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Cesare della Valle
Maometto Secondo

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  • ATTO SECONDO
    • SCENA SECONDA
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SCENA SECONDA
Maometto e detta.

MAOMETTO
T'arresta, e ascolta...
(Ad un cenno di Maometto si ritirano tutte le donzelle).
Donna, fra l'armi il mio parlar fia breve.
Uberto amasti: ed or cangiato il vedi
In Maometto, nel crudel nemico
Di Vinegia e de' tuoi. Fero contrasto
Quindi in te sorge fra discordi affetti:
Né in ciò ti biasmo, anzi laudarti io voglio.
Or di cangiar consiglio il tempo è giunto.
Io t'amo ancor: t'offro la destra... e il soglio.
Farti regina, e insiem felice io voglio.
Sì, d'Italia regina
Tu meco sederai, ché tanto acquisto
Già nella mente, e non indarno, io volgo.
Germano e genitor teco felici
Vivran pur essi e al fianco mio possenti:
Or tu del tuo, del mio destin decidi.
Pensa però che sei già mia conquista,
E ch'io non trovo ancor chi a me resista.

ANNA
Oggi il ritrovi alfin... quella son io.
Amava Uberto... un mentitor... detesto:
Ricuso il soglio... la tua destra... abborro.
Teco felice!... Io?... Regina io teco?
Della mia patria a danno?... Ad onta eterna
Del padre e mia?... Ma a consecrar tal nodo
Qual Nume invocherai, se siam nemici
Anco appiè degli altari?
(alquanto commossa)
A separarci... l'universo... insorge...
(prorompe in pianto).

MAOMETTO
E Maometto adunque
Dell'universo a trionfar già sorge.
Anna... tu piangi? Il pianto
Pur non è d'odio un segno:
Non di superbo sdegno,
Ma di pena... o d'amor.

ANNA
(con l'accento della disperazione)
Sì: non t'inganni... Ah, tanto
La pena mia s'addoppia,
Che in petto or or mi scoppia
Pel fero strazio il cor.
(Poi, vaneggiando)
(Lieta, innocente, un giorno
Del padre accanto io vissi:
Ma poi mi venne intorno
Forse da' cupi abissi,
In lusinghiero aspetto
Un più tenero affetto:
L'accolsi, incauta, in seno
Contra il voler paterno...
Era feral veleno,
Che a me porgea l'inferno...
Solo or morir mi resta...
La mia speranza è questa.)

MAOMETTO
(osservandola)
(A vaneggiar la misera
Dal suo dolore è spinta;
E da' suoi mesti gemiti
La mia fierezza è vinta.
Quel pianto ignoro io solo
Se è duolo o infedeltà.)
Anna, rispondi almeno:
Se Uberto avessi accanto,
Lo stringeresti al seno?

ANNA
Per me risponde il pianto.

MAOMETTO
Basta.

ANNA
Che dissi!...

MAOMETTO
Assai.
Tu m'ami e mia sarai.

ANNA
Signor... t'inganni...
(Io gelo.)

MAOMETTO
Vieni.
(Vuole stringerla fralle braccia).

ANNA
Ti scosta... (Oh, cielo.
Non tanta crudeltà.)
Gli estremi sensi ascolta
D'un lacerato cor:
Amo... ma pria sepolta
Che cedere all'amor.
Trionfan questa volta
Il Cielo e il genitor.
La voce estrema è questa
D'un lacerato cor.

MAOMETTO
Gli accenti estremi ascolta
D'un disperato amor:
Tu non sarai più tolta
Del mondo al vincitor;
O pur cadrai tu, o stolta,
Vittima al mio furor.
La voce estrema è questa
D'un disperato amor.
(Al finir del duetto la musica indicherà
un lontano crescente tumulto).

MAOMETTO
Ma... qual tumulto ascolto? Olà!
(Entrano alcune guardie con Selimo).
Che avvenne?

SELIMO
Signor, non liete nuove io reco.

MAOMETTO
Oh rabbia!
Parla; che fu?

SELIMO
Dalla rocca respinto
Acmet si vide, e in fuga vil rivolta
La sua falange. Un veneto drappello
S'inoltra audace, e all'apparir suo primo,
Al primo grido, da ben cento ignoti
Asili balzan fuori, rotando il ferro
Con disperato ardir, gli ascosi avanzi
De' già vinti nemici. I lor compagni
Raggiungono veloci, ed alla rocca
Si traggon salvi; lungo stuol de' nostri
Lasciando sul sentier morti, o mal vivi.
Al triste evento con feroci strida
Corre all'armi l'esercito, e si sparge
Per le vie furibondo; ed ogni ostello
Esplorano col ferro...

ANNA
(Ahi padre!)

SELIMO
Indarno
Si frappongono i duci: ampia è la strage,
Il disordine estremo; ognun dimanda
D'Erisso il sangue, quasi autor primiero
Dell'improvviso assalto, e ingiurie acerbe
Scaglian pur contra te per la tua troppa
Ed incauta pietà...

ANNA
(prostrandosi a Maometto)
Signor!...

MAOMETTO
T'accheta.
(Snuda furiosamente il ferro).
Schiudansi quelle tende.
(Il fondo del padiglione si apre, e si scuopre
la piazza della città, già veduta nel primo
atto, ingombra di soldati che si aggirano in
disordine con le spade ignude).
Fermate, indegni.
(Avanzandosi fra' soldati, i quali alla sua
voce rimangono immobili e sbigottiti).
Se desìo di sangue
Anco in voi ferve, negl'inermi petti
Ad appagarlo qual viltà vi tragge?
Dalla rocca fuggiste... e qui pugnate?
Il mondo conquistar così sperate?
Alla rocca, codardi ed io primiero
Indicarne saprò l'arduo sentiero.
All'armi.

CORO DI FUORI
All'armi...

CORO DI DENTRO
All'armi...

(Si ascolta da diversi luoghi un crescente
battere di tamburi che chiamano i soldati, i
quali si schierano in fretta).

MAOMETTO
E tu donna, fa cor. - Finché m'avanza
Di possederti ancor l'alta speranza,
Il padre tuo securo
Ognor vivrà, lo giuro.

ANNA
Tu parti, ahi lassa! intanto. E mal represso
Ancor mi sembra il soldatesco sdegno...
Lasciami almen di securtade un pegno.

MAOMETTO
Bastò finora a Maometto... un cenno...
Pur... farti paga io voglio.
L'imperial suggello, ecco, t'affido.
Del mio poter con questo ad altri io soglio
Commetter parte; e non indarno... mai,
Arbitra or tu del genitor sarai
E del fratel pur anco: e obbedienti
Guerrieri e duci ad ogni cenno avrai.
D'amor l'ultima prova;
Anna, il vedi, io ti porgo.
Trema però se al rieder mio non cangi
Il disperato tuo consiglio:... trema...
Non io più allor... ma parlerebbe il brando.

(Entrano nel padiglione i duci musulmani,
ed annunciano a Maometto che l'esercito è
in ordine).

CORO
A che più tardi ancor?
Frementi
Impazienti
Le schiere or solo attendono
Il cenno tuo, signor.

MAOMETTO
All'invito generoso,
Riconosco i miei guerrieri
Che si sdegnan del riposo
E lo chiamano viltà.
Dunque il piè volgiamo al campo
Della gloria su' sentieri.
Delle nostre spade il lampo
La vittoria desterà.
Dell'onta
L'impronta
Fugace
Nello veneto sangue
Impavido, audace,
Appien laverò.
O esangue
Sul brando,
Sfidando
La morte,
Da forte Cadrò.
(Incomincia il suono delle musiche
militari e l'esercito s'incamina).

MAOMETTO
(al guerriero che tiene lo stendardo)
L'invitto vessillo
Mi porgi guerriero.
(Stringendo lo stendardo e mostrandolo
a' soldati)
Slanciarmi fra l'armi
Io primo saprò.

(L'esercito prosiegue a sfilare fra canti guerrieri,
e lo strepito delle musiche militari).

CORO
Dell'araba tromba
Già intorno rimbomba
Lo squillo
Foriero
Di stragi e d'orror.

ANNA
(a parte)
Qual voce celeste
Al cor mi ragiona?
Qual foco m'investe,
E a compier mi sprona
Bell'opra d'onor.
(Parte sollecitamente).

Ampio sotterraneo del tempio, tutto sparso
di sepolcri, fra' quali sarà notabile a dritta
dello spettatore quello della moglie di Paolo
Erisso.




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