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SCENA QUINTA
Anna, costernata e taciturna, va a sedere
sulla tomba materna. Breve silenzio.
ANNA
Alfin compiuta è una metà dell'opra.
L'altra a compier ne resta:
Un sacrificio è questa,
E la vittima... io son. L'ultimo sfogo
T'abbi or nel pianto o debole natura.
Ora verrà, che fia viltade il pianto.
Ecco del mondo che mi resta!
Un muto, Un gelido sepolcro... e oh me felice
Se chiusa in questo con la madre io fossi!
O patria mia, forse avverrà che un giorno
Quanto io feci per te saprai tu alfine,
E il mio cenere allor, dovunque ei giaccia,
Spontaneo esulterà di esserti sacro.
(Sorge e spinge alcuni passi perla scena)
Or da me lungi ogni terreno affetto:
O morte, il giugner tuo tranquilla aspetto.
(Ascoltasi ad un tratto su nel tempio il seguente:)
CORO DI DONNE
Nume, cui 'l Sole è trono,
Nume, cui brando è il tuono,
A noi rivolgi il ciglio
Nell'ultimo periglio.
ANNA
Pregan nel tempio le mie dolci amiche.
CORO
Il fulmine, deh! accendi;
I figli tuoi difendi:
Rivolgi ad essi il ciglio
Nell'ultimo periglio.
ANNA
Ferve dunque la pugna... Ah! vinca il padre,
E lieta allor raggiugnerotti, o madre.
Volar nel tempio io pur... No: qui s'attenda
L'ultima ora tremenda.
Mi sento assai più forte
Qui fralle tombe ad affrontar la morte.
CORO
Nume, cui 'l Sole è trono:
Nume, cui brando è il tuono,
Il fulmine, deh! accendi:
I figli tuoi difendi,
Rivolgi ad essi il ciglio
Nell'ultimo periglio,
E un soffio struggitor
Disperda il vincitor.
ANNA
Taccion le preci omai. Chi sa che avvenne?
Chi sa se vinse il genitor?... Che parlo,
Stolta! Chi sa s'ei prima in salvo
Col mio sposo non giunse?...
Ahi penosa incertezza, i miei tormenti
Tu sol mancavi a render più possenti!
CORO
(dal tempio)
Anna, ove sei?
ANNA
Quai grida?
CORO
Anna, rispondi.
ANNA
Chieggon di me!... Che fià?
(Alcune del coro appariscono sull'alto
della scala dicendo:)
CORO
Dove t'ascondi?
(Il coro delle donne discende nel sotterraneo).
CORO
Sventurata! fuggir sol ti resta
Il furor di vicina tempesta.
Già sul punto di vincer la giostra
Sulla rocca Maometto si slancia.
Ecco Erisso improvviso si mostra:
Ecco splende di Calbo la lancia.
Odi un grido di gioia fra' vinti:
Cadon mille de' barbari estinti,
E al fuggir del superbo signor,
Tutto è strage sconfitta ed orror.
Sventurata! fuggir sol ti resta
Il furor di vicina tempesta;
Ognun chiede, fremendo, tua morte:
A supplicio crudel ti destina,
Che per te sol cangiata è la sorte,
Per te avvenne cotanta rovina.
Or deh! cedi al pietoso consiglio:
Deh! ci siegui, t'invola al periglio;
In noi fida; la nostra pietà
Coronata dal cielo sarà.
ANNA
Vinto i Veneti han dunque?
Trionfa il genitor?... lo sposo?... Oh gioia!
E ch'io fugga chiedete?
Io che la prima gloria
Ho di tanta vittoria?
Fuggir? Ma dove? E per salvar me sola
Espor voi tutte all'ultimo periglio?
A' codardi serbate un tal consiglio.
Quella morte che s'avanza
Io sospiro e non pavento,
Ché l'uscire di speranza
È il più barbaro tormento,
E dell'unica mia speme
Non mi resta che il rossor,
Onde in queste angosce estreme
La mia vita è nel dolor.
Il dover compiuto omai
Ho di figlia e cittadina;
La mia fronte, o ciel, piegai
Alla voce tua divina;
Ma l'iniquo e dolce affetto
Non è spento nel mio cor.
Nella morte il fine aspetto
Degli affanni e dell'amor.
CORO DI DONNE
Sarai dunque, ahimè! reciso
Vago fior di gioventù?
Vago fior che il Paradiso
Adornò di sue virtù.
Quai strida orribili!
Le ascolti o misera?
Già qui s'appressano
Furenti i barbari.
CORO DI MUSULMANI
(dal tempio)
Invan la perfida
Invano ascondesi:
Sia pur nell'Erebo
La nostra rabbia,
Il suo supplizio
Schivar non può.
ANNA
Ed io non pavida
Gli affronterò.
CORO DE' MUSULMANI
(che discende nel sotterraneo)
Ecco la perfida...
Su via, trascinisi
Fra mille strazi
A spirar l'anima.
(Si slanciano furibondi colle spade ignude
per trucidarla).
ANNA
Ferite...
(presentando ad essi il petto).
CORO DELLE DONNE
Ahimè!
(I musulmani si arrestano quasi sbigottiti
dal di lei contegno).
CORO DI MUSULMANI
Qual forza incognita
Ci arresta il piè?
E pur quest'empia
Diva non è.
ANNA
Sì, ferite: il chieggo, il merto;
Quelle spade in me volgete,
Ché di gloria il più bel serto
Già m'appresta amico il ciel.
Madre, a te che sull'Empiro
Siedi in placida quiete,
Sacro è l'ultimo sospiro
Di quest'anima fedel.
Su, ferite: il chieggo, il merto;
Quelle spade in me volgete,
Ché di gloria il più bel serto
Già m'appressa amico il ciel.
CORO DELLE DONNE
(A que' detti sì pietosi
Chi frenar potrebbe il pianto?
Fia d'Italia il vanto
Per sì bella fedeltà.)
CORO DI MUSULMANI
(A que' detti generosi
Lo stupor c'ingombra il petto.
Su que' labbri, in quell'aspetto
Qual dolcezza e maestà!)
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