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| Platone Il Critone IntraText CT - Lettura del testo |
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VIII Ebbene, se noi, prestando orecchio a quelli che non se ne intendono, roviniamo ciò che diventa migliore attraverso un sano esercizio e va, invece, in malora con pratiche dannose, che ne sarà della nostra vita? Intendo parlare del corpo, ti pare? Sì. È, dunque, possibile vivere con il corpo infermo e disfatto? Oh, certo no. E possiamo vivere quando fosse rovinato ciò che l'ingiustizia corrompe e la giustizia migliora? O dobbiamo credere che quella parte di noi, qualunque essa sia, sulla quale influiscono l'ingiustizia e la giustizia, valga meno del corpo? No di certo, Che valga di più? Sì, Molto. E allora, mio caro, noi non dobbiamo curarci tanto di quel che dirà la gente ma dell'opinione di chi se ne intende di giustizia e di ingiustizia, di colui che è la verità stessa. Quindi tu non fai un ragionamento esatto quando affermi che dobbiamo preoccuparci dell'opinione della gente su ciò che è bello o buono e viceversa. È, vero che qualcuno potrebbe obbiettare che la gente può anche farci morire. È, chiaro. Effettivamente, Socrate, potrebbero dire così. Sicuro, amico mio, ma il ragionamento che abbiamo or ora fatto mi pare che non sia per nulla cambiato, rispetto a prima. E vedi un po', ora, se anche quest'altro principio regga ancora per noi, che cioè, l'importante non è vivere, ma vivere bene. Certo che regge. E che «bene» significa, «nobilmente» e «giustamente»? Sì, proprio questo.
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