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SCENA QUINTA
I precedenti, Morton, quindi Arturo.
MORTON
(interrompendo le danze)
Sir! gli Scozzesi ovunque prendono l'armi.
TUTTI
(tranne Edoardo)
Gli Scozzesi!
EDOARDO
Perché d'allarme il grido?
Avrem campo doman di soggiogarli...
Riempite, o paggi, or d'idromel le tazze.
MORTON
Io m'era impadronito
Del castel di Duglas...
EDOARDO
Ebbene?
MORTON
E Bruce...
E Bruce istesso era in mia man caduto.
TUTTI
Roberto Bruce?
MORTON
Sì: ma un traditore
A noi lo tolse.
EDOARDO
E il traditor?
ARTURO
(entrando)
Son io...
EDOARDO
Tu! Miserabil!
ARTURO
Indifeso egli era...
E innocente o colpevole il salvai.
Ma fido sempre a' giuramenti miei
A morire per voi qui mi rendei.
EDOARDO
Sì; tu morrai... ma d'una morte infame.
Sia disarmato.
(Un ufficiale delle guardie s'avanza presso
d’Arturo, che si toglie la spada per rimettergliela).
A me!
(Prendendo la spada)
Fidata un giorno
Questa spada io ti avea, ch'oggi avvilita
Ha il tuo delitto... Il carnefice infranto
Farà il tuo stemma e la tua vita, come
(spezzando la spada e gettandola a terra)
Io l'onor tuo qui frango.
CAVALIERI
Del vil si faccia omai giustizia.
EDOARDO
E tosto
Lo colpisca la scure!
(Le guardie si avanzano: in questo
movimento un grido fassi sentire: una
donna fende la calca: essa è Maria).
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