abban-indeg | infor-suppo | svent-zitto
Capitolo
502 XXIV | procurar suo scampo, ma sí informare e persuadere lui: imperocché
503 VIII | belle cose. E non mi fui ingannato, perché veramente essi intendevano
504 XVIII | fa, tentare di uccidere ingiustamente un uomo. Dunque io non difendo
505 XIX | contrastando e impedendo che cose ingiuste siano fatte nella città,
506 XXIX | verità a essere malvagi e ingiusti; e io accetto la pena mia,
507 XXXII | quelli antichi, morti per ingiusto giudicio! Certo, a paragonare
508 IX | esami mi son nate molte inimicizie, o Ateniesi, e molto aspre
509 IV | Mi glorierei anch'io ed inorgoglirei, se sapessi; ma io non so,
510 XXX | e piú saranno aspri, e v'inriteranno piú, quanto piú sono giovani.
511 XVII | campassi, seguitando gli insegnamenti di Socrate tutti i vostri
512 XIII | bisogno di castigo, ma non d'insegnamento.~ ~ ~
513 XIII | dallo starti con me e dall'insegnarmi; non hai voluto; e mi meni
514 XXI | promesso mai d'insegnare né ho insegnato mai niuna dottrina: e se
515 XXIV | quali avete giurato, io insegnerei a voi a non credere che
516 XXIX | gittasse le armi o se verso gl'inseguitori egli supplichevole si volgesse,
517 VIII | sapeva di avere a trovare intendenti di molte e belle cose. E
518 VIII | intendevano cose che non intendeva io, e da questo lato erano
519 VIII | ingannato, perché veramente essi intendevano cose che non intendeva io,
520 I | che dice il vero; ché, se intendono cosí, ben consentirei che
521 XXXIII| quantunque non con questa intenzione m'avessero votato contro
522 XX | già gli oratori lesti a interdirmi, menarmi in carcere; incorandoli,
523 XVII | tosto, non anderò via, ma lo interrogherò, ed esaminerò, ed iscruterò;
524 V | ischiamazzate, dico, Ateniesi: lo interrogò se alcuno fosse piú sapiente
525 | intorno
526 XVII | tempo in fare di quelle investigazioni, che piú non filosofeggi;
527 III | Ateniesi, io non ne so nulla: e invoco a testimoni i piú di voi,
528 XIII | involontariamente, per tali involontarii peccati non è di legge trarre
529 IV | Leontino, o Prodico di Ceo, o Ippia di Elide: a ciascun dei
530 IV | altri, Callia il figliuolo d'Ipponico. Lui che ha due figliuoli,
531 XVIII | risparmierete. Ma forse, da subita ira presi come sonnecchianti
532 XXVIII| pensando che io voglia ironeggiare non mi crederete voi; e
533 XXVII | o Ateniesi, se fossi sí irragionevole che non potessi ragionare
534 XV | Giudici, e non si dimeni, non ischiamazzi) - c'è alcuno che non creda
535 XVII | interrogherò, ed esaminerò, ed iscruterò; e se mi pare ch'ei non
536 I | altro da me. Perché non istarebbe bene, che io, o cittadini,
537 XXIII | punto da me, stizzito, con istizza gitterebbe il voto nell'
538 | IV
539 | IX
540 XXIII | supplicò i giudici con molte lacrime, menando quassú i suoi piccoli
541 XXIX | dolcissimi a udire, piangendo e lamentandomi e altre molte cose facendo
542 | Laonde
543 XVII | ben egli ne ha cura, nol lascerò cosí tosto, non anderò via,
544 XVII | noi non diamo retta e ti lasciamo, a questo patto, che non
545 XXIV | XXIV.~ ~E, lasciando la riputazione, né mi par
546 IV | senza paga; persuaderli, lasciata la conversazione di quelli,
547 XXIV | niuno dei miei accusatori; e lascio a voi, e a Dio, che giudichiate
548 VIII | intendeva io, e da questo lato erano piú sapienti di me.
549 VII | quelli che mi parean piú lavorati, anche per apprendere qualche
550 III | giurata conviene che la legga. Eccola: «Socrate fa rea
551 IV | educare uomini, come Gorgia il Leontino, o Prodico di Ceo, o Ippia
552 XX | contro. E già gli oratori lesti a interdirmi, menarmi in
553 XIV | credi cosí salvatichi di lettere, da non sapere che di cotali
554 X | Tra costoro Meleto mi si è levato contro, e Anito e Licone;
555 XXX | accusatori contro voi se ne leveranno piú molti, i quali ratteneva
556 IX | sapienti, quelli che stanno lí credono che sapiente sia
557 XXVII | odiosi tanto, che cercate di liberarvene; come li sopporteranno gli
558 XXX | fatto questo, immaginando liberarvi dal dover rendere ragione
559 XXXIII| vedo che il morire ed esser liberato dalle brighe del mondo per
560 XXXII | alcuno, pervenendo nell'Ade, liberatosi di questi che qua si dànno
561 XXX | imperocché non è cotesta liberazione né possibile per niuno modo,
562 XIV | che di cotali discorsi i libri di Anassagora, il Clazomenio,
563 XXII | padre di Critobulo, qui; poi Lisania, lo Sfettio, padre di Eschine,
564 XXIX | guardate la età, come già è lontana dalla vita, e vicina alla
565 XVI | acciocché io qua non rimanga a ludibrio presso alle curve navi,
566 | lungo
567 XVI | cosí, come penso io, la madre ch'era Dea: «Se tu, o figliuolo,
568 XXVI | capopopolo, e gli altri maestrati; e non curando delle congiurazioni
569 XX | ebbi mai, Ateniesi, alcun maestrato in città; sí fui un del
570 XXI | discepoli. Io poi non fui maestro mai di alcuno: e se, parlando
571 | maggiori
572 XXVII | sommesso al sovrastante magistrato, agli Undici? Danari forse?
573 XXIX | piú assai il fuggire la malvagità, la quale corre piú veloce
574 XX | Trenta, alla loro volta, mandarono chiamando certuni, e me,
575 XVIII | dormendo, se pure l'Iddio non mandasse alcun altro, avendo di voi
576 I | ragione) che non badiate alla maniera di dire (forse potrebb'ella
577 XIV | gli altri che odono». Ché manifestamente egli mi si contraddice nell'
578 XXIII | essere alcun che) far cose da maravigliare quando li giudicavano i
579 I | di voi, e altrove, non vi maravigliate né facciate rumore. La cosa
580 X | diceva dal principio, mi maraviglierei se questa calunnia, fattasi
581 XXV | inaspettata la cosa; anzi mi maraviglio assai del numero di voti
582 XXIII | giudici con molte lacrime, menando quassú i suoi piccoli figliuoli
583 XX | oratori lesti a interdirmi, menarmi in carcere; incorandoli,
584 XX | avviarono per Salamina e menarono Leonte; e io mi avviai a
585 XIII | di legge che coloro siano menati, i quali han bisogno di
586 XXIII | due fanciulli; e pur non menerò quassú niun di loro per
587 XXXII | potesse che la grande oste menò contro a Troia, o Ulisse,
588 XIII | in tutte e due i casi tu mentisci. E se involontariamente,
589 I | vero. Ma delle molte loro menzogne ne ammirai massimamente
590 I | son solito parlare e in mercato ai banchi, dove mi hanno
591 XXVIII| sono assuefatto a credermi meritevole di alcun male. Onde se avea
592 VI | politici) ecco che mi avvenne. Messomi a conversare con lui, mi
593 V | impeto suo dove ch'ei si mettesse. Ora andato una volta a
594 X | provano d'imitare me, e poi si mettono a esaminare gli altri. E
595 XXXI | mi fermasse la parola a mezzo. Ma ora, durante questo
596 | mie
597 XII | o, al contrario, li può migliorare solo uno, o pochissimi,
598 XVII | ingiustizia e il disubbidire a uno migliore, o Dio o uomo, che mala
599 XII | di' a costoro chi li fa migliori. Lo déi sapere, se ti sta
600 XXVI | della casa, esser capo di milizia o capopopolo, e gli altri
601 | mille
602 XXVIII| che posso pagare io (una mina d'argento la potrei forse
603 XVII | città vostra, che questo ministerio che fo all'Iddio, questo
604 XXIII | combattendo per cause di minor momento di questa mia, egli
605 XXXII | che anche là giudicano, Minosse e Radamanto ed Eaco e Triptolemo,
606 XXIX | ciascuno ricevuto ha sua misura.~ ~ ~
607 I | voi come un giovinetto che modelli sue orazioni; io, a questa
608 XIX | a voi o ad alcun'altra moltitudine generosamente contrastando
609 XXIII | combattendo per cause di minor momento di questa mia, egli pregò
610 XXXIII| liberato dalle brighe del mondo per me era il meglio. Perciò
611 XIX | affaccendandomi; e non ardisca montar su e in pubblico dare consigli
612 XXII | detti mali consigli, che, montati quassú, m'avessero accusato
613 XXV | ognuno che, se non fosse montato quassú Anito e Licone, ei
614 XX | Leonte il Salaminio, affinché morisse: e scelleratezze simili
615 XXIX | vi veniva da sé, che io morissi, se aspettavate un poco:
616 XXIII | patire assai orribil cosa se morivano, come se, non uccidendoli
617 XX | potessero. E allora non a parole mostrai, ma sí a fatti (parrò rozzo),
618 XII | accusi. Via, chi li migliora? mostralo: chi è?... Meleto, tu taci,
619 VI | non fosse. E mi provai di mostrarglielo: - Tu sí credi essere sapiente,
620 XI | ella è cosí, mi proverò di mostrarvelo.~ ~ ~
621 VII | dell'oracolo chiaro mi si mostrasse. Perché dopo ai politici
622 VI | smentirò il vaticinio e mostrerò all'oracolo che piú sapiente
623 XII | migliorano. Ma, o Meleto, ben mostri non aver pensato mai ai
624 XXIII | tali cose né anche noi che mostriamo di valere un poco; né a
625 IX | aiutando io l'Iddio, gli mostro che non è sapiente. E per
626 XXIII | a grande commiserazione movesse, e molti altri famigliari
627 XV | di cavalli e di asini, i muli, e non credesse esserci
628 XXVIII| Onde se avea danari, mi multava in danari, quanti ce ne
629 XXVIII| Apollodoro vogliono che io mi multi di trenta mine, rimanendo
630 XVII | acciocché quanto si può elle si multiplichino, e della riputazione e dell'
631 XVI | vendicava, cosí rispose: «Muoia pure io tosto dopo data
632 XXXII | voi potere conversare con Museo e Orfeo e Esiodo e Omero?
633 XVIII | un altro come me non vi nascerà facilmente; e voi, se mi
634 XVII | siete prossimi piú voi di nascita. Ché sappiate, questo mi
635 X | ve la ho detta tutta, non nascondendo né scemando nulla; sebbene
636 XXIII | Omero: «né di quercia son nato né di pietra, ma di uomini»):
637 VII | poetassero, ma per certa natura e da Dio occupati, come
638 XX | capitani che non recuperarono i naufraghi e i morti della battaglia
639 XX | i morti della battaglia navale voleste giudicare tutti
640 XVI | ludibrio presso alle curve navi, peso alla terra». O credi
641 VII | odio; nondimeno parevami necessario far grandissima estimazione
642 | nello
643 XXII | quali conversarono meco: Nicostrato, il figliuolo di Teozotide,
644 XIV | curato mai né molto né poco. Nientedimeno di': come affermi tu, o
645 XV | d'Iddii, partoriti o da ninfe o da altre che dicono, qual
646 II | possa conoscere e dire loro nomi, salvoché qualche comediografo;
647 XII | no? - Tutti. - Che buone novelle, per Giunone! oh la gran
648 II | accusatori sono di due specie, i novelli, e gli antichi che dico
649 | null'
650 XXV | mi maraviglio assai del numero di voti dell'una e dell'
651 XXVI | come l'essere cotale uomo nutricato nel Pritanéo; molto piú
652 XXXIII| noi andrà a stare meglio, occulto è a ognuno, salvoché a Dio.~ ~
653 XXXI | i magistrati d'altro si occupano, e non è peranco l'ora di
654 VII | per certa natura e da Dio occupati, come i divinatori e i vaticinatori;
655 IX | è sapiente. E per questa occupazione non ho tempo di far cosa
656 X | quasi certo che perciò mi odiano. Il che è prova ch'io dico
657 XXVII | discorsi, ma vi furon gravi e odiosi tanto, che cercate di liberarvene;
658 XX | città a popolo. Venuta la oligarchia, un dí i Trenta, alla loro
659 XXVI | vinto avesse nei giochi olimpici. Imperocché quello vi fa
660 II | come se combattessi con ombre, e che, niuno rispondendo,
661 XVII | della riputazione e dell'onore; e non avere poi cura e
662 XXIII | magistrati ed agli altri onori, questi niente differiscano
663 XXIX | quelli che vi voglion fare onta. La cosa vi veniva da sé,
664 XVII | XVII.~ ~Laonde io avrei operato perversamente, se quando
665 XX | solo dei Pritani mi fui opposto a voi acciocché nulla fosse
666 XXII | come testimonio, nella sua orazione. E se allora se ne fu dimenticato,
667 XIV | possono comperare dall'orchestra, dando la baia a Socrate
668 XVII | io avessi abbandonato la ordinanza. Sarebbe assai grave cosa:
669 XXII | modi che divino fato, in ordinar cosa alcuna a uomo, usati
670 XX | scelleratezze simili ne ordinaron molte e a molti, volendo
671 X | vi ebbero riempiuti gli orecchi. Tra costoro Meleto mi si
672 XXXII | potere conversare con Museo e Orfeo e Esiodo e Omero? Morire
673 I | Non, per Giove, orazioni ornate, come le loro, di frasi
674 XXIII | come avere a patire assai orribil cosa se morivano, come se,
675 VIII | cose; e questa stoltizia oscurava quella sapienza. Onde per
676 V | Delfo, ecco di che egli osò interrogare l'oracolo; non
677 XXXII | colui potesse che la grande oste menò contro a Troia, o Ulisse,
678 XXV | Anito e Licone, ei dovea pagar mille dramme, per non aver
679 XXVII | ceppi insino a che non avrò pagato? Ma gli è il medesimo che
680 XXXII | è. Perocché, quanto non pagherebbe alcuno di voi, o giudici,
681 XXIII | vedendo che io, ancoraché paia essere nello estremo pericolo,
682 XXXII | quando mi abbattessi in Palamede, e Aiace di Telamone, e
683 VII | il vero; e pur vi si ha a palesare. Ecco, se ho a dire, di
684 VII | vergogna, o giudici, di palesarvi il vero; e pur vi si ha
685 X | vorrebbero dire, che si sono palesati persone che presumono di
686 XXXII | ingiusto giudicio! Certo, a paragonare i casi miei ai loro, non
687 XXII | pregherà che stia zitto); e Paralo, qui, il figliuolo di Demodoco,
688 VII | loro poemi, quelli che mi parean piú lavorati, anche per
689 X | ché non sanno; ma, per non parere impacciati, dicono quel
690 VII | massimamente riputati mi paressero quasi essere piú da poco,
691 VII | veniva in odio; nondimeno parevami necessario far grandissima
692 XXIII | veduto tante volte (che pur parevano essere alcun che) far cose
693 XIV | stessi Iddii dei quali si parla, piú chiaro di' e a me e
694 I | dimenticai di me stesso, cosí parlarono persuasivamente: benché,
695 I | mi perdonereste se io vi parlassi in quella voce e quel modo
696 XXII | cedo il luogo; se li ha, parli. Ma, cittadini, troverete
697 IV | questo è vero. Certo mi parrebbe bello se ci fosse alcuno,
698 XX | mostrai, ma sí a fatti (parrò rozzo), che non cale a me
699 XV | cotai figli spurii d'Iddii, partoriti o da ninfe o da altre che
700 XX | insieme, contro legge, come, passando tempo, vi foste accorti
701 XXII | perché mai alcuni godono a passar con me il tempo? Voi, o
702 XXXII | specialmente, che è il meglio, a passare il tempo esaminando e perscrutando
703 XXXII | dire quante notti e giorni passati ha in sua vita meglio e
704 XVII | a questo patto, che non passi piú il tempo in fare di
705 VII | dicono. E vidi che tale passione tocca i poeti: e insieme
706 XVI | vendicherai la morte di Patroclo, il tuo amico, e ucciderai
707 XVIII | addurre testimoni che io abbia patteggiato mai o dimandato mercede.
708 XIII | involontariamente, per tali involontarii peccati non è di legge trarre qua
709 VIII | mi parve che il medesimo peccato avessero che i poeti, dacché
710 XVIII | acciocché condannando me, non pecchiate contro il dono di Dio. In
711 I | forse potrebb'ella esser peggio, forse meglio), e guardiate
712 II | terribili accusatori; imperocché pensano quelli che li odono, i cercatori
713 XI | è Meleto, perché scherza pensatamente, trae in tribunale le persone
714 XXV | altra parte, perché non mi pensava che avesse a essere differenza
715 XVIII | difendo ora me per me, come penserebbe alcuno, ma per voi; acciocché
716 XXXI | bene, e non c'è caso che pensiamo dirittamente noi, quanti
717 XXIX | del pericolo, né ora mi pento di essermi cosí difeso;
718 XXXI | altro si occupano, e non è peranco l'ora di andare là dove
719 | Perciocché
720 XVI | mi perderà, se pur mi può perdere: non Meleto né Anito, sí
721 XVI | quest'odio o invidia che perdette e, credo, perderà altri
722 I | veramente forestiero, voi mi perdonereste se io vi parlassi in quella
723 XXIX | e che ci è nei singoli pericoli molti modi per fuggire la
724 XVII | cotesto, corrompo i giovani, pernicioso è quello che io dico; ma
725 XXXII | questi di qua, quelli sono perpetuamente immortali, se vero è ciò
726 XXXII | passare il tempo esaminando e perscrutando quei di là, come faceva
727 II | calunnia, o perché persuasi e persuadenti alla loro volta, verso questi
728 IV | cittadini, e senza paga; persuaderli, lasciata la conversazione
729 XXVIII| dico; ma non è cosa facile persuadervene. Ma, da altra parte, anch'
730 XXIV | egli è manifesto che se persuadessi voi e con il pregare voi
731 XXVII | volontariamente; ma di questo non persuado voi, perocché poco tempo
732 XXXII | giudici? Imperocché se alcuno, pervenendo nell'Ade, liberatosi di
733 XVII | Laonde io avrei operato perversamente, se quando i capitani da
734 XVI | presso alle curve navi, peso alla terra». O credi che
735 II | ella è. Ma vada come a Dio piace; si ha a ubbidire alla legge
736 XXIX | voi dolcissimi a udire, piangendo e lamentandomi e altre molte
737 XV | persuadere alcuno, anche se di piccola mente, che uno medesimo
738 XXXI | contrariandomi pure in piccole cose, se io stava per non
739 VI | E pare che per cotesta piccolezza sia piú sapiente io, perciò
740 XXIII | lacrime, menando quassú i suoi piccoli figliuoli acciocché quelli
741 XIV | Anassagora, il Clazomenio, sono pieni? Oh bella! i giovani imparano
742 XXIII | quale componesse di cotesti pietosi drammi facendo ridicola
743 XIX | nella querela anche Meleto, pigliandosene gioco. Ed è una cotale voce,
744 X | esaminati da loro se la pigliano con me; con loro, no: e
745 XIV | che io mi contraddico per pigliarmi gioco di lui, o no; e se
746 XV | hai scritto l'accusa per pigliarti giuoco di me e mettermi
747 XXIV | né voi voi medesimi; ché pii non saremmo né voi né noi.
748 V | sapiente di me. Rispose la Pizia: - Niuno essere piú sapiente. -
749 | poca
750 | pochissimi
751 VII | pigliando in mano i loro poemi, quelli che mi parean piú
752 VII | sapienza poetavano checché poetassero, ma per certa natura e da
753 VII | i poeti non per sapienza poetavano checché poetassero, ma per
754 XVI | cosí, o Ateniesi: dove si pone alcuno da sé medesimo, giudicando
755 IX | usa del mio nome a fine di porre me a esempio, come se dicesse: -
756 XVII | gloriosissima per sapienza e possanza, non ti vergogni di aver
757 XXX | è cotesta liberazione né possibile per niuno modo, né bella;
758 XVII | e se mi pare ch'ei non possieda la virtú, pur dicendo di
759 | possono
760 XVI | essere il suo meglio; o dove posto è da colui che comanda;
761 XXXII | torrebbe qualunque di voi potere conversare con Museo e Orfeo
762 | potessero
763 | potete
764 XVII | assegnato il luogo e in Potidea e in Anfipoli e in Delio,
765 I | alla maniera di dire (forse potrebb'ella esser peggio, forse
766 | potrebbe
767 XVIII | stando ai fianchi di ciascuno predicando virtú, come padre o come
768 III | per aria gloriantesi, e predicante altre molte ciancie; delle
769 XXIV | il pregare il giudice, né pregando procurar suo scampo, ma
770 XVII | perocché ha a vile ciò che è pregevolissimo, e ha in pregio ciò ch'è
771 XXII | Teodoto poi è morto, e nol pregherà che stia zitto); e Paralo,
772 XVII | pregevolissimo, e ha in pregio ciò ch'è vilissimo. E questo
773 XXIII | momento di questa mia, egli pregò e supplicò i giudici con
774 IV | o vitelli, non avremmo a prendere noi a paga un sovrastante,
775 V | brighe che gli altri non si prendono, se fatto non avessi come
776 XXX | Giove, che non quella che presa avete di me, uccidendomi.
777 XXIII | popolo ateniese, i quali ei presceglie ai magistrati ed agli altri
778 XVI | quale stai nel pericolo, presentemente, di morire? - Ma io giustamente
779 XVIII | Ma forse, da subita ira presi come sonnecchianti desti
780 III | la calunnia, e alla quale prestando fede scrisse la querela
781 | presto
782 X | sono palesati persone che presumono di sapere, non sapendo nulla.
783 XXXII | o, al contrario, a qual prezzo non torrebbe qualunque di
784 II | io mi difenda contro le prime false accuse e contro i
785 XIV | Ateniesi, mi par molto procace e prosuntuoso, e che coteste
786 XIV | le ha proprio scritte per procacia e prosunzione, e perché
787 XXXI | Ma ora, durante questo processo, checché facessi o dicessi,
788 XXIV | il giudice, né pregando procurar suo scampo, ma sí informare
789 XXX | impedimento agli altri, ma sí in procurare di render quanto si può
790 V | una certa sapienza mi sono procurato cotesta mala fama. Quale
791 IV | come Gorgia il Leontino, o Prodico di Ceo, o Ippia di Elide:
792 XXI | e a ricco e a povero mi profferisco per interrogare se voglion
793 XXXII | fosse addormentato cosí profondamente ch'egli né anche veduto
794 XXI | che a niuno di loro né ho promesso mai d'insegnare né ho insegnato
795 XXII | tutto il contrario, tutti pronti ad aiutare me, il corrompitore,
796 XVI | morirai;~ ~Dopo quello d'Ettor pronto è il tuo fato»;~ ~egli,
797 XVII | cittadini, perché mi siete prossimi piú voi di nascita. Ché
798 XIV | mi par molto procace e prosuntuoso, e che coteste accuse le
799 XIV | proprio scritte per procacia e prosunzione, e perché giovine. Ch'egli
800 VI | ma che non fosse. E mi provai di mostrarglielo: - Tu sí
801 XXVI | maggior benefizio, là andai; provandomi di persuadere ciascun di
802 X | e molte volte fra loro provano d'imitare me, e poi si mettono
803 II | difendere, dunque, e ci si ha a provare di trar via fuori dai vostri
804 XX | ciò vi arrecherò grandi prove io medesimo: parole no,
805 IV | avete mai udito che io mi provo a educare uomini e fo danari,
806 XXI | tanti anni se io era in pubblici ufficii, sostenendo, come
807 IV | tuoi due figliuoli fossero puledri o vitelli, non avremmo a
808 XXVI | voi con cavallo o biga o quadriga vinto avesse nei giochi
809 | qualsiasi
810 | quante
811 | quantunque
812 | quattro
813 | quell'
814 XXIII | quello che dice Omero: «né di quercia son nato né di pietra, ma
815 XXVI | perciò che in mia vita non mi quietai mai dalla voglia di apprendere;
816 XXV | per non aver egli avuto la quinta parte dei voti.~ ~ ~
817 XX | chiamando certuni, e me, quinto, nella sala del Tolo; e
818 XXXII | là giudicano, Minosse e Radamanto ed Eaco e Triptolemo, e
819 VI | in odio. Andatomene via, ragionai fra me, e cosí dissi: «Son
820 XXVIII| bene a un uomo far ogni dí ragionamenti su la virtú e quelli argomenti
821 VII | quasi tutti gli astanti ne ragionavan meglio di loro. In breve
822 XXXI | avete votato l'assoluzione, ragionerei volentieri di una cosa che
823 XV | non mi far rumore se io ragiono nel modo solito. - Ci è
824 XVIII | che scotendo, persuadendo, rampognando, vi sto tutto il dí addosso.
825 XXX | uomini, rattenere alcuno dal rampognare a voi la non diritta vita,
826 XXX | pensate, uccidendo uomini, rattenere alcuno dal rampognare a
827 XXX | leveranno piú molti, i quali ratteneva io, non accorgendovene voi;
828 XXXII | uomo, ma altresí il gran Re queste troverebbe facili
829 III | legga. Eccola: «Socrate fa rea opera, e temeraria, cercando
830 XX | i dieci capitani che non recuperarono i naufraghi e i morti della
831 XX | e di morte. E questo fu, reggentesi tuttavia la città a popolo.
832 XXX | altri, ma sí in procurare di render quanto si può buoni sé medesimi.
833 XXX | immaginando liberarvi dal dover rendere ragione di vostra vita;
834 VII | essi, perciò che poeti, si reputavano ancora nelle altre cose
835 XXIV | cose verso voi, quali né reputo belle, né giuste, né sante:
836 II | che, niuno rispondendo, ribatta. Dunque, consentite anche
837 X | da sé), figliuoli dei piú ricchi, che hanno gran tempo, udendo
838 XXI | dànno, no; ma similmente e a ricco e a povero mi profferisco
839 XXVII | per paura di che? che non riceva la pena che vuol Meleto,
840 XIII | meco, starò nel pericolo di ricevere del male io da lui; cosí
841 XVIII | ché, udendo, penso che ne riceverete giovamento. Perché altre
842 XVIII | utilità ne traessi, se ne ricevessi mercede, ci sarebbe una
843 XXXIII| quello che giusto era che ricevessimo, io e miei figliuoli.~Ma
844 XXII | se mai quei di loro casa ricevettero da me alcun male, ora se
845 XXIII | sdegnerebbe alcuno di voi se si ricordasse che, combattendo per cause
846 XXII | me alcun male, ora se ne ricordassero e se ne vendicassero. Molti
847 XV | rispondi a noi, o Meleto: e voi ricordatevi di quello che vi ho pregato
848 XVIII | cosa (la dirò anche se fo ridere) trovare un altro come me,
849 XXIII | cotesti pietosi drammi facendo ridicola la città, che non colui
850 XX | a molti, volendo quelli riempiere di colpe quanti piú potessero.
851 X | gravi calunnie vi ebbero riempiuti gli orecchi. Tra costoro
852 VI | colui: tu dicesti me». E riguardandolo bene (non c'è bisogno che
853 XXVIII| mi multi di trenta mine, rimanendo essi mallevadori. Dunque
854 XVIII | leggermente, e consumereste la rimanente vita dormendo, se pure l'
855 XXIII | colui il quale quieto se ne rimanesse.~ ~ ~
856 XXVI | immischiandomici dentro, salvo rimanessi, là non andai, dove andando
857 XXXI | dove mi aspetta la morte. Rimanete dunque con me, questo tempo:
858 XVI | reo, acciocché io qua non rimanga a ludibrio presso alle curve
859 IV | dando danari e col cuore ringraziando. E ci è altro sapiente uomo,
860 III | III.~ ~Dunque ripigliamo da principio: che è l'accusa,
861 XI | la loro giurata querela ripigliamola. Su per giú dice : «Socrate
862 V | V.~ ~Ripiglierà alcuno di voi: - Ma, o Socrate,
863 XVII | virtú, pur dicendo di sí, lo riprenderò perocché ha a vile ciò che
864 XVII | oracolo e temendo la morte e riputandomi sapiente senza che fossi.
865 VII | Iddio, quelli massimamente riputati mi paressero quasi essere
866 XVIII | voi, se mi date retta, mi risparmierete. Ma forse, da subita ira
867 XV | sí, ma uomini no?... (che risponda, o Giudici, e non si dimeni,
868 II | con ombre, e che, niuno rispondendo, ribatta. Dunque, consentite
869 X | che insegna? - non han da risponder nulla, ché non sanno; ma,
870 XVI | morire? - Ma io giustamente risponderei a lui: - Tu non di' bene,
871 XV | non vuoi rispondere tu, rispondo io a te e a questi altri.
872 VIII | cosa, che hanno quelli. Risposi a me e all'oracolo, che
873 XV | che alla fine tu m'hai risposto un poco: ma sforzato. Ora
874 XXXIII| biasimare.~Ma ad essi io mi rivolgo ora, e cosí li prego:~I
875 XX | mostrai, ma sí a fatti (parrò rozzo), che non cale a me nulla
876 XVIII | XVIII.~ ~Non rumoreggiate, Ateniesi, per quel che
877 XII | Meleto, tu taci, e non sai che dire. E non ti pare
878 XX | via da Salamina Leonte il Salaminio, affinché morisse: e scelleratezze
879 XXXI | il segno dell'Iddio, né salendo qua in tribunale, né mentre
880 XVII | Miei cari Ateniesi, vi saluto, e piuttosto ubbidirò a
881 XIX | il vero; ché uomo non si salva, chiunque sia, a voi o ad
882 XIX | in pubblico, se pur vuole salvarsi per picciol tempo, ma sí
883 XIV | costoro, e li credi cosí salvatichi di lettere, da non sapere
884 XXIV | reputo belle, né giuste, né sante: specialmente io accusato
885 XVII | cosí anche credo di non saperne; ma il fare ingiustizia
886 XVII | ognuno la teme come se ben sapesse essere quella il maggior
887 IV | anch'io ed inorgoglirei, se sapessi; ma io non so, Ateniesi.~ ~ ~
888 XVI | addosso molto odio e di molti, sapete che è vero. E quest'odio
889 VII | ancora nelle altre cose sapientissimi uomini, senza che fossero:
890 | sarei
891 | saremmo
892 | sareste
893 | saresti
894 VII | piú da poco, essere piú savii. E la peregrinazione mia
895 XXV | caduti giú nell'altra urna, scampava io. Ma, anche cosí, da Meleto
896 XXIX | molte volte in battaglia uno scamperebbe della morte o se gittasse
897 XXIV | né pregando procurar suo scampo, ma sí informare e persuadere
898 XIII | avrò appreso. Ma ti sei scansato dallo starti con me e dall'
899 XXVII | male né se è bene, e per scegliermi in cambio qualche pena la
900 XXXII | penso che se mai alcuno scegliesse una tal notte, nella quale
901 XXIX | anzi piú assai volentieri scelgo di essermi difeso in questo
902 XX | Salaminio, affinché morisse: e scelleratezze simili ne ordinaron molte
903 X | che ci è un certo Socrate, scelleratissimo uomo, che guasta i giovani.
904 X | tutta, non nascondendo né scemando nulla; sebbene sono quasi
905 XI | che reo è Meleto, perché scherza pensatamente, trae in tribunale
906 V | ad alcuni di voi che io scherzi; ma, sappiate bene, io vi
907 III | dispregiando questa cotal scienza, se mai alcuno l'avesse:
908 XVIII | deputato me alla città, me che scotendo, persuadendo, rampognando,
909 III | alla quale prestando fede scrisse la querela sua Meleto? e
910 XIV | secondo l'accusa che hai scritta, che insegnando a non credere
911 XIV | coteste accuse le ha proprio scritte per procacia e prosunzione,
912 XV | una delle due: o m'hai scritto l'accusa per pigliarti giuoco
913 XXIII | altri simili. E tosto si sdegnerebbe alcuno di voi se si ricordasse
914 XXV | per molte ragioni non mi sdegno, e specialmente perché mi
915 | sebbene
916 XXXII | sentimento di niuna cosa; o, secondoché dicono, è un cotal transito
917 XXVI | curando delle congiurazioni e sedizioni nella città, giudicandomi
918 XXIII | qualsiasi altra virtú paiono segnalarsi tra voi, sarebbe vergogna.
919 XXIII | forestiero supporrebbe che quelli segnalati in virtú tra il popolo ateniese,
920 II | paura che non Anito e i suoi seguaci, contuttoché terribili,
921 VII | VII.~ ~E seguitai ad andare: con dolore e
922 XVII | che se mai io campassi, seguitando gli insegnamenti di Socrate
923 VII | andare: con dolore e tremore, sentendo che veniva in odio; nondimeno
924 VII | senza fatiche, acciocché la sentenza dell'oracolo chiaro mi si
925 XXIV | a lui paresse, ma sí di sentenziare secondo le leggi. Dunque
926 XXXI | tutto il tempo innanzi la sentiva io molto frequentemente,
927 IX | sono in povertà grande, per servigio dell'Iddio.~ ~ ~
928 XXIX | bisognasse far cosa niuna servile, per paura del pericolo,
929 I | vengo su in tribunale e ho settant'anni; onde alla dicitura
930 XXII | Critobulo, qui; poi Lisania, lo Sfettio, padre di Eschine, qui;
931 XXIV | voi e con il pregare voi sforzassi, i quali avete giurato,
932 XV | hai risposto un poco: ma sforzato. Ora tu affermi che io credo
933 XVI | alla terra». O credi che siasi angustiato per la morte
934 | sicché
935 XXIV | imperocché non per cotesto siede il giudice, per dispensar
936 XXXI | voi, come ad amici, che significa mai quello che m'è avvenuto.
937 XXI | non me ne dànno, no; ma similmente e a ricco e a povero mi
938 XXIX | volgesse, e che ci è nei singoli pericoli molti modi per
939 | sino
940 XXXII | contro a Troia, o Ulisse, o Sisifo, o tanti altri uomini e
941 VI | fra me dissi: «Or, se mai, smentirò il vaticinio e mostrerò
942 I | vergognarsi che tosto li avrei smentiti, mostrando in fatto non
943 IV | d'accostare un che con i sofisti ha speso danaro piú che
944 XVII | afferma quel che non è -. E soggiungerei: - Ateniesi, diate retta
945 XXII | questo: per vaticinii, e per sogni, e per tutti quei modi che
946 XXV | molta. Ma ora si vede che se soli trenta voti fossero caduti
947 XXXI | maravigliosa; perocché la solita vaticinatrice voce, quella
948 X | impacciati, dicono quel che si è soliti a dire contro tutti i filosofi:
949 XVII | e non avere poi cura e sollecitudine della sapienza e della verità,
950 XXVII | devo vivere in carcere, sommesso al sovrastante magistrato,
951 XV | esserci sonatori di flauto, e sonate di flauto sí?... Non c'è:
952 XV | sí? che non creda esserci sonatori di flauto, e sonate di flauto
953 XVIII | da subita ira presi come sonnecchianti desti per forza, tirando
954 XXXII | sentimento, ed è come un sonno allora che dormendo non
955 XVIII | per la grandezza un poco sonnolento e abbisognoso di essere
956 XXVII | non siete stati buoni di sopportare la mia conversazione e i
957 XXVII | di liberarvene; come li sopporteranno gli altri? Oh no! E poi
958 | sopra
959 XIX | per fare: sospingere, non sospinge mai. Ella mi si oppone che
960 XIX | quello che son per fare: sospingere, non sospinge mai. Ella
961 XXI | era in pubblici ufficii, sostenendo, come si conviene a dabbene
962 XVI | sprezzò il pericolo per non sostenere vergogna, che, a lui deliberato
963 XXXI | benché, parlando altre volte, sovente mi fermasse la parola a
964 II | ragioni fa piú forti. E gli spargitori, o Ateniesi, di questa fama,
965 XX | assai. Perocché sí non mi spaventò quella signoria, contuttoché
966 II | Socrate, uomo sapiente, speculatore delle cose del cielo e cercatore
967 XXXIII| XXXIII.~ ~Ma dovete sperar bene anche voi, o giudici,
968 XXXII | d'intendere come c'è da sperare molto che sia un bene. Imperciocché
969 XXIV | che noi avvezziamo voi a spergiurare, né voi voi medesimi; ché
970 IV | un che con i sofisti ha speso danaro piú che tutti gli
971 XXII | sono. Certo ella è cosa non spiacevole. E, come io affermo, a me
972 XIV | accusare, caro Meleto? e cosí sprezzi costoro, e li credi cosí
973 XVI | di Tetide, il quale tanto sprezzò il pericolo per non sostenere
974 XVIII | abbisognoso di essere destato da sprone: ché con tale ufficio direi
975 XVIII | accusandomi di tante altre cose spudoratamente, non hanno avuto tanta spudoratezza
976 XVIII | spudoratamente, non hanno avuto tanta spudoratezza da addurre testimoni che
977 XV | i demoni son cotai figli spurii d'Iddii, partoriti o da
978 | stai
979 XXXI | estremi mali, e nondimeno né stamane uscendo di casa mi contrariò
980 | stanno
981 XX | la giustizia, che con voi starmene deliberanti la ingiustizia,
982 | starò
983 XIII | Ma ti sei scansato dallo starti con me e dall'insegnarmi;
984 XXII | come io affermo, a me è stato commesso da Dio che facessi
985 | stava
986 XXIII | tosto, siccome punto da me, stizzito, con istizza gitterebbe
987 | sto
988 XXX | non diritta vita, pensate stoltamente: imperocché non è cotesta
989 VIII | maggiori cose; e questa stoltizia oscurava quella sapienza.
990 XIX | XIX.~ ~Ma parrà strano che io dia consigli in privato
991 I | udirete cose dette senza niuno studio, con quelle parole che vengono,
992 XVIII | risparmierete. Ma forse, da subita ira presi come sonnecchianti
993 XX | morte, né se morire dovessi subitamente per non cedere. Vi dirò
994 XXXI | non far bene. Ma ora mi succedono cose, come voi stessi vedete,
995 XII | brutta cosa? e non ti par sufficiente prova di quel che dico io,
996 | sul
997 XXVII | detto della commiserazione e supplicazione, per orgoglio. Ma ciò non
998 XXIX | verso gl'inseguitori egli supplichevole si volgesse, e che ci è
999 I | questo prego voi, e voi supplico, che se udite me con quelle
1000 XXIII | questa mia, egli pregò e supplicò i giudici con molte lacrime,
1001 XV | Cosí; dacché non rispondi, suppongo che tu consenta. E i demoni
1002 XXIII | sí che alcun forestiero supporrebbe che quelli segnalati in
1003 XVII | assegnandomi Dio, come ho pensato e supposto, che io dovessi vivere filosofando
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