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L'assedio di Corinto

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  • ATTO TERZO
    • SCENA TERZA
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SCENA TERZA
Neocle solo, poi di dentro Ismene e coro.

NEOCLE
I destini tradir ogni speme;
Vinto, un popolo oppresso cadrà,
Ma fuggendo le ostili catene
Fra gli estinti pugnando egli andrà.
(Si odono flebili cantici).
Ciel! che sarà?

PAMIRA, ISMENE e CORO
(di dentro)
Signor, che tutto puoi,
Gli oppressi figli tuoi
Si prostrano al tuo piè.

NEOCLE
Che sento! Ella è Pamira
Che unita all'altre suore
Implora il tuo favore,
Eterno Dio, da te.

CORO
Il nembo di vendetta
Punisca l'empia setta,
Che d'oltraggiar ardisce
Gli altari della .

NEOCLE
E fia ver, mio Signor, chi t'adora,
Dovrà, o Ciel, la sua terra lasciar?
Nol permetter, lo chiede, lo implora,
Chi per te sa la morte incontrar.
No, ben credo al tuo detto immortale:
L'empio invan contro te sorgerà.
Noi cadrem, ma tremendo, fatale,
Al nemico il trionfo sarà.
Del tiranno sprezzar seppi l'ira.
Seppi i ferri a Pamira spezzar.
Ah! sì, è il Ciel che quell'anima ispira,
Con noi morte ella viene a incontrar.
Sei tu che stendi, o Dio,
La mano onnipossente,
E salvi l'innocente
Da ria fatalità.
Per te rinascer sento
In me la dolce speme;
Appien per te contento
Il cor alfin sarà.
Presso all'urna di sua madre,
In tal tenebroso,
Meco fugge un nodo odioso
E mai sempre il fuggirà.




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