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Cesare della Valle
Maometto Secondo

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  • ATTO PRIMO
    • SCENA SECONDA
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SCENA SECONDA
Anna, poi Erisso e Calbo.

ANNA
Ah! che invan sul mesto ciglio
Chiamo il dolce oblio de' mali.
Non ho pace al rio periglio
In cui veggo il genitor.
E il timor se tace appena,
Son d'amor gli occulti strali...
Onde ognor di pena in pena
Palpitante ondeggia il cor.
Pietoso Ciel...

ERISSO
Figlia...

ANNA
Chi veggio!... Padre!
Quale grave cura a me nell'alta notte
Sollecito ti guida?

ERISSO
Il tuo periglio.

ANNA
Il mio periglio!... Ahimè!

ERISSO
M'abbraccia, e ascolta.
Or che ad estremo, disperato assalto
Il nemico s'appressa, io pe' tuoi giorni,
Anna, pavento. Io sol finora, io fui
Di tua virtù, dell'innocenza tua
Il consiglio e lo scudo.
Or più non basto io solo, or che un istante,
Un trar di spada può troncar mia vita.

ANNA
Misera me!... Che dici?

ERISSO
Addoppiar le difese a te d'intorno
Amor mi suggerisce, e un altro braccio
A tuo schermo apprestar, che compier possa
Teco mie veci, ov'io cadessi.

ANNA
Ahi, padre!

ERISSO
Il tuo secondo difensor... fia Calbo.
Egli, gran tempo è già t'ama, e no'l disse
Che al padre tuo. Sposa ti chiede...

ANNA
(Lassa!)

ERISSO
E più degno consorte aver giammai,
No, non potresti, o figlia. Or vieni al tempio.
Là dove il sacro cenere riposa
Della spenta tua madre,
Stringer mi lascia un sì bel nodo, o cara,
E il mio timor sia spento appiè dell'ara.

CALBO
(Che sento!)

ANNA
(Io son perduta.)

ERISSO
A che t'arresti?

CALBO
Anna... tu taci? Alto stupor ti leggo
Sul volto espresso. Il tuo bel cor dischiudi
Al padre ed all'amico; e se pur fia
Che tal nodo tu abborri, il tuo pensiero
Libera esponi, e me primiero udrai
A tua difesa ragionar.

ERISSO
Che veggo!...
Figlia... tu piangi?... Oh, qual crudel sospetto
In me tu desti!

ANNA
No, tacer non deggio
Più il vero omai. Tradirvi
Non posso entrambi... né immolar me stessa.
Già d'altra fiamma accesa...

ERISSO
Oh, mio rossor! Prosiegui...

ANNA
Indegno, credi,
Non è d'Erisso l'amator mio primo.

ERISSO
Chi è costui?... Favella.

ANNA
Il sir di Mitilene, il prode Uberto.

ERISSO
Uberto!... E quando il conoscesti?

ANNA
Allora
Che tu in Vinegia, per due lune e due,
Ed oro ed armi a dimandar restavi,
Me lasciando in Corinto.

ERISSO
Allor?... Che ascolto!...

ANNA
Prosiegui!... Ahimè!...

ERISSO
Meco in Vinegia Uberto
Venìa sul legno istesso; e vi rimase
Quando a te fei ritorno.

ANNA
Misera! il ver tu dici?
Chi dunque, ahi! meco il nome
Volle mentir d'Uberto?

ERISSO
Chi sia non so; ma un mentitor fu certo.

ANNA, CALBO ed ERISSO
(Ohimè! qual fulmine
Per me fu questo!
Ahi, qual terribile
Colpo funesto!)

ANNA
(Conquisa l'anima
Dal vile inganno,
Prorompe in lagrime
L'intero affanno;
E il guardo, ahi, misera,
Nel mio rossor
Non so più volgere
Al genitor.)

ERISSO
(Conquisa l'anima
Dal vile inganno,
Il cor mi squarciano
Ira ed affanno.
Ma pur la misera
Col suo dolor
Raffrena gl'impeti
Del mio furor.)

CALBO
(Conquisa l'anima
Dal tristo inganno,
Il cor mi squarciano
Ira ed affanno.
Non sa la misera
Nel suo rossor
Più il guardo volgere
Al genitor.)

ERISSO
Dal cor l'iniquo affetto
Sveller t'è forza, o figlia:
Tanto l'onor consiglia.

ANNA
Figlia mi chiami ancor?...
Sì, svellermi dal petto
Il cor saprò se...
(Un lontano colpo di cannone interrompe
il colloquio. - Tutti restano immobili e
sorpresi. Breve silenzio. - Un grido di
allarme si sente poco dopo. Erisso e Calbo
pongono mano alle spade e partono
precipitosamente senza far motto.
Anna li siegue per pochi passi, indi ritorna
indietro agitatissima).

ANNA
Che avvenne?... oh Dio!... Lo strepito
Della battaglia ascoltasi.
Ahi, forse un tradimento
Nel notturno cimento...
Io gelo... oh, duol!... Nel tempio
Del Ciel si vada ad implorar l'aìta,
Che salvi almen del padre mio la vita.
(Parte precipitosamente).

La piazza della città di Negroponte. A dritta
dello spettatore un tempio: infondo una
larga via, che sarà disposta obliquamente in
guisa che il principio della medesima si
nasconde all'occhio dello spettatore sulla
sua sinistra.




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