371 XXVII | ne ho. Mi condannerò all'esilio? e forse mi condannereste 372 XXXII | conversare con Museo e Orfeo e Esiodo e Omero? Morire molte volte 373 | essa 374 XXXI | crederebbero e si credono gli estremi mali, e nondimeno né stamane 375 XXIII | ancoraché paia essere nello estremo pericolo, non fo nulla di 376 XVI | morirai;~ ~Dopo quello d'Ettor pronto è il tuo fato»;~ ~ 377 V | voi: - Ma, o Socrate, che faccenda è la tua? D'onde ti sono 378 XXIV | vogliate, o Ateniesi, che io faccia cotali cose verso voi, quali 379 | facciano 380 | facciate 381 | facessero 382 | facessimo 383 | faceva 384 XXVII | in picciol tempo non è facil cosa dissipare grandi calunnie. 385 XXVIII| come dico; ma non è cosa facile persuadervene. Ma, da altra 386 XXXII | gran Re queste troverebbe facili assai a contare in comparazione 387 XVIII | altro come me non vi nascerà facilmente; e voi, se mi date retta, 388 | fai 389 II | difenda contro le prime false accuse e contro i primi 390 XXIII | con il nome che ho, vero o falso che sia; ché tutti credono 391 XXIII | commiserazione movesse, e molti altri famigliari e amici; vedendo che io, 392 XII | Ateniesi dunque, come pare, li fan belli e buoni, eccetto me; 393 XIX | cotale voce, che, sino da fanciullo, sento io dentro. E tutte 394 XVIII | a dire io, che forse vi faran gridar forte: ma no, state 395 XVIII | danneggerete voi medesimi. A me non farebbe niuno dannoMeleto né 396 XXVII | E poi la bella vita che farei io, a questa età, tramutarmi 397 | farete 398 | farmi 399 VI | volesse Egli dire. Poi e con fatica, mi fui messo cosí a cercare. 400 VII | conti, la quale non fu senza fatiche, acciocché la sentenza dell' 401 X | maraviglierei se questa calunnia, fattasi cosí molta, da voi potessi 402 | fatte 403 XXIV | quelli; e giurò egli non di favoreggiare chi a lui paresse, ma 404 XXI | vita, e in pubblico, se feci mai cosa alcuna, tale apparirò, 405 XXXI | altre volte, sovente mi fermasse la parola a mezzo. Ma ora, 406 XXIX | come piú gagliardi e feroci, da quella che è piú veloce. 407 XVIII | i fatti vostri stando ai fianchi di ciascuno predicando virtú, 408 XVII | voi; e insino a che io ho fiato e forze non cesserò di filosofare 409 XXVIII| persone delle quali ci è da fidarsi.~ ~(FU CONDANNATO A MORTE).~ ~ ~ 410 IX | Ateniesi, e molto aspre e fierissime, dalle quali sono nate molte 411 XVI | Troia; tra gli altri il figlio di Tetide, il quale tanto 412 XVII | supposto, che io dovessi vivere filosofando ed esaminando me e gli altri, 413 XVII | fiato e forze non cesserò di filosofare e di dare avvertimenti e 414 XVII | investigazioni, che piú non filosofeggi; se no, se ti cogliamo, 415 X | soliti a dire contro tutti i filosofi: che insegna le cose del 416 | financo 417 XXIII | quelli che o per sapienza o fortezza o qualsiasi altra virtú 418 XVIII | sonnecchianti desti per forza, tirando calci, dando retta 419 XVII | insino a che io ho fiato e forze non cesserò di filosofare 420 I | ornate, come le loro, di frasi e parole belle; ma udirete 421 XXXI | innanzi la sentiva io molto frequentemente, contrariandomi pure in 422 V | e fuggí in questa ultima fuga con voi e tornò con voi; 423 V | amico fu al vostro popolo, e fuggí in questa ultima fuga con 424 XXIX | malagevole, non già questo, il fuggir la morte; ma malagevole 425 XVII | Giammai non temerò dunque né fuggirò quello che non so se sia 426 | fuori 427 X | nulla. E siccome ambiziosi e furiosi, e molti, e concordemente 428 | furon 429 | furono 430 XXIX | accusatori, come piú gagliardi e feroci, da quella che 431 V | voi che è mai quel che ha generato contro me la mala fama e 432 XIX | alcun'altra moltitudine generosamente contrastando e impedendo 433 XVIII | come addosso a grande e generoso cavallo, ma per la grandezza 434 XII | per Giunone! oh la gran gente che giova! E questi qua, 435 XXVII | legge, com'è presso altre genti, che non si possa giudicare 436 | Giammai 437 XXVI | quadriga vinto avesse nei giochi olimpici. Imperocché quello 438 XII | Giunone! oh la gran gente che giova! E questi qua, gli uditori, 439 XVIII | penso che ne riceverete giovamento. Perché altre cose vi ho 440 XXI | alcuno mi vuole udire, sia giovane sia vecchio, non ho detto 441 XXVI | dove andando non poteva giovar niente né a voi né a me, 442 VIII | me e all'oracolo, che mi giovava essere come sono.~ ~ ~ 443 II | essere fanciulli, alcuni giovinetti; e mi hanno accusato, me 444 III | Aristofane: un Socrategirante per aria, e di camminare 445 XXIX | scamperebbe della morte o se gittasse le armi o se verso gl'inseguitori 446 XXIII | me, stizzito, con istizza gitterebbe il voto nell'urna. Ora se 447 XVI | pone alcuno da sé medesimo, giudicando essere il suo meglio; o 448 XXVI | e sedizioni nella città, giudicandomi di piú temperato animo che 449 XXXII | quali si dice che anche giudicano, Minosse e Radamanto ed 450 XXIV | per me e per voi.~ ~(FU GIUDICATO COLPEVOLE).~ ~ ~ 451 XXIII | da maravigliare quando li giudicavano i giudici, credendo come 452 V | che è? affinché noi non giudichiamo di te a caso -. Chi dice 453 XXIV | lascio a voi, e a Dio, che giudichiate di me nel modo che sarà 454 XXXII | antichi, morti per ingiusto giudicio! Certo, a paragonare i casi 455 XX | non cedere. Vi dirò cose giudiziali; dolorose, ma vere. Io non 456 XII | Che buone novelle, per Giunone! oh la gran gente che giova! 457 XXV | specialmente perché mi è giunta non inaspettata la cosa; 458 XV | scritto l'accusa per pigliarti giuoco di me e mettermi a prova, 459 XXIV | per giudicare di quelli; e giurò egli non di favoreggiare 460 XXXII | quali in vita loro furono giusti; forse che sarebbe da disprezzare 461 III | e di camminare per aria gloriantesi, e predicante altre molte 462 IV | insegnare cosí bene -. Mi glorierei anch'io ed inorgoglirei, 463 XVII | Ateniese, e di una gran città e gloriosissima per sapienza e possanza, 464 IV | atto a educare uomini, come Gorgia il Leontino, o Prodico di 465 XXVI | che i piú curano, danaro, governo della casa, esser capo di 466 XVIII | generoso cavallo, ma per la grandezza un poco sonnolento e abbisognoso 467 VII | parevami necessario far grandissima estimazione della parola 468 XXVIII| crederete voi; e se dico ch'è grandissimo bene a un uomo far ogni 469 XVII | ordinanza. Sarebbe assai grave cosa: e allora ben giustamente 470 XXIV | il giudice, per dispensar graziosamente i diritti, ma per giudicare 471 XV | fai un enimma, per fare il grazioso, affermando che negli Iddii 472 XX | in carcere; incorandoli, gridando voi: ma io pensai meglio 473 XVIII | dire io, che forse vi faran gridar forte: ma no, state quieti. 474 IX | sapienza -. Onde anche ora vo guardando intorno, e cerco tra i cittadini 475 I | che a voi bene conveniva guardarvi non foste tratti da me in 476 I | peggio, forse meglio), e guardiate solo e consideriate se dico 477 XXIII | quanto alla morte, se la guardo con coraggio in viso o no, 478 XI | è reo verso ai giovani, guastandoli; e verso agl'Iddii, in quelli 479 X | se alcuno dimanda: - Per guastarli che fa? e che insegna? - 480 XVII | figliuoli sarebbero tutti guasti); e se mi diceste anche: - 481 XXIX | tribunale e né anche in guerra non conviene, né a me né 482 XIII | cosí ignorante, che financo ignoro che se alcuno farò malvagio 483 | II 484 | III 485 X | volte fra loro provano d'imitare me, e poi si mettono a esaminare 486 XXX | voi avete fatto questo, immaginando liberarvi dal dover rendere 487 XXVI | non si convenisse perché, immischiandomici dentro, salvo rimanessi, 488 X | sanno; ma, per non parere impacciati, dicono quel che si è soliti 489 XIV | pieni? Oh bella! i giovani imparano da me questa dottrina, che 490 XXI | se alcuno dice aver mai imparato o udito da me cosa privatamente, 491 XVII | esaminando me e gli altri, qui, impaurito della morte o che altro 492 XIX | generosamente contrastando e impedendo che cose ingiuste siano 493 XXX | agevole, che è, non in fare impedimento agli altri, ma in procurare 494 XXXII | sperare molto che sia un bene. Imperciocché morire è una delle due cose: 495 V | Cherofonte com'egli era, e l'impeto suo dove ch'ei si mettesse. 496 XXVIII| disubbidire all'Iddio, e che è impossibile che me ne stia quieto, pensando 497 XV | niuna vera colpa che tu imputare mi potessi; ma che ti venga 498 XXV | specialmente perché mi è giunta non inaspettata la cosa; anzi mi maraviglio 499 XX | interdirmi, menarmi in carcere; incorandoli, gridando voi: ma io pensai 500 XXVIII| altri (la vita senza esame è indegna di uomo); se dico questo, 501 XXIX | facendo e dicendo di me indegne, dico, ma quali a udire


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