Scena
seconda
Rosina,
Camilla, e detti.
Rosina, e Camilla, tutte due
pensierose, scapigliate, e disordinate per conseguenza della pubblica loro
zuffa.
BENIGNO Avete fatto pace, finalmente!
ROSINA (fra i denti, come da sé) Per forza.
CAMILLA (come l’altra) (Di cuore no
certo). Per me, basta che Aurelio sia mio.
ROSINA Ma se questo è quello, che non ha da essere;
e se Aurelio piace a me, appunto perché accomoda a te...
CAMILLA Ma perché dunque contendermi un amante, ch’è
fatto al mio genio?
ROSINA Ma tu non devi
essere fatta al suo.
CAMILLA Bisogna trangugiarla. Egli ha detto, ch’io
sono la sola che merito tutto, e l’ha detto in faccia di te.
ROSINA Avrà burlato certamente. (Voglio veder io a
momenti, se posso qualche cosa) (fra sé).
RODOLFO E qual monarca mai tacerebbe, udendo tali
risposte all’augusto suo sangue? (A Benigno con sdegno; poi da sé)
(Andiamo via per usare politica) (parte).
BENIGNO Oh non torniamo da capo, perché torneranno
da capo le medesime insinuazioni (facendo cenno, che saranno battute).
ROSINA Non c’è dubbio, non c’è dubbio. La contesa
presentemente deve essere a parole, e a riuscita; non piú a fatti.
CAMILLA A riuscita? Temo di pioggia (ridendo).
ROSINA Vedremo, vedremo, se non ci riesco, mi
contento di diventar matta.
CAMILLA Questo non è possibile.
ROSINA Sarà piú possibile di quello, che tu trovi un
marito.
CAMILLA E io,
se non lo trovo in quest’oggi, dò la volta davvero.
ROSINA E se
dai la volta, non puoi darla, che diventando savia.
BENIGNO (fra
sé) (Qualche volta non posso negare di divertirmi. Il male è, che fra tanti
pazzi, in tempo di estate, son sempre vicino a diventarlo ancor io).
Scena terza
Flaminio, Aurelio, e
detti.
FLAMINIO Ch’è
stato? Ch’è stato? Abbiamo sentito un gran rumore.
BENIGNO
Niente, niente; baruffa di femmine.
FLAMINIO E perché
mai, o sempre care, amabili, preziosissime donne, disturbarvi in tal guisa? Le
vostre guance perderanno i colori, da’ vostri occhi fugiranno gli amori, solo
restandovi i marziali furori...
CAMILLA
Indovinate per qual soggetto.
AURELIO Per
quale, bella Camilla?
ROSINA
(Bella...) (fremendo fra sé).
CAMILLA Tutto
per voi.
FLAMINIO E
per noi dunque vostri infelicissimi sudditi, tanto fracasso? Noi già siamo
disposti a servirvi tutte due senza eccezione.
CAMILLA Che
vuol dire, mi mettereste a mazzo con colei?
FLAMINIO
Perché no cara. (Camilla gli dà uno schiaffo) Ahi!
BENIGNO Orsú
questo menar le mani, non lo voglio permettere. Vado a chiamare mia moglie, che
vi castighi, e vi chiuda nel camerino (s’invia).
AURELIO (a
Benigno) Fermatevi per un momento. (Poi a Flaminio inginocchiandosi) Per
pietà, caro amico, se mai mi amaste, perdonate a quella gentilissima mano una
leggera involontaria applicazione.
FLAMINIO
Poter del mondo! Non è stata né involontaria, né tanto meno leggera.
ROSINA (fra
sé) Arriva a pregare per Camilla! Comincio a perdermi; (cantando)
Sono in mar, non veggo sponde
Mi confonde...
(parlando) Ma stiamo a vedere, e se non la vinco (barbaro Enea!) perirò colla mia
Cartagine tra le fiamme.
AURELIO (sempre
in ginocchio a Flaminio) Per pietà.
FLAMINIO Sí,
sí, alzatevi; per esser voi, manderò giú anche lo schiaffo.
BENIGNO Che
volete dunque da me?
FLAMINIO Che
non istiate a chiamar la custode. Ho avuto lo schiaffo, gli ho fatto la
ricevuta, e adesso quasi mi tocca a farne il ringraziamento. (Ad Aurelio) (Volete
saperne una bella? Quello schiaffo mi ha messo il fuoco addosso).
AURELIO (a
Flaminio) (Ah! se la mia Rosina mi favorisse altrettanto!)
FLAMINIO (ad
Aurelio) (Il cielo vi conceda pure la grazia).
AURELIO (a
Benigno) (Andate; fidatevi).
BENIGNO Ho da
terminare qualche faccenda. (A Flaminio) Voi, che fra tutti questi mi
parete il matto piú savio state attento a chiamarmi a ogni ombra di disordine,
ch’io già son vicino.
FLAMINIO Non
dubitate. (Benigno parte) (Ho ereditato una bella carica!) (fra
sé).
Scena quarta
Rosina, Camilla, Aurelio, e Flaminio.
ROSINA (ad
Aurelio) Signore schiva-femmine, di grazia favorite d’udire una parola (Aurelio
s’incammina; ma).
CAMILLA (lo
trattiene per un braccio) Non voglio. Mio marito non ha da udire che me.
FLAMINIO (a
Camilla) Scusatemi, signora: che un marito diventi orbo, pazienza! ma che
debba diventar anche sordo, parmi che sia un volerlo privare di troppi sentimenti.
(M’è scappata da savio) (fra sé).
ROSINA Con
tanto merito, hai tanta paura? Lo conosci dunque ch’io son bella, ch’io son
virtuosa, e che anzi son regina?
CAMILLA Non
ho la fortuna di conoscere nessuna di queste cose; e per prova di ciò, guarda,
te lo lascio parlare quanto vuoi. Vattene; (piano) (Ma ricordati di
salvarmi la mano).
AURELIO (a
Camilla) (Per la mano siete sicura) (s’accosta a Rosina) Che volete?
Comandatemi.
FLAMINIO (si
accosta ad Aurelio) (Amico, sta’ saldo).
AURELIO (a
Flaminio) (Ho il mongibello nel corpo).
ROSINA (ad
Aurelio tirandolo da una parte) (Come mai può piacervi questa pazza? Voi,
che non potete vedere le femmine, voi che volete farla da savio, perché
perdervi cosí miseramente con chi ha perduto il giudizio? Via, se vi perdeste
con me, almeno, se non sono savia totalmente, son poi prima donna, canto di
bravura, di espressione, e ho finalmente uno scettro al mio comando).
FLAMINIO (Se
Aurelio resiste, la donna, benché matta, è sempre donna, e cascherà) (fra sé).
AURELIO (a
Rosina) (Il piacere o il dispiacere, scusatemi, non ha ragione. S’io
son vicino a qualunque donna, mi si solleva un vapore dalla milza, che mi
riduce a poco a poco in disperazione. Ho trovato in quella sola ragazza un non
so che destinato a calmarmi, e a sedurmi). (Forza mio cuore) (fra sé).
ROSINA (ad
Aurelio) (Fate bene a chiamarlo un non so che, perché nessuno indovinerà
cosa egli sia).
CAMILLA È
finito il colloquio? È un po’ lungo.
ROSINA (con
ironia) Si stia tranquilla. Le sue bellezze non han paura delle regine.
(Sguaiata!) (fra sé).
FLAMINIO (prendendo
per una mano Camilla) (Credetemi; lasciate, lasciate che discorrano. Egli
pur troppo è morto per voi, e mi toglie per sempre la speranza di possedervi).
CAMILLA (a
Flaminio) (Anche voi mi amereste? (con fretta) Se Aurelio mai mi
mancasse, ehi, v’incaparro per mio marito).
FLAMINIO (a
Camilla) (Ed io ci sono. Dopo che ho avuto quello schiaffo, ho imparato a
conoscere il pregio della vostra mano). Per mia fè, ridendo, dico davvero (fra
sé). (In questo frattempo Rosina avrà fatto dei lazzi di dolcezza con Aurelio,
e Aurelio con istento, di poca accoglienza).
CAMILLA (In
ogni caso non posso cadere per terra) (fra sé).
ROSINA (ad
Aurelio con dolcezza) (Ma io vi dispiaccio?)
AURELIO (a
Rosina imbrigliandosi) (Non vi dico questo, ma donne... sapete... son
vipere).
ROSINA (ad
Aurelio) (Ma perché Camilla, e non Rosina è per voi una vipera, che ha
perduto il veleno?)
AURELIO (a
Rosina) (Per quel non so che).
ROSINA (ad
Aurelio con isdegno) (Il quale sia ben maledetto, come tu, pazzo del
diavolo. Tu vuoi farmi crepare. Gran cosa, ch’io abbia sempre a dar di testa in
un troiano. Or ora) (cantando)
Selene, Osmida.
(Come chiamando)
Alcun non m’ode? Ah tutti
M’abbandonaste alla mia sorte infida.
CAMILLA Che c’è, che c’è, signora? Dà
nelle smanie? Vuol acqua?
ROSINA
Voglio, voglio... (Ah! la rabbia mi soffoca) (fra sé).
FLAMINIO (ad
Aurelio) (Duro amico).
AURELIO (a
Flaminio) (Eh! lo sono anche troppo).
CAMILLA
Signor Aurelio, venite a casa al vostro dovere.
AURELIO (E ho
da lasciarla!) (fra sé) Vengo subito (fa cenno di sí).
FLAMINIO (a
Camilla) (Ma intanto non ci son io? Già non potete perire).
CAMILLA (a
Flaminio) (E se vi volessi tutti due).
FLAMINIO (a
Camilla impazientandosi) (Sarebbe un po’ troppo; dovevate nascere un
turco).
ROSINA (in questo frattempo avrà
sempre dato nelle smanie; cantando)
Stelle! barbare stelle!
AURELIO
(Bisogna vincersi). (Fra sé, poi andando da Camilla) Eccomi, anima mia.
ROSINA Ah!
questo è troppo... sventurata Didone! Una nuvola... un incendio... un
tumulto... una guerra... un demonio... (dando sempre nelle smanie).
FLAMINIO (a
Camilla) (Quello è il piú bel segno della vostra vittoria).
CAMILLA (a
Flaminio) (Oh, che gusto!)
FLAMINIO (fra
sé come continuando il discorso di Camilla) (Per una donna). (Ad
Aurelio) (Ecco l’imperatore: Aurelio, questa è la vera
occasione di porre in opera il mio ultimo suggerimento).
Scena quinta
Rodolfo, e detti.
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