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Alessandro Pepoli
I pazzarelli ossia Il cervello per amore

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  • ATTO SECONDO
    • Scena seconda   Rosina, Camilla, e detti.   Rosina, e Camilla, tutte due pensierose, scapigliate, e disordinate per conseguenza della pubblica loro zuffa.
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Scena seconda

 

Rosina, Camilla, e detti.

 

Rosina, e Camilla, tutte due pensierose, scapigliate, e disordinate per conseguenza della pubblica loro zuffa.

 

BENIGNO Avete fatto pace, finalmente!

ROSINA (fra i denti, come da sé) Per forza.

CAMILLA (come l’altra) (Di cuore no certo). Per me, basta che Aurelio sia mio.

ROSINA Ma se questo è quello, che non ha da essere; e se Aurelio piace a me, appunto perché accomoda a te...

CAMILLA Ma perché dunque contendermi un amante, ch’è fatto al mio genio?

ROSINA Ma tu non devi essere fatta al suo.

CAMILLA Bisogna trangugiarla. Egli ha detto, ch’io sono la sola che merito tutto, e l’ha detto in faccia di te.

ROSINA Avrà burlato certamente. (Voglio veder io a momenti, se posso qualche cosa) (fra sé).

RODOLFO E qual monarca mai tacerebbe, udendo tali risposte all’augusto suo sangue? (A Benigno con sdegno; poi da sé) (Andiamo via per usare politica) (parte).

BENIGNO Oh non torniamo da capo, perché torneranno da capo le medesime insinuazioni (facendo cenno, che saranno battute).

ROSINA Non c’è dubbio, non c’è dubbio. La contesa presentemente deve essere a parole, e a riuscita; non piú a fatti.

CAMILLA A riuscita? Temo di pioggia (ridendo).

ROSINA Vedremo, vedremo, se non ci riesco, mi contento di diventar matta.

CAMILLA Questo non è possibile.

ROSINA Sarà piú possibile di quello, che tu trovi un marito.

CAMILLA E io, se non lo trovo in quest’oggi, dò la volta davvero.

ROSINA E se dai la volta, non puoi darla, che diventando savia.

BENIGNO (fra sé) (Qualche volta non posso negare di divertirmi. Il male è, che fra tanti pazzi, in tempo di estate, son sempre vicino a diventarlo ancor io).

Scena terza

Flaminio, Aurelio, e detti.

FLAMINIO Ch’è stato? Ch’è stato? Abbiamo sentito un gran rumore.

BENIGNO Niente, niente; baruffa di femmine.

FLAMINIO E perché mai, o sempre care, amabili, preziosissime donne, disturbarvi in tal guisa? Le vostre guance perderanno i colori, da’ vostri occhi fugiranno gli amori, solo restandovi i marziali furori...

CAMILLA Indovinate per qual soggetto.

AURELIO Per quale, bella Camilla?

ROSINA (Bella...) (fremendo fra sé).

CAMILLA Tutto per voi.

FLAMINIO E per noi dunque vostri infelicissimi sudditi, tanto fracasso? Noi già siamo disposti a servirvi tutte due senza eccezione.

CAMILLA Che vuol dire, mi mettereste a mazzo con colei?

FLAMINIO Perché no cara. (Camilla gli dà uno schiaffo) Ahi!

BENIGNO Orsú questo menar le mani, non lo voglio permettere. Vado a chiamare mia moglie, che vi castighi, e vi chiuda nel camerino (s’invia).

AURELIO (a Benigno) Fermatevi per un momento. (Poi a Flaminio inginocchiandosi) Per pietà, caro amico, se mai mi amaste, perdonate a quella gentilissima mano una leggera involontaria applicazione.

FLAMINIO Poter del mondo! Non è stata né involontaria, né tanto meno leggera.

ROSINA (fra sé) Arriva a pregare per Camilla! Comincio a perdermi; (cantando)

Sono in mar, non veggo sponde

Mi confonde...

(parlando) Ma stiamo a vedere, e se non la vinco (barbaro Enea!) perirò colla mia Cartagine tra le fiamme.

AURELIO (sempre in ginocchio a Flaminio) Per pietà.

FLAMINIO Sí, sí, alzatevi; per esser voi, manderò giú anche lo schiaffo.

BENIGNO Che volete dunque da me?

FLAMINIO Che non istiate a chiamar la custode. Ho avuto lo schiaffo, gli ho fatto la ricevuta, e adesso quasi mi tocca a farne il ringraziamento. (Ad Aurelio) (Volete saperne una bella? Quello schiaffo mi ha messo il fuoco addosso).

AURELIO (a Flaminio) (Ah! se la mia Rosina mi favorisse altrettanto!)

FLAMINIO (ad Aurelio) (Il cielo vi conceda pure la grazia).

AURELIO (a Benigno) (Andate; fidatevi).

BENIGNO Ho da terminare qualche faccenda. (A Flaminio) Voi, che fra tutti questi mi parete il matto piú savio state attento a chiamarmi a ogni ombra di disordine, ch’io già son vicino.

FLAMINIO Non dubitate. (Benigno parte) (Ho ereditato una bella carica!) (fra sé).

Scena quarta

Rosina, Camilla, Aurelio, e Flaminio.

ROSINA (ad Aurelio) Signore schiva-femmine, di grazia favorite d’udire una parola (Aurelio s’incammina; ma).

CAMILLA (lo trattiene per un braccio) Non voglio. Mio marito non ha da udire che me.

FLAMINIO (a Camilla) Scusatemi, signora: che un marito diventi orbo, pazienza! ma che debba diventar anche sordo, parmi che sia un volerlo privare di troppi sentimenti. (M’è scappata da savio) (fra sé).

ROSINA Con tanto merito, hai tanta paura? Lo conosci dunque ch’io son bella, ch’io son virtuosa, e che anzi son regina?

CAMILLA Non ho la fortuna di conoscere nessuna di queste cose; e per prova di ciò, guarda, te lo lascio parlare quanto vuoi. Vattene; (piano) (Ma ricordati di salvarmi la mano).

AURELIO (a Camilla) (Per la mano siete sicura) (s’accosta a Rosina) Che volete? Comandatemi.

FLAMINIO (si accosta ad Aurelio) (Amico, sta’ saldo).

AURELIO (a Flaminio) (Ho il mongibello nel corpo).

ROSINA (ad Aurelio tirandolo da una parte) (Come mai può piacervi questa pazza? Voi, che non potete vedere le femmine, voi che volete farla da savio, perché perdervi cosí miseramente con chi ha perduto il giudizio? Via, se vi perdeste con me, almeno, se non sono savia totalmente, son poi prima donna, canto di bravura, di espressione, e ho finalmente uno scettro al mio comando).

FLAMINIO (Se Aurelio resiste, la donna, benché matta, è sempre donna, e cascherà) (fra sé).

AURELIO (a Rosina) (Il piacere o il dispiacere, scusatemi, non ha ragione. S’io son vicino a qualunque donna, mi si solleva un vapore dalla milza, che mi riduce a poco a poco in disperazione. Ho trovato in quella sola ragazza un non so che destinato a calmarmi, e a sedurmi). (Forza mio cuore) (fra sé).

ROSINA (ad Aurelio) (Fate bene a chiamarlo un non so che, perché nessuno indovinerà cosa egli sia).

CAMILLA È finito il colloquio? È un po’ lungo.

ROSINA (con ironia) Si stia tranquilla. Le sue bellezze non han paura delle regine. (Sguaiata!) (fra sé).

FLAMINIO (prendendo per una mano Camilla) (Credetemi; lasciate, lasciate che discorrano. Egli pur troppo è morto per voi, e mi toglie per sempre la speranza di possedervi).

CAMILLA (a Flaminio) (Anche voi mi amereste? (con fretta) Se Aurelio mai mi mancasse, ehi, v’incaparro per mio marito).

FLAMINIO (a Camilla) (Ed io ci sono. Dopo che ho avuto quello schiaffo, ho imparato a conoscere il pregio della vostra mano). Per mia fè, ridendo, dico davvero (fra sé). (In questo frattempo Rosina avrà fatto dei lazzi di dolcezza con Aurelio, e Aurelio con istento, di poca accoglienza).

CAMILLA (In ogni caso non posso cadere per terra) (fra sé).

ROSINA (ad Aurelio con dolcezza) (Ma io vi dispiaccio?)

AURELIO (a Rosina imbrigliandosi) (Non vi dico questo, ma donne... sapete... son vipere).

ROSINA (ad Aurelio) (Ma perché Camilla, e non Rosina è per voi una vipera, che ha perduto il veleno?)

AURELIO (a Rosina) (Per quel non so che).

ROSINA (ad Aurelio con isdegno) (Il quale sia ben maledetto, come tu, pazzo del diavolo. Tu vuoi farmi crepare. Gran cosa, ch’io abbia sempre a dar di testa in un troiano. Or ora) (cantando)

Selene, Osmida.

(Come chiamando)

Alcun non m’ode? Ah tutti

M’abbandonaste alla mia sorte infida.

CAMILLA Che c’è, che c’è, signora? Dà nelle smanie? Vuol acqua?

ROSINA Voglio, voglio... (Ah! la rabbia mi soffoca) (fra sé).

FLAMINIO (ad Aurelio) (Duro amico).

AURELIO (a Flaminio) (Eh! lo sono anche troppo).

CAMILLA Signor Aurelio, venite a casa al vostro dovere.

AURELIO (E ho da lasciarla!) (fra sé) Vengo subito (fa cenno di sí).

FLAMINIO (a Camilla) (Ma intanto non ci son io? Già non potete perire).

CAMILLA (a Flaminio) (E se vi volessi tutti due).

FLAMINIO (a Camilla impazientandosi) (Sarebbe un po’ troppo; dovevate nascere un turco).

ROSINA (in questo frattempo avrà sempre dato nelle smanie; cantando)

Stelle! barbare stelle!

AURELIO (Bisogna vincersi). (Fra sé, poi andando da Camilla) Eccomi, anima mia.

ROSINA Ah! questo è troppo... sventurata Didone! Una nuvola... un incendio... un tumulto... una guerra... un demonio... (dando sempre nelle smanie).

FLAMINIO (a Camilla) (Quello è il piú bel segno della vostra vittoria).

CAMILLA (a Flaminio) (Oh, che gusto!)

FLAMINIO (fra sé come continuando il discorso di Camilla) (Per una donna). (Ad Aurelio) (Ecco l’imperatore: Aurelio, questa è la vera occasione di porre in opera il mio ultimo suggerimento).

Scena quinta

Rodolfo, e detti.




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