|
SCENA TERZA
Erisso e Calbo.
All'alzarsi della tela Erisso e Calbo si
scorgeranno sugli ultimi gradini della
scala, e s'inoltreranno lentamente.
ERISSO
Sieguimi, o Calbo. Fra' muti sepolcri
De' barbari al furor per poco almeno
Involarci potrem. Non ch'io paventi
Quella morte, che sfido.
Ma finché speme di vendetta avanza
Amar lice la vita: ed io la serbo,
La serbo ancor questa speranza estrema.
Gli avidi sguardi a quella rocca io sempre
Volgo e sospiro... Oh se potessi in quella
Volar sull'ale de' pietosi venti,
E rivestir l'usbergo... e a questa mano,
Render quel brando, che le tolse il fato!...
Tu... taci?...
CALBO
Io taccio, e fremo.
ERISSO
(si volge, e vede la tomba dell'estinta consorte)
Ahimè!... qual tomba io veggo!
Della mia sposa il cenere s'asconde
In quella, o Calbo. Ahi, duol!
(S'inginocchia innanzi la tomba)
Tenera sposa!
In ciel riposi or tu. Così seguito
Pur io t'avessi!... D'una iniqua figlia
Or non vedrei gli scelerati ardori...
CALBO
Lasso! che dici! E di qual colpa è rea
La misera tua figlia?
Uberto amar credea: né fu mai colpa
L'esser credulo troppo.
ERISSO
Ed or non siede
Di Maometto al fianco?
CALBO
Tratta a forza vi fu. La vidi io stesso
Divincolarsi da' feroci sgherri
Per ben tre fiate: e vinta alfin, le palme
Ergere al Cielo quasi fuor di senno;
E mille volte profferìa tuo nome;
E pur da lunge ripeteami... addio!
ERISSO
Vedesti?... Udisti?... Ma chi sa se poi
Non cangiò di consiglio
All'aspetto d'un trono e del periglio?
(Rimane in sommo abbattimento assiso
sulla tomba della sposa sua).
CALBO
Non temer: d'un basso affetto
Non fu mai quel cor capace.
Né saprebbe la sua pace
Mai comprar con la viltà.
Del periglio al fiero aspetto
Ella intrepida già parmi
Impugnar lo scudo e l'armi
D'una bella fedeltà.
E d'un trono alla speranza
Dir, con placida sembianza,
Basso affetto Nel mio petto
Nido aver non mai potrà.
ERISSO
Oh, come al cor soavi
Mi giungono i tuoi detti!
Voglia propizio il ciel che sien veraci.
Oh figlia! ahi dolce figlia!
E a me per sempre
I barbari t'han tolta?
CALBO
Ah! ti conforta.
ERISSO
Confortarmi potrò quando fia morta.
|