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Alessandro Pepoli
I pazzarelli ossia Il cervello per amore

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  • ATTO PRIMO
    • Scena settima   Rosina, Camilla e detti.
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Scena settima

 

Rosina, Camilla e detti.

 

Rosina vestita capricciosamente da prima donna seria esce cullandosi con gran guardinfante, con piume mal ordinate, e piccola corona di carta in testa, con qualche neo sul volto, e col ventaglio in mano. Camilla vestita di bianco, in forma di ninfa, adorna di molti fiori, con un mazzo spropositato nel seno, tutto il resto a piacere, purché in carattere.

 

ROSINA (sostenendosi il guardinfante, e cantando a capriccio il seguente recitativo diretto a Benigno)

Eccomi a’ cenni tuoi

Compiacente qual vuoi sposa, e regina;

(con fretta)

Tuo sostegno in un punto o tua rovina.

(parlando) È ora dell’aria.

(cantando)

Son regina, e sono amante?

Ricordatevi di avvisarmi.

AURELIO (in disparte) (Oh benedetta!)

CAMILLA (uscendo dall’altra parte) Ho inteso a domandare dell’infelice Camilla. Sarebbe forse un marito, che dopo tanti secoli venisse finalmente a consolarmi?

FLAMINIO (mostrando di rallegrarsi) Signora, chi sa? lo almeno son qui arso, morto per desiderio di moglie.

RODOLFO Sappiate, che, se non siete qualche testa coronata, non potete pretendere alla mano di nostra figlia, qual è costei.

FLAMINIO Ah! scusate, o Cesare; non avea la fortuna di conoscerla come tale.

ROSINA (cantando)

Chi son que’ due stranieri

Vagabondì, smarriti,

Che approdarono arditi

Dalle spiagge di Troia a queste arene

Libertade cercando, e non catene?

FLAMINIO (ad Aurelio) (Sentite? Abbiamo intanto guadagnato il bel titolo di vagabondi).

AURELIO (a Flaminio) (Ah! tutto è un zucchero da quella bocca). Signora, siamo...

FLAMINIO (tirandolo per le vesti) (State saldo, amico; ricordatevi, che non potete soffrire le donne. Lasciate fare a me i complimenti). Signora, siamo due troiani degni della vostra compagnia. Io sono il gran Flaminio conquista-cuori; questo è il mio amico Aurelio schiva-femmine. Siamo in tutto conformi ai nostri cognomi.

CAMILLA Signor Aurelio, (inginocchiandosi a lui) accettate dunque la mia dichiarazione; non ho mai potuto piacere a chi amava le donne, spero presentemente di piacere a voi, che le odiate.

AURELIO (con maniera brusca) Alzatevi; andate via.

FLAMINIO (ad Aurelio) (No; fatele buona cera).

CAMILLA (alzandosi) Come?

RODOLFO (fra sé) (In qual umile situazione doveva ridursi la figlia d’un potente sovrano!)

AURELIO Ah! scusatemi, non vi aveva ben ravvisata. (Guardandola) Voi sola, voi sola, se il mio costume non fosse tanto radicato, meritereste di placarmi col vostro sesso (guardandola raddolcito).

ROSINA (Colui non può soffrire le donne, e si commove facilmente per quella pazza!) (fra sé).

BENIGNO Io parto per qualche momento sin che portano in tavola (ad Aurelio e a Flaminio). (Mi fido di voi). Ehi, ragazzi, abbiate giudizio, state in buona pace, e non fate sussurri, se no questo amico lavorerà. (Additando il nerbo) Avete inteso?

TONINO Sior , avemo capio. Ah, ah, ah. Co le averò fate, salo? ghe vogio donar sto per de calze. Tuto perché el sia bon. Ah, ah, ah.

BENIGNO , , matto del diavolo. Se aspetto di mettermi le tue, non metto calze mai piú.

 

 

 




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