Scena
decima
Rosina,
Camilla, Don Fabio, Rodolfo, Candido, Alessio, Tonino, e poi Benigno.
RODOLFO (discendendo dal trono) È ora di
discendere dal trono. L’udienza è stata ben lunga! Gran doveri, che abbiamo noi
altri monarchi!
DON FABIO Cielo! questo Benigno non capita mai. Io
vivo continuamente in Elicona, e l’aria di montagna fa crescere l’appetito.
ROSINA E a me la rabbia l’ha fatto scemare.
ALESSIO Finirò quest’articolo oggi dopo pranzo. Si
tratta di molto. Una guerra di commercio! in questi giorni vuol dire assai.
CAMILLA (fra sé) (Freme la signora virtuosa.
Ma l’ho trovato; sí l’ho trovato).
CANDIDO Nel momento del pranzo il poeta, e il
sovrano si scordano uno della fama, l’altro del diadema. Non c’è altro che io,
che non posso scordarmi il mio naso, se non voglio vederlo in minuzzoli.
TONINO So mo stufo de ste calze mi, par che sia pagà
a zornada; ma me son impegnà che xe do ani in sto laorier; son un puto d’onor e
vogio assolutamente finirlo. Ah, ah, ah. Andemio a disnar?
BENIGNO Son qui, andiamo dunque.
RODOLFO Andiamo, o nostra dilettissima figlia (prende
Camilla sotto il braccio).
CAMILLA E Aurelio non ha voluto pranzare?
ROSINA (a Camilla minacciandola) Impertinente!
Me la pagherai.
CAMILLA Non ho paura; vedremo.
BENIGNO Donne; giudizio, se no avrete voi pure la
vostra dose, e chiamerò mia moglie vostra custode. Siete nell’ospitale, sapete?
ROSINA (guardando dietro a Camilla, con ira s’incammina) Basta...
DON FABIO Presto, presto; andiamo.
Tutti s’affollano per la porta di mezzo; Candido,
che vorrebbe pure entrare, ogni tanto dà indietro per paura del suo naso;
finalmente resta l’ultimo di tutti.
CANDIDO Chi ha prudenza l’adoperi. Questo naso vuol
essere la mia rovina (entra).
Fine
dell’Atto primo.
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