Scena
ottava
Rosina,
Camilla, Don Fabio, Rodolfo, Alessio, Candido, Tonino, Aurelio e
Flaminio.
AURELIO (a Flaminio) (Ma io non posso
resistere alla tentazione di dirle qualche parola).
FLAMINIO (ad Aurelio) (Lasciate, che gliela
dirò io).
AURELIO (fra sé) (Doversi consolar per
procura è una gran brutta cosa!)
ROSINA (guardando Camilla, che andrà facendo dei gesti, come
discorrendo da sé) (Colei a quest’ora fa i conti sul matrimonio. Appena,
che capitano, han da esser per lei. Maledetta!) (fra sé).
FLAMINIO Signora Rosina, se non m’inganno, sappiate,
che sono portatissimo per il bel sesso; e che per conseguenza ho una grande
inclinazione anche per voi.
ROSINA (sdegnandosi) Bel complimento! Son
matta, ma lo capisco. Una regina della mia sorta ha da esser posta a mazzo con
le pedine? In verità siete due matti alquanto asini qui venuti dì fresco.
AURELIO Ma io come c’entro, signora?
FLAMINIO (ad Aurelio) (Niente, amico, anche
questo è un zucchero).
ROSINA Voi siete un asino, perché non mi avete
ancora detto una galanteria. Quando si va in iscena, non si trattano cosí le
prime donne.
CAMILLA (a Rosina) Questo, ehi, lascialo
stare. Ha conosciuto il mio merito in preferenza del tuo.
AURELIO (a Flaminio) (Ah! tu m’hai
rovinato).
FLAMINIO (ad Aurelio) (Niente; flemma, e
costanza, vi dico; il principio è anzi ottimo).
In tutto questo tempo Don Fabio passeggerà su, e
giú in atto di comporre. Alessio leggerà la gazzetta, e mostrerà di
ricominciarla, quando è finita, guardando però di tratto in tratto il suo
abito, come per incontrare qualche articolo di gazzetta passata. Tonino seduto
da una parte che fa come il solito calzette, e che sorride di quando in quando.
Candido, che si va guardando da Don Fabio, che passeggia con furore, e temendo
per il suo naso, fa lazzi su questo. Rodolfo sarà andato a prendere nel proprio
camerino un piccolo scanno circolare, con un gradino semicircolare sotto, da
lui creduto un trono, dove starà seduto alteramente, e appoggiato sulla sua
finta canna.
ROSINA Camilla, non istuzzicarmi, perché, perché...
Vedrai con tuo periglio
Di questa spada il lampo...
(minacciandola
col ventaglio; cantando sempre a capriccio secondo il tenore delle parole; poi
rapidamente passando a un cantabile pure a capriccio s’avvicina ad Aurelio
lentamente, e con tutta la dolcezza)
E tu serena il ciglio
Se l’amor mio t’è caro;
L’unico mio periglio
Sarebbe il tuo martir.
(Aurelio
in questo frattempo farà dei segni di non saper come resistere, e Flaminio di
trattenerlo).
AURELIO (a Flaminio) (E devo star
su?)
FLAMINIO (ad Aurelio) (Sí; se non è ancora
il tempo di andar giú). Me ne consolo, signora; voi superate un rosignuolo.
Nel tempo,
che Rosina canta, Don Fabio sarà rimasto estatico, e si sarà fermato. Rodolfo
seduto sempre nel mezzo, avrà dati segni di molta approvazione.
RODOLFO Brava! Ci piacete. Vi prenderemo alla nostra
corte. Accettate intanto per un piccolo segno della nostra gratitudine, questa
scatola d’oro gioiellata, col nostro ritratto (le dà una scatola di cartone
bianco, con una testa di queste dozzinali, che si dipingono sulle ventaruole).
ROSINA (facendo una gran riverenza) Oh!
mille grazie a vostra maestà.
CAMILLA Basta essere cantatrice, per essere
fortunata...
DON FABIO Canta bene; ma una tragedia, che significa
molto piú, non mi ha procurato mai tanto. Infelice Melpomene!
CANDIDO (in disparte) (Oh, che matti! Se la
bevono tutti per una scatola d’oro. Poveretti! Cosa vuol dire aver dato la
volta! Vorrei correre in mezzo a dar loro la baia, se non avessi questo
maledettissimo naso, che mi tiene in una perpetua contumacia).
ALESSIO (a Rosina) Non vi dubitate, bella
giovine, farò mettere sulle gazzette, come si costuma, voi, il vostro canto, e,
quel ch’è piú, la vostra scatola d’oro.
TONINO Hai cantà? Oh, oh, oh. Ma parso de sí. Ho
sentio un certo lerun, lerun, che m’ha messo tutto in gringola. Squasi, squasi
canterave anche mi. So cantar, sale? Ah, ah, ah.
ROSINA Canta dunque, che ti compatirò.
TONINO Me dispiase de lassar qua ste calze, ma per
un momento pazienza (canta un’aria di quella maschera, che in veneziano si
chiama Pampalughetto).
La mia mamma poverella
Questa rosa mi donò.
Nel morir la meschinella
Questa a me raccomandò.
A la monsú, a la monsú, a la, a la, a la... (poi ritorna al motivo
come sopra, e per l’ultima volta, avvertendo che nel cantare di tratto in
tratto gli manca il fiato, e si dimentica le parole).
FLAMINIO Bravo davvero, signor Tonino.
ROSINA Lascia quelle maledette calze; ti farò
prendere per tenore in mia compagnia nel teatro di Londra.
AURELIO (a Flaminio) (Se sapessi cantare
ancor io, sarebbe un mezzo migliore di quello che tentiamo presentemente).
FLAMINIO (a Aurelio) (Tutti camminano per la
loro strada, e voi dovete insistere nella vostra. Fate finezze a Camilla).
ROSINA (Ognuno mi ha applaudito, fuori che quella
bestia dello schiva-femmine) (fra sé).
AURELIO Signora Camilla, chi vi ha piacciuto piú?
L’aria della virtuosa, o quella del tenore?
CAMILLA Per me non c’à altro che i tenori, che mi
vadano al cuore.
AURELIO (sorridendo) Siete veramente
graziosa.
ROSINA (fra sé guardando Aurelio) (Sei
veramente un somaro).
AURELIO Buono che non posso soffrire le donne.
ROSINA (Per altro farebbe di piú. Per quella bella
figura!) (fra sé).
FLAMINIO (ad Aurelio) (Duro; va bene;
l’amica si contorce), (S’avvicina a Rosina) La vostra abilità è
portentosa. Io contendeva ora appunto in vostro favore con quel pazzo del mio
compagno; ma già egli l’ha tanto contro le femmine, che non vuol né meno
conoscerne i pregi quando ne hanno.
ROSINA (con ironia) E conosce poi quelli
dell’altre! Ha fortuna, ch’io ho giudizio, e non mi picco di conquistare dei
pazzi, ma vorrei farlo cascare innamorato morto prima di sera, a fronte di
quella signora cerca-mariti.
CAMILLA (accennando se stessa, e facendo una riverenza colle mani
in fianco) Signora-cerca, e signora-trova. Io l’ho trovato; e cosí? Il suo
canto non fa breccia con tutti. Vi vogliono di queste guancie; (toccandosi
le guancie) di queste taglie senza del guardinfante (con caricatura).
ROSINA Quasi, quasi, sai? mi metti a puntiglio.
Basta...
CAMILLA (con ironia) Si metta pure.
ROSINA (con rabbia) Se mi monta,..
CAMILLA (con ironia) Discenderà.
ROSINA (con sdegno) Oh...
RODOLFO (a Rosina) Portate rispetto alla
figlia d’un imperatore. Finiamola, perché chiameremo le guardie.
DON FABIO (avanzandosi, e inginocchiandosi a Rodolfo mostrando
Rosina)
Signor, deh! per pietà, perdona all’ire
Di femmina oltraggiata, ognor piú fiera
Di tigre o di pantera... Ah! se clemente...
|