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SCENA SECONDA
Maria sola.
MARIA
Oh! nobil cor! Sì; dell'onor è questo
Il verace linguaggio:
In me, piangendo, ei vuol stillar coraggio.
Gran Dio! che far mi deggio?
Fuggir l'amante?... ingannare mio padre?...
Guerra crudeli la rabbia tua feroce
Questo misero cor fa disperato!
Segui l'opera tua, seguila... e quindi
Prenditi questa vita,
Ché la morte può sol porgermi aita.
Alla sventura mia predestinata,
Al pianto ed al dolor io venni nata,
Ma poscia che la vittima
Si dee trar al supplizio,
Quale mai speme a questo cor diletta
Per temprar tanto duolo a me si affretta?
Reggimi, o casto amore:
Consola tu il mio core!
Io t'amo, Arturo, io t'amo
E vivo solo in te.
Ma pur, se l'amor mio
È in ira al padre, a Dio,
Quest'alma a te volando,
Ti recherà sua fé.
Dannata a vivere - Ognor nel pianto.
Non hanno i giorni - Per me più incanto:
Coperto il sole - D'un mesto velo
Più lieto il cielo - Non fa per me.
Al sol pensiero - Del mio diletto,
Talor mi balza - Di gioia il petto;
Ma passeggiera, - Ma lusinghiera
Al mio dolore - Non dà mercé.
Or senza duol lasciar io posso il mondo!
Fatale onor! d'ogni mio bene a danno,
Ceder mi è forza al tuo voler tiranno.
Dannata a vivere - Ognor nel pianto,
Non hanno i giorni - Per me più incanto:
Coperto il sole - D'un mesto velo
Più lieto il cielo - Non fa per me.
Al sol pensiero - Del mio diletto,
Talor mi balza - Di gioia il petto;
Ma passeggiera, - Ma lusinghiera
Al mio dolore - Non dà mercé.
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