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L'assedio di Corinto

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SCENA PRIMA
Cleomene, Neocle, Jero, Adrasto e guerrieri
greci.

CORO
(a Cleomene, il quale è tristo, e pensieroso)
Signor, un sol tuo cenno
Ne accoglie in queste mura,
Per torre alla sciagura
De' padri nostri il suol.
(Ma!... che fia!... Non ci ode, e geme!
Qual pensier lo affanna e preme?
Qual mai duolo avvolge in cor?
Ah! per noi non v'è più scampo,
Il destin ne opprime ancor!)

CLEOMENE
Del vincitor superbo di Bisanzio
Che tutta in ogni intorno
Assedia la città, noi già sfidammo
La feroce baldanza.
Ciascun dì del tiranno
L'ira fa provocar; ma del futuro
Io tremo!... Ohimè!... sul campo dell'onore
I più forti campioni,
Miseri! han sepoltura.
Cingon le nostre mura
Ignei bronzi di guerra;
E uniti all'inumano
Acciar del Musulmano
Mieton... che orror!... il popolo e i soldati.
Maometto udì che Grecia oppressa langue,
Né vuol ristar quell'empio cor dal sangue?
Per torne all'empio giogo,
Oh ciel!... che far potremo?
Anche pugnar... morire...
O arrenderci dovremo?
Che istante, oh Dio, crudel!... Liberi dite
Qual cura in voi più regge:
Il vostro sol pensier mi fia di legge.

CORO
In così reo periglio
Giovar che può il coraggio?
Come ad un rio servaggio
Potremo, oh Dio! fuggir?...

NEOCLE
Guerrieri, a noi s'affida
La Grecia omai, che langue:
Versando il nostro sangue
Per lei si dee perir.

Di schiavitù l'orrore
Ridesti il vostro ardore.
L'ardire de' tiranni
Da tutti noi s'inganni...
Il dì della vendetta
Pei nostri pur verrà.

JERO
Sì, combattete: il Ciel ne reggerà.

JERO e CLEOMENE
La spada omicida
Lo scudo è del forte;
Se onore gli è guida,
Se sfida la sorte,
La vita sprezzando
Va lieto a pugnar.
E dove egli cada,
Per sorte fatale,
La fronda immortale
Si seppe acquistar.

NEOCLE, CLEOMENE, JERO e CORO
Corriamo, amici, all'armi
Il barbaro a fugar. All'armi!...
Corinto Si vada a salvar.
Sa un'alma non vile
La morte sprezzar.
Il Cielo n'è guida;
Si vada a pugnar.

CLEOMENE
Il vostro ardor, prodi guerrieri, è guida
Alla vittoria, e par che a noi sorrida.
Voi consultar io volli,
Non il vostro coraggio
Di che mai temer seppi.
Tutti sul patrio altare,
Tutti giuriam di vincere o morire.
Chi mai potria soffrire
L'infamia e la vergogna?
L'onor più che la vita il forte agogna.

TUTTI
Su quest'armi, delizia del forte,
Noi di vincer giuriamo o perir;
E sfidiamo i perigli e la morte,
Affrontar de' nemici l'ardir.
Ma se fia che ogni Greco soccomba
Del destino all'avverso tenor,
Che Corinto gli serva di tomba,
Monumento di gloria ed onor.
(Adrasto ed i guerrieri partono).




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