Scena
sesta
Rodolfo,
Tonino, e detti.
Rodolfo con il cappello in testa
fornito d’un nastro, alla cintola il fodero d’una spada e in mano, invece, e in
forma di bastone un lungo cartone coperto di carta dorata, due, o tre ordini
nel petto, ed uno in mezzo la schiena; vestito nel rimanente alla francese, ma
in cattiva forma. Tonino abbigliato d’una sopraveste bianca aperta nel petto,
che resterà mezzo scoperto come le donne, con una berretta in testa pur bianca
posta alla parte, fornita d’un nastro color di rosa. I capelli carichi di
polvere, e tutti raccolti in una piccola coda. Dinanzi un grembiale, alla
cintola del quale è raccomandato il piccolo beccatello, che sostiene i ferri
delle calzette. In piedi poi avrà un paio di pianelle gialle.
RODOLFO (mettendo il capo fuori della porta) Chi
ci domanda? Qualche re? Sento, che non ci danno i nostri titoli.
BENIGNO Oh! scusate, sacra
maestà.
TONINO (venendo fuori dall’altro lato) I me
chiama? Ah, ah, ah, (ridendo) sarà el sior Benigno. Ah, ah, ah. Giera
drio a far ste calze. (Sorridendo) no le fenisso mai (seguita a far
calze).
ALESSIO Oh! una gran novità. Venite qui Don Fabio,
ch’è fatta apposta per voi.
DON FABIO Che c’è? Che c’è. Narratemela.
ALESSIO Un figlio, che ha ammazzato barbaramente sua madre.
DON FABIO Bravo! bravo! Questo è un nuovo Nerone, e
potrò farne una seconda Agrippina.
TONINO Un fio che ha mazzà so mare! Oh, oh, oh. La xè gustosa. Tirè
avanti, sior Alessio. Ghe xe altri de sti bei esempieti? Oh, oh, oh.
ALESSIO Gran pazzo ch’è colui.
FLAMINIO (ad Aurelio) (Se non si avesse da
fare altro nel mondo, sarebbe un gran bel vivere nell’ospitale! Almeno questo
genere di pazzi dà gusto).
AURELIO (a Flaminio) (A me non può
darmelo che la mia Rosina. Tutto va bene, ma ella ancor non si vede).
ALESSIO (leggendo) Questo imperatore, questo
imperatore si prende delle gran libertà. Bisognerà aprire gli occhi, e metterlo
in soggezione.
RODOLFO (mettendole mani in fianco, e in
collera) Che dite? Parlate con creanza, o vi facciamo appiccare per delitto
di lesa maestà. Impertinente! Abbiamo stampato i nostri manifesti, abbiamo
pubblicate le nostre ragioni. Il nostro gabinetto ci ha fatto giustizia, e noi
vogliamo farcela cogli altri.
TONINO Ohe, l’imperator va in collera. Ah, ah, ah.
AURELIO (a Benigno) (Ma, amico, per carità,
questa Rosina).
BENIGNO Oh! s’avvicina l’ora della buccolica;
bisognerà chiamare le donne. (Chiama al camerino piú vicino alla platea a
mano dritta, poi a quello di rimpetto; dall’uno Rosina, dall’altro Camilla) Rosina,
Camilla, è ora d’unirsi con tutti.
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