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SCENA SECONDA
Entrata di Albergo con veduta di fiume navigabile
cc. e Lucinda che giunta alla sponda di quello e
accompagnata da viaggiatori, e da popolo entra.
CORO DI POPOLO
[Musica di Zingarelli]
Vieni, gentil donzella,
Tanto da noi bramata;
Il ciel per te s'abbella,
E spira gioja e amor.
LUCINDA
Queste le sponde sono, e questo è il cielo
Di mia Patria novella.
Quasi timido il piè premer non osa
Questa per libertà terra famosa.
Nuove dolcezze a nuovi amici in seno
Vengo a cercar: voi m'accogliete, il veggo
Con sensi di bontà: vostra ora sono;
Al mio lieto destro io m'abbandono.
[Tutti i versi segnati s’omettono per brevità]
"Agitata dall'onde, o da' marosi,
Io non credea di visitarvi mai.
Or m'è presago il por, ch'aure di pace
Sperar posso tra voi; più non rammento
Tutti i perigli che passai; la calma
Destar io sento, e un nuovo ardir nell'alma.
Tu, suol natio, che ancora
Come Patria amerò, deh, mi perdona
Gli affetti che dover mi crea nel petto;
Per te ancora saprò serbare affetto.
Ma l'albergo quest'è dov'ora io deggio
Trovar quanto quest'alma ha di più caro,
Ove in seno de' miei sarò felice;
Oh come palpitando il cor mel dice";
Di piacer mi balza il cor,
Ah bramar di più non so!
Qui l'amico e il genitor,
Finalmente rivedrò.
L'un al sen mi stringerà,
L'altro, l'altro che farà,
Dio d'amor confido in te,
Già tu premj la mia fe!
Tutto sorridere. - Mi vedo intorno
Più lieto giorno - brillar non può
Ah già dimentico - i miei tormenti
Quanti contenti - alfin godrò,
(Parte e il coro si ripete).
Gran sala nell'albergo.
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