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Pietro Giannone
Il Triregno

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  • LIBRO TERZO DEL REGNO PAPALE
    • PERIODO SECONDO DALLA CONVERSIONE DI COSTANTINO M. INFINO ALLA MORTE DELL'IMPERATOR GIUSTINIANO IL GRANDE E PONTIFICATO DI GREGORIO MAGNO
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LIBRO TERZO
DEL REGNO PAPALE

PERIODO SECONDO
DALLA CONVERSIONE DI COSTANTINO M. INFINO ALLA
MORTE DELL'IMPERATOR GIUSTINIANO IL GRANDE
E PONTIFICATO DI GREGORIO MAGNO

Questo periodo, ancorché non oltrepassi il corso di tre secoli quanto fu il precedente, con tutto ciò contiene cagioni più grandi, in maggior numero, e più vigorose di sorprendenti mutazioni e cangiamenti che non avvennero ne' passati secoli, mentre l'Imperio era gentile, e gentili tuttavia erano gl'imperatori, il senato, il popolo, i magistrati; in fine i rettori e magistrati di tutte le città e provincie che lo componevano. E poiché niun è che dubiti che la cagion potissima di tanta variazione fosse stata la conversione di Costantino Magno al cristianesimo, è d'uopo che, prima di passar avanti, qui brevemente se n'espongano i motivi e le cagioni, le quali invano si cercheranno in Eusebio Cesariense, il quale, avendo potuto, come contemporaneo, darcene certe e sincere relazioni, gli è piaciuto invilupparle di tante visioni, favole e menzogne, quante gli avveduti e diligenti scrittori hanno scoverte non meno nella sua Istoria che nella Vita di Costantino, e, manifestatele nelle di loro opere, ne han fatti accorti i leggitori. Prima d'Eusebio, Egisippo e Giulio Africano ne avean tessuta qualche istoria; ma le memorie si son perdute, e bisogna ora starne alla fede di Eusebio, che ne rapporta qualche frammento.

Si sono ancor perdute, sia per frode o per ingiuria del tempo o negligenza degli uomini, le opere di tanti scrittori de' tre precedenti secoli, le quali averebbero potuto somministrarci più accurate e copiose memorie per tessere una esatta istoria ecclesiastica de' tempi più prossimi alla conversione di Costantino per concepire un'idea più chiara e distinta delle cagioni e fini. Si sono perduti i cinque libri di Papia, vescovo di Ieropoli, le Apologie di Quadrato Ateniese e di Aristide, i ventiquattro libri di Agrippa compilati contro l'eretico Basilide, i cinque libri di Egisippo, le opere di Melitone, vescovo sardicense, di Dionisio Corintio e di Apollinare Ieropolitano, e l'epistola di Pinito Cretense. Ove sono le opere di Filippo, di Musano, di Modesto e di Bardasane? Ove quelle di Panteno, di Rodano, Milziade, Apollonio, Serapione, Bacchilo e di Policrate vescovo di Efeso? Ove l'altre d'Eraclio, di Massimo, Ammonio, Trifone, Ippolito Africano, Dionisio Alessandrino e di tanti altri? Di questi non abbiamo che i nudi nomi e soli titoli presso Eusebio, S. Girolamo ed alcuni altri che ce ne conservarono i soli nomi. I libri che, sottratti all'ingiuria del tempo e degli uomini, sono a noi rimasi, oltre esser pochi, non interi, ma laceri, trasformati e sol rimastici per misero avanzo, non appartengono dirittamente all'istoria ecclesiastica, essendo autori ad altro intesi. I trattati di Giustino, di Tertulliano, di Arnobio, di Teofilo, di Clemente, prete alessandrino, e di Lattanzio, per lo più si raggirano o a difendersi dalle calunnie e criminazioni delle quali erano da' gentili imputati i cristiani, o a declamare contro l'empie superstizioni e riti de' gentili, contro le vane loro deità e tanti sognati numi, ovvero a combattere l'ostinazione e protervia de' Giudei. Altri, come Atenagora, Ireneo, Cipriano, Origene, Tertulliano istesso ed altri, furon rivolti a confutare gli errori e le sconce opinioni sorte a' loro tempi, feraci di tanti fantastici e deliranti eretici; ond'è che dalle loro opere sparsamente di qua e di si posson raccòrre alcuni lumi per aver qualche idea della storia della Chiesa, non essendo a noi rimasto scrittore alcuno che di proposito avesse preso a scriverla. Eusebio Cesariense, adunque, ci rimane ora il primo che cominciò a compilarne un giusto corpo d'istoria, ond'è che si vanti «se primum aggressum esse hoc argumentum», e nel lib. I, c. I, Hist. Eccles. ci dica: «Nullis superiorum trita esset via quam capessebat». E, deducendola da' princìpi del cristianesimo, la proseguì fino che da Costantino Magno fu Licinio superato ed estinto, e data intieramente pace alla Chiesa; ciocché avvenne nell'anno di Cristo 324. Rufino, dopo averla tradotta in latino, vi aggiunse del suo due altri libri e la prolungò sino alla morte di Teodosio Magno; ma siccome non fu molto fedel traduttore, così fu pessimo istorico; poiché di più favolosi ed incredibili racconti empì i suoi libri. Seguiron da poi altri istorici e collettori, siccome l'autore dell'Istoria miscella, Socrate, Aurelio Vittore, Sulpizio Severo, Filostorgio, il favoloso Teodorico Engelhusio, Niceforo, Cedreno, Zonara e tanti altri.




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