| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Alessandro Pepoli I pazzarelli ossia Il cervello per amore IntraText CT - Lettura del testo |
|
|
|
Scena quinta
Candido, Alessio, Eugenio, e detti.
Candido esce dalla porticella dirimpetto a quella di Don Fabio, vestito decentemente, e con una racchetta in mano. Alessio che lo segue abbigliato d’una sopraveste fornita di gazzette, scapigliato, e coi capelli neri. Ha dei foglietti in mano che legge, e tiene gli occhiali sul naso.
CANDIDO (esce col riparo al naso, e dice ad Alessio che sta per uscire) Largo, amico, largo. Sapete il mio incomodo. Se mi urtate un tantino il mio povero naso va subito in pezzi. ALESSIO Sí, sí, non vi dubitate. Quel vostro naso è un poco incomodo. (Ad Eugenio che lo conduce) Figuratevi se posso badare a stargli lontano. Ho da leggere questi foglietti, che mi sono capitati, e si tratta seriamente d’una guerra, che significa certamente piú assai d’un naso. EUGENIO (ad Alessio) Oh! avete ragione. (Va all’orecchie di Benigno) (Io vado ad allestire il pranzo, poiché è tardi, e i matti anderanno in furia). BENIGNO (ad Eugenio) (Va pure). EUGENIO (a Benigno) (Ti raccomando questi signori, perché non li disgustiamo). BENIGNO (ad Eugenio) Eh! non c’è dubbio. Per cinquanta zecchini farei altro, che questo (Eugenio parte). FLAMINIO (ad Alessio) Che notizie vi sono, signore? ALESSIO Si minaccia una gran rottura fra le potenze, ed io prevedo pur troppo, che l’Olanda sarà sacrificata. Ella è troppo ricca, e tutte queste corone la guardano di molto buon occhio. AURELIO (Finora non mi par tanto pazzo) (fra sé) ALESSIO (battendo i piedi con moto di collera dopo aver letto) Ma giuro al cielo, se la casa d’Austria si arrischierà tanto, io metterò in armi tutti i Paesi Bassi. Non posso soffrire ingiustizie. DON FABIO C’è niente per me? Vi ho pure raccomandato di pormi in salvo i casi piú atroci per formarne argomento di qualche tragedia. ALESSIO Finora non vi è niente (seguita a leggere). CANDIDO (inchinandosi ad Aurelio, e a Flaminio; senza però avanzarsi, e diriggendo la parola a Benigno) Chi sono questi signori? BENIGNO Sono presentemente due vostri confratelli. Presto, andate, abbracciatevi (Aurelio avrà fatto cenno di avvicinarsi a lui per abbracciarlo). CANDIDO (ritirandosi indietro, e mettendosi il paranaso) No, per pietà, dispensatemi. Non vedete la mia disgrazia? Con un naso lungo due palmi, e fatto di vetro (fosse almen di cristallo e di quello di Boemia) non posso sicuramente abbracciarvi. BENIGNO E che sí, che potrete abbracciarvi? (alzando il nerbo, e minacciandolo). CANDIDO (inginocchiandosi) Ma questo è un violare l’umanità. Un povero galantuomo, ch’è castigato abbastanza dalla provvidenza in una parte sí nobile, e sí esposta come questa, bisogna poi che sia rispettato dalla compassione degli uomini. FLAMINIO Signor custode, di grazia non l’obbligate. BENIGNO Via alzatevi. (Candido s’alza) Fatevi dunque reciprocamente buona conversazione. CANDIDO (ad Aurelio e a Flaminio avvicinandosi con cautela) Amici, per qual ragione qui dentro? È un gran malanno l’entrare fra queste mura, massimamente per l’opinione del mondo. Io ci sto ingiustamente, perché mi sento il cervello a segno sopra di tutto. Se non avessi la sfortuna di questo naso, ne vorrei uscire a ogni patto; ma questi custodi sono bestie, e in un moto di collera me lo possono gettare a terra come se fosse una boccia, o un bicchiere. Ma ditemi la passione che vi tiene occupato l’animo? FLAMINIO (ad Aurelio) (Stiamo in carattere). Che bella cosa le donne! Cari, cari, quegli animaletti. (Ridendo) Non ve n’è uno che non mi piaccia. Me li prenderei tutti in una volta per vagheggiarli e farmeli ballare sulle dita. Donne, voi siete per me un gran bel nome! AURELIO (che sarà vicino a Candido) Donne, donne? (sdegnandosi) Son diavoli. (Gestendo con forza) Voi insensato non intendete... CANDIDO (facendosi indietro, e mettendosi il riparo) Per carità, signore, per gestire contro le donne, non inferocite contro il mio naso. Da quelle a questo passa una gran differenza. FLAMINIO Ma voi, che avete giudizio, decidete chi ha ragione fra noi. CANDIDO (sempre in sospetto) Deciderò, ma alla larga. AURELIO (a Flaminio) (Spaventiamolo). (Incalzando Candido, che si ripara sempre rinculandosi) Se voi foste capace di decidere contro di me; direi; farei... CANDIDO (intimorito) Oh! avete troppa ragione. Dico anzi, che le donne sono peggiori di tutto quel che volete. (Capperi! mi preme il mio naso) (da sé). FLAMINIO (minacciandolo) Ah! voi parlate cosí? CANDIDO Cielo! quale imbroglio! Scappiamo dall’altra parte (va mettersi vicino ad Alessio che incomodato dal rumore dice). ALESSIO (con sdegno) Eh mi disturbate (alzando la mano verso il naso di Candido). CANDIDO (vedendo questa mano vicino al suo naso rincula precipitosamente, e dice) Oh Dio! per carità. (Sono andato da Scilla a Cariddi). (Si va tastando il naso per timore, che sia offeso). (Fortuna, (tastando) che non è nemmeno crepato; ma ci è mancato ben poco) (da sé). DON FABIO (come avendo pensato) Sí, questa nuova tragedia voglio, che sia replicata per tutto un carnovale; quell’incendio del bosco in ultimo farà un mirabile effetto. BENIGNO Voglio che vi vediate tutti, e poi vedrete le donne. (Va ad un camerino) Ehi, Rodolfo. (Ad Aurelio e a Flaminio) Questo è l’Imperatore. (E poi all’altro in faccia) Ehi, Tonino. Questo è il fa calzette, che se anche lo ammazzano, ride.
|
Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License |