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Questo periodo, ancorché non oltrepassi il corso di tre
secoli quanto fu il precedente, con tutto
ciò contiene cagioni più grandi, in maggior numero, e più vigorose di
sorprendenti mutazioni e cangiamenti che non
avvennero ne' passati secoli, mentre l'Imperio era gentile, e gentili tuttavia erano gl'imperatori, il senato, il popolo, i magistrati; in fine i rettori e
magistrati di tutte le città e provincie che lo componevano. E poiché
niun è che dubiti che la cagion potissima di tanta variazione fosse stata la
conversione di Costantino Magno al
cristianesimo, è d'uopo che, prima di passar avanti, qui brevemente se n'espongano i motivi e le cagioni, le
quali invano si cercheranno in Eusebio Cesariense, il quale, avendo potuto, come contemporaneo, darcene certe e
sincere relazioni, gli è piaciuto
invilupparle di tante visioni, favole e
menzogne, quante gli avveduti e
diligenti scrittori hanno scoverte non meno nella sua Istoria che nella Vita di Costantino, e, manifestatele
nelle di loro opere, ne han fatti accorti i
leggitori. Prima d'Eusebio, Egisippo e
Giulio Africano ne avean tessuta qualche istoria; ma le
memorie si son perdute, e bisogna ora starne alla fede di Eusebio, che
ne rapporta qualche frammento.
Si sono ancor perdute,
sia per frode o per ingiuria del tempo o negligenza degli uomini, le
opere di tanti scrittori de' tre precedenti
secoli, le quali averebbero potuto somministrarci più accurate e copiose memorie per tessere una esatta istoria
ecclesiastica de' tempi più prossimi alla conversione di Costantino per
concepire un'idea più chiara e distinta
delle cagioni e fini. Si sono perduti i cinque libri di Papia, vescovo
di Ieropoli, le Apologie di Quadrato Ateniese
e di Aristide, i ventiquattro libri di Agrippa compilati contro l'eretico
Basilide, i cinque libri di Egisippo, le
opere di Melitone, vescovo
sardicense, di Dionisio Corintio e di Apollinare Ieropolitano, e l'epistola di Pinito Cretense. Ove sono le opere di Filippo, di Musano, di Modesto e di Bardasane? Ove
quelle di Panteno, di Rodano,
Milziade, Apollonio, Serapione, Bacchilo e di Policrate vescovo di
Efeso? Ove l'altre d'Eraclio, di Massimo, Ammonio,
Trifone, Ippolito Africano, Dionisio Alessandrino e di tanti altri? Di questi non abbiamo che i nudi
nomi e soli titoli presso Eusebio, S. Girolamo ed alcuni altri che ce ne
conservarono i soli nomi. I libri
che, sottratti all'ingiuria del tempo e degli uomini, sono a noi rimasi, oltre esser pochi, non interi, ma laceri, trasformati
e sol rimastici per misero avanzo, non appartengono dirittamente all'istoria ecclesiastica, essendo autori ad altro intesi. I trattati di Giustino, di Tertulliano, di Arnobio,
di Teofilo, di Clemente, prete alessandrino, e di Lattanzio, per
lo più si raggirano o a difendersi
dalle calunnie e criminazioni delle quali erano da' gentili imputati i cristiani, o a declamare contro l'empie superstizioni
e riti de' gentili, contro le vane loro deità e tanti sognati numi, ovvero a combattere l'ostinazione e protervia de'
Giudei. Altri, come Atenagora, Ireneo, Cipriano, Origene,
Tertulliano istesso ed altri, furon
rivolti a confutare gli errori e le sconce opinioni sorte a' loro tempi, feraci di tanti fantastici e
deliranti eretici; ond'è che dalle
loro opere sparsamente di qua e di là si posson raccòrre alcuni lumi per aver qualche idea della storia della
Chiesa, non essendo a noi rimasto
scrittore alcuno che di proposito avesse preso a scriverla. Eusebio Cesariense, adunque, ci rimane ora
il primo che cominciò a compilarne un giusto corpo d'istoria,
ond'è che si vanti «se primum
aggressum esse hoc argumentum», e nel lib. I, c. I, Hist. Eccles. ci
dica: «Nullis superiorum trita esset via
quam capessebat». E, deducendola da' princìpi del cristianesimo, la
proseguì fino che da Costantino Magno fu Licinio superato ed estinto, e
data intieramente pace alla Chiesa; ciocché avvenne nell'anno di Cristo 324. Rufino, dopo averla tradotta in
latino, vi aggiunse del suo due
altri libri e la prolungò sino alla morte di Teodosio Magno; ma siccome non fu
molto fedel traduttore, così fu pessimo istorico; poiché di più favolosi ed incredibili racconti empì
i suoi libri. Seguiron da poi altri istorici e collettori, siccome
l'autore dell'Istoria miscella, Socrate,
Aurelio Vittore, Sulpizio Severo, Filostorgio, il favoloso Teodorico Engelhusio, Niceforo, Cedreno, Zonara e tanti altri.
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