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Giuseppe Parini
Ascanio in Alba

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  • PARTE PRIMA
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SCENA QUINTA
Ascanio, e poi Venere e Coro di Geni.

ASCANIO:
Cielo! che vidi mai? quale innocenza,
Quale amor, qual virtù! Come non corsi
Al piè di Silvia, a palesarmi a lei?
Ah questa volta, o Dea, quanto penoso
L'ubbidirti mi fu. Vieni, e disciogli
Questo freno crudele...
(Venere sopraggiunge col Coro dei Geni.)

VENERE:
Eccomi o figlio!

ASCANIO:
Lascia, lascia, ch'io voli
Ove il ridente fato
Mi rapisce, mi vuol. Quel dolce aspetto,
Quel candor, quella , quanto rispetto
M'inspirano nell'alma e quanti, oh Dio
Quanti mantici sono al mio desio!
Ah di sì nobil alma
Quanto parlar vorrei!
Se le virtù di lei
Tutte saper pretendi,
Chiedile a questo cor.
Solo un momento in calma
Lasciami o Diva, e poi
Di tanti pregi suoi
Potrò parlarti allor.

VENERE:
Un'altra prova a te mirar conviene
De la virtù di Silvia. Ancor per poco
Soffri mia speme. Appena
Qui fia la pastoral turba raccolta
Che di mia gloria avvolta
Comparir mi vedrà. Restano, o Figlio
Restano ancor pochi momenti, e poi...

ASCANIO:
Che non pretendi, o Dea!
Da un impaziente cor. Ma sia che vuoi!

VENERE
(accennando da un lato):
dove sale il Colle
Finché torni quaggiù Silvia il tuo bene,
Ricovrianci per ora! In questo piano
De la nova città le prime moli
Sorgano intanto, e de' ministri miei
L'opra vi sudi. Auspici noi dall'alto
Dominerem su l'opra: e qua tornando
La pastoral famiglia,
N'avrà insieme conforto, e meraviglia.
Olà, Geni mei fidi,
De le celesti forze
Accogliete il valor. Qui del mio sangue
Sorga il felice nido; e d'Alba il nome
Suoni famoso poi di lido in lido.
E tu mio germe intanto
A mirar ti prepara in quel bel core
Di virtude il trionfo, e quel d'amore.
Al chiaror di que' bei rai,
Se l'amor fomenta l'ali
Ad amar tutti i mortali
Il tuo cor solleverà.
Così poi famoso andrai
Degli Dèi tra i chiari figli,
Così fia, che tu somigli
A la mia divinità.

GENI e GRAZIE:
Di te più amabile,
Dea maggiore,
Celeste Venere,
No non si .
Con frenplacido
Reggi ogni core,
Che più non bramasi
La libertà.

(Molti Pastori, e Pastorelle, secondo
l'antecedente comando d’Aceste, vengon per
ornar solennemente il luogo di ghirlande, e
di fiori. Ma mentre questi si accingono
all'opera, ecco che compariscono le Grazie
accompagnate da una quantità di Geni, e di
Ninfe celesti in atto di meditare qualche
grande intrapresa. I Pastori rimangono a
tale veduta estremamente sorpresi: se non
che, incoraggiati dalla gentilezza di quelle
persone celesti, tornano all'incominciato
lavoro. Ma assai più grande rinasce in essi
la meraviglia, quando ad un cenno delle
Grazie, e de' Geni, veggono
improvvisamente cambiarsi i tronchi degli
alberi, che stanno adornando di ghirlande, in
altrettante colonne, le quali formano di mano
in mano un solido, vago e ricco ordine
d'architettura, con cui dassi principio
all'edificazione d'Alba, e si promette un felice
cambiamento al paese. Questi accidenti,
congiunti con gli atti d'ammirazione, di
riconoscenza, di tenerezza, di concordia fra
le celesti e le umane persone, fanno la base
del breve Ballo, che lega l'anteriore con la
seguente parte della Rappresentazione.)






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