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SCENA OTTAVA
Zelmira ed Emma.
ZELMIRA
Emma fedel, dal tuo bel core io chieggo
Di tenera amistà la pruova estrema.
EMMA
Del sangue mio fa d'uopo?
Fino all'ultima stilla Versalo pur.
ZELMIRA
Finché lo sposo io possa
Disingannar, del padre mio la sorte
Palesargli, fuggir da questo lido,
In ermo asilo, ove gli ostili aguati
Fian vani a danno suo, serbami il figlio.
EMMA
Sì, di Antenore, il fero,
Per te, per lui paventa: il tuo candore
Osa macchiar nell'incolparti l'empio
Della morte di Azor.
ZELMIRA
Che rea non sono
Se noto è al Ciel, dal divin
braccio io spero
E soccorso, e difesa: il figlio intanto
Salvami per pietà!
EMMA
L'usurpatore,
Avido di regnar, sull'innocente,
Che del trono di Lesbo
Può intralciargli il sentier, l'armata destra
Scagliar saprà.
ZELMIRA
Taci! l'ascondi; è a lui
Periglioso ogn'istante... oh pene atroci!
Il vincolo più sacro e insiem soave
Voi rendete per me tanto infelice
Di consorte, di figlia e genitrice!
(Al figlio)
Perché mi guardi e piangi,
Parte del sangue mio?
Forse l'estremo addio
Mi annunzia il tuo dolor?
EMMA
Ma qual pensier funesto! Lascialo...
ZELMIRA
Un altro amplesso...
EMMA
Tradirlo può l'eccesso
Del tuo materno amor.
ZELMIRA e EMMA
Ah! chi pietà non sente
Del mio/suo crudele affanno,
O chiude un cor tiranno,
O non ha in petto un cor.
(Viano).
Sala magnifica nella reggia, ov'è innalzato un
trono.
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