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Alessandro Pepoli
I pazzarelli ossia Il cervello per amore

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  • ATTO PRIMO
    • Scena ottava   Rosina, Camilla, Don Fabio, Rodolfo, Alessio, Candido, Tonino, Aurelio e Flaminio.
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Scena ottava

 

Rosina, Camilla, Don Fabio, Rodolfo, Alessio, Candido, Tonino, Aurelio e Flaminio.

 

AURELIO (a Flaminio) (Ma io non posso resistere alla tentazione di dirle qualche parola).

FLAMINIO (ad Aurelio) (Lasciate, che gliela dirò io).

AURELIO (fra sé) (Doversi consolar per procura è una gran brutta cosa!)

ROSINA (guardando Camilla, che andrà facendo dei gesti, come discorrendo da sé) (Colei a quest’ora fa i conti sul matrimonio. Appena, che capitano, han da esser per lei. Maledetta!) (fra sé).

FLAMINIO Signora Rosina, se non m’inganno, sappiate, che sono portatissimo per il bel sesso; e che per conseguenza ho una grande inclinazione anche per voi.

ROSINA (sdegnandosi) Bel complimento! Son matta, ma lo capisco. Una regina della mia sorta ha da esser posta a mazzo con le pedine? In verità siete due matti alquanto asini qui venuti fresco.

AURELIO Ma io come c’entro, signora?

FLAMINIO (ad Aurelio) (Niente, amico, anche questo è un zucchero).

ROSINA Voi siete un asino, perché non mi avete ancora detto una galanteria. Quando si va in iscena, non si trattano cosí le prime donne.

CAMILLA (a Rosina) Questo, ehi, lascialo stare. Ha conosciuto il mio merito in preferenza del tuo.

AURELIO (a Flaminio) (Ah! tu m’hai rovinato).

FLAMINIO (ad Aurelio) (Niente; flemma, e costanza, vi dico; il principio è anzi ottimo).

 

In tutto questo tempo Don Fabio passeggerà su, e giú in atto di comporre. Alessio leggerà la gazzetta, e mostrerà di ricominciarla, quando è finita, guardando però di tratto in tratto il suo abito, come per incontrare qualche articolo di gazzetta passata. Tonino seduto da una parte che fa come il solito calzette, e che sorride di quando in quando. Candido, che si va guardando da Don Fabio, che passeggia con furore, e temendo per il suo naso, fa lazzi su questo. Rodolfo sarà andato a prendere nel proprio camerino un piccolo scanno circolare, con un gradino semicircolare sotto, da lui creduto un trono, dove starà seduto alteramente, e appoggiato sulla sua finta canna.

 

ROSINA Camilla, non istuzzicarmi, perché, perché...

Vedrai con tuo periglio

Di questa spada il lampo...

(minacciandola col ventaglio; cantando sempre a capriccio secondo il tenore delle parole; poi rapidamente passando a un cantabile pure a capriccio s’avvicina ad Aurelio lentamente, e con tutta la dolcezza)

E tu serena il ciglio

Se l’amor mio t’è caro;

L’unico mio periglio

Sarebbe il tuo martir.

(Aurelio in questo frattempo farà dei segni di non saper come resistere, e Flaminio di trattenerlo).

AURELIO (a Flaminio) (E devo star su?)

FLAMINIO (ad Aurelio) (; se non è ancora il tempo di andar giú). Me ne consolo, signora; voi superate un rosignuolo.

 

Nel tempo, che Rosina canta, Don Fabio sarà rimasto estatico, e si sarà fermato. Rodolfo seduto sempre nel mezzo, avrà dati segni di molta approvazione.

 

RODOLFO Brava! Ci piacete. Vi prenderemo alla nostra corte. Accettate intanto per un piccolo segno della nostra gratitudine, questa scatola d’oro gioiellata, col nostro ritratto (le una scatola di cartone bianco, con una testa di queste dozzinali, che si dipingono sulle ventaruole).

ROSINA (facendo una gran riverenza) Oh! mille grazie a vostra maestà.

CAMILLA Basta essere cantatrice, per essere fortunata...

DON FABIO Canta bene; ma una tragedia, che significa molto piú, non mi ha procurato mai tanto. Infelice Melpomene!

CANDIDO (in disparte) (Oh, che matti! Se la bevono tutti per una scatola d’oro. Poveretti! Cosa vuol dire aver dato la volta! Vorrei correre in mezzo a dar loro la baia, se non avessi questo maledettissimo naso, che mi tiene in una perpetua contumacia).

ALESSIO (a Rosina) Non vi dubitate, bella giovine, farò mettere sulle gazzette, come si costuma, voi, il vostro canto, e, quel ch’è piú, la vostra scatola d’oro.

TONINO Hai cantà? Oh, oh, oh. Ma parso de . Ho sentio un certo lerun, lerun, che m’ha messo tutto in gringola. Squasi, squasi canterave anche mi. So cantar, sale? Ah, ah, ah.

ROSINA Canta dunque, che ti compatirò.

TONINO Me dispiase de lassar qua ste calze, ma per un momento pazienza (canta un’aria di quella maschera, che in veneziano si chiama Pampalughetto).

La mia mamma poverella

Questa rosa mi donò.

Nel morir la meschinella

Questa a me raccomandò.

A la monsú, a la monsú, a la, a la, a la... (poi ritorna al motivo come sopra, e per l’ultima volta, avvertendo che nel cantare di tratto in tratto gli manca il fiato, e si dimentica le parole).

FLAMINIO Bravo davvero, signor Tonino.

ROSINA Lascia quelle maledette calze; ti farò prendere per tenore in mia compagnia nel teatro di Londra.

AURELIO (a Flaminio) (Se sapessi cantare ancor io, sarebbe un mezzo migliore di quello che tentiamo presentemente).

FLAMINIO (a Aurelio) (Tutti camminano per la loro strada, e voi dovete insistere nella vostra. Fate finezze a Camilla).

ROSINA (Ognuno mi ha applaudito, fuori che quella bestia dello schiva-femmine) (fra sé).

AURELIO Signora Camilla, chi vi ha piacciuto piú? L’aria della virtuosa, o quella del tenore?

CAMILLA Per me non c’à altro che i tenori, che mi vadano al cuore.

AURELIO (sorridendo) Siete veramente graziosa.

ROSINA (fra sé guardando Aurelio) (Sei veramente un somaro).

AURELIO Buono che non posso soffrire le donne.

ROSINA (Per altro farebbe di piú. Per quella bella figura!) (fra sé).

FLAMINIO (ad Aurelio) (Duro; va bene; l’amica si contorce), (S’avvicina a Rosina) La vostra abilità è portentosa. Io contendeva ora appunto in vostro favore con quel pazzo del mio compagno; ma già egli l’ha tanto contro le femmine, che non vuol né meno conoscerne i pregi quando ne hanno.

ROSINA (con ironia) E conosce poi quelli dell’altre! Ha fortuna, ch’io ho giudizio, e non mi picco di conquistare dei pazzi, ma vorrei farlo cascare innamorato morto prima di sera, a fronte di quella signora cerca-mariti.

CAMILLA (accennando se stessa, e facendo una riverenza colle mani in fianco) Signora-cerca, e signora-trova. Io l’ho trovato; e cosí? Il suo canto non fa breccia con tutti. Vi vogliono di queste guancie; (toccandosi le guancie) di queste taglie senza del guardinfante (con caricatura).

ROSINA Quasi, quasi, sai? mi metti a puntiglio. Basta...

CAMILLA (con ironia) Si metta pure.

ROSINA (con rabbia) Se mi monta,..

CAMILLA (con ironia) Discenderà.

ROSINA (con sdegno) Oh...

RODOLFO (a Rosina) Portate rispetto alla figlia d’un imperatore. Finiamola, perché chiameremo le guardie.

DON FABIO (avanzandosi, e inginocchiandosi a Rodolfo mostrando Rosina)

Signor, deh! per pietà, perdona all’ire

Di femmina oltraggiata, ognor piú fiera

Di tigre o di pantera... Ah! se clemente...

 

 

 




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