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SCENA SECONDA
Silvia, Coro di Pastorelle, Ascanio.
ASCANIO
(non vedendo Silvia, da sé):
Cerco di loco in loco
La mia Silvia fedele; e pur non lice
Questo amante cor mio svelare a lei;
Ché me 'l vieta la Diva.
Adorata mia Sposa, ah dove sei?
Lascia, lascia, che possa
Questo mio cor, che de' tuoi merti è pieno,
Celato ammirator vederti almeno.
(Vedendo Silvia, da sé):
Ma non è Silvia quella,
Che là si posa su quel verde seggio,
Con le sue Ninfe a lato...? Io non m'inganno.
Certo è il mio bene, è desso.
Numi! che fo'...? m'appresso...?
SILVIA
(vedendo Ascanio, da sé):
Oh ciel! Che miro...?
Quegli è il Garzon, di cui scolpita ho in seno
L'imagin viva...
ASCANIO:
Ah! Se potessi almeno
Scoprirmi a lei...
SILVIA:
Così m'appare in sogno...
Così l'ha ognor presente
Nel dolce immaginar questa mia mente.
Che fia ...? Sogno...? O son desta...?
ASCANIO:
Oh Madre, oh Diva!
Qual via crudel di tormentarmi è questa?
SILVIA:
No, più sogno non è: quello è sembiante
Che da gran tempo adoro...
Ascanio è dunque...? O pur son d'altri amante. ..?
Dubito ancor ....
ASCANIO:
La Ninfa
Agitata mi par... Mi riconosce,
Ma scoprirsi non osa.
SILVIA:
Ah sì il mio bene,
Il mio Sposo tu sei.
(Alzandosi e facendo qualche passo
verso Ascanio.)
ASCANIO:
Cieli! s'accosta:
Come potrò non palesarmi a lei!
SILVIA:
Imprudente, che fo? Spontanea, e sola
Appressarmi vogl'io?
(s'arresta)
Seco non veggio
La Dea, che il guida... Egli di me non chiede...
Meco Aceste non è... Dove t'avanzi
Trasportato dal core incauto piede?
Ingannarmi potrei...
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