I
Jesus,
Jesus non più fuoco non più
fuoco, siamo Cristiani!...
Le parole poste in testa a
questo capitolo erano gridate la mattina del giorno 10 dicembre 1746 in Genova
da numerose orde di Austriaci, fuggenti innanzi al popolo, che, stanco della
straniera oppressione, era sorto forte del proprio diritto.
La tirannide ha pure un limite.
Quando l’oppresso non trova giustizia sulla terra, quando il giogo si è fatto
insopportabile, pieno di fidanza egli stende la mano al Cielo, e giù ne trae i
suoi eterni diritti, che lassù pendono inalienabili e indistruttibili, come le
stelle! Riede il primitivo stato di natura, in cui l’uomo sta in faccia
all’uomo. - Qual mezzo supremo, se ogni altro mezzo non giovi, gli è dato il
ferro.
Genova, la città dai cento
triremi, la città dai splendidi dogi, la città che fra la vivezza del traffico
ha mostrato come si eserciti il commercio e la guerra, che ne’ suoi annali ha
scritto i nomi di Colombo e di Doria, era per il poco senno di alcuni deboli
uomini caduta in mano dello straniero, il quale di essa faceva crudo strazio.
Ma Genova, pronubo un fanciullo, sapeva riacquistare la propria dignità,
rendersi degna de’ suoi grandi uomini.
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