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SCENA DECIMA
Ilo, indi Leucippo guardingo, infine Zelmira.
ILO
Il figlio mio,
Stelle! dov'è?
Ah! nol vegg'io!
Che pena!... oimè!
Lo chieggo invano...
Da me sparì...
Barbara mano
Me lo rapì!
Oh Ciel! la smania
Mi strazia il cor!
Non so resistere
Al rio dolor!
(Cade quasi in deliquio su di una sedia).
LEUCIPPO
(Eccolo! ansante
Giunger lo vidi,
E le sue piante
Volli seguir.
Svenne! propizio
È ormai l'istante...
Giovi ad Antenore
Il suo morir.)
(Impugna uno stilo, e si avanza a ferire Ilo.
Zelmira, che giunge dall'altro lato, corre
a fermarlo, trattenendogli il braccio e
disarmandolo all'improvviso.
Leucippo profitta di tale circostanza e,
lasciando il pugnale in mano a Zelmira,
si appressa ad Ilo e lo scuote).
ZELMIRA
Che tenti! ah fermati!
LEUCIPPO
(All'arte!)
Ah perfida! Ilo! deh salvati!
ILO
Che miro! oh fulmine!
ZELMIRA
(a Leucippo)
Empio! che mediti?
LEUCIPPO
S'io non giungea
Pronto a salvarti,
La donna rea
Volea svenarti.
ZELMIRA
Ah! non è vero...
Sappi... egli stesso...
ILO
Numi! qual nero...
Qual nuovo eccesso!
Di sangue sazia
Non sei tu appieno?
Ebben feriscimi...
Ecco il mio seno...
Mi unisci... oh barbara!
Al genitor.
ZELMIRA
Ah sposo! ascoltami...
ILO
Vanne... spietata!
ZELMIRA
Colui scagliavasi
Con destra armata...
LEUCIPPO
No, non difenderti...
Taci, o colpevole!
La tua ferocia
È manifesta...
ILO
Oh della Libia
Belva funesta!
Fuggi! allontanati
Dal mio furor!
ZELMIRA
Oh qual calunnia!
Che pena è questa!
Sento dividermi
A brani il cor!
LEUCIPPO
(Vendetta! ah saziati
Nel suo dolor!)
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