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Intanto non è da dubitare che, data che fu da Costantino
pace alla Chiesa, ammessa questa distinzion
di Chiesa esterna ed interna, i vescovi, che in que' tre primi secoli,
in mezzo alle persecuzioni, nelle città
dell'Imperio aveano la soprintendenza delle lor chiese, ora che pubblicamente poteva da tutti professarsi la religion
cristiana, e che cominciavano ad ergersi tempii ed altari, e gli antichi tempii
gentili a trasformarsi in chiese, e i riti e cerimonie divenir più operose, splendide ed in maggior numero, per mantenere
il culto della medesima in maggior splendore e lustro, ed accrescendosi sempre
più quasi in infinito il numero de' cristiani, si videro per conseguenza,
secondo la maggioranza delle città nelle quali
reggevano le chiese, in vari, diversi ed in più alti gradi disposti, ed
in maggior eminenza costituiti.
Ed essendo dapoi a
Costantin piaciuto, sedate le cose di Roma e d'Italia, passare in Oriente, vinto nell'anno 325 e spento
Licinio, fattosi già monarca di tutto
l'Imperio, cominciò a tentar nuove e grandi
mutazioni nell'Imperio, poiché, vòlto in Oriente, volle nella Tracia innalzar Bisanzio, piccola città allora di
quella provincia, ed ingrandirla, anzi
gettarvi più magnifici fondamenti con intento di ridurla alla magnificenza dì Roma, sicché potesse ragionevolmente poi chiamarsi nuova Roma, siccome da lui,
cancellato il nome di Bisanzio, si
disse Costantinopoli. Egli fu anche spinto ad innalzarla cotanto per l'amenità e piacevolezza del suo sito. Ci
rimane ancora delle deliziose sue maniere un'antica testimonianza di Erodoto Alicarnasseo, il quale nel lib.
4 della sua Istoria, narrando
la spedizione di Dario contro gli Sciti, scrive che, giunto che fu Dario a Calcedonia sopra Bisanzio, e' vide
i tre mari, cosa degna da riguardare, perché tra tutte le marine questa
è la più strana di sito, di spettacolo ben
degno e di maravigliosa lunghezza. Or, gettati che ebbe quivi Costantino i
fondamenti della nuova Roma, e posto
tutta la sua cura e studio di renderla nella magnificenza e splendore uguale
all'antica, trasferì alla perfine in Oriente l'imperial sua sede, consumandovi
il resto di sua vita, contento di mirar
da lontano le cose d'Occidente; onde nacque il principio della declinazione di Roma e d'Italia e di tutte le
altre occidentali provincie.
Stabilita adunque la
sede dell'Imperio in Oriente, trovando quivi le città e le provincie più numerose di cristiani e non tanto attaccate
all'antica religione de' gentili, com'era Roma, conobbe esser l'Oriente più disposto a farci la cristiana
maggiori progressi; onde si videro
notabili cangiamenti nella polizia esterna delle lor chiese e particolarmente
nelle persone de' suoi vescovi, poiché que' d'Antiochia, di Alessandria
e di tutte le altre città d'Oriente, d'Asia, d'Egitto,
di Ponto e di Tracia, secondo la maggioranza delle città nelle quali reggevan
le loro chiese, si videro in un tratto costituiti in maggior eminenza, e cominciaron quindi a
sentirsi i nomi di metropolitani, di
primati, d'esarchi, ovvero patriarchi, corrispondenti a quelli de' magistrati
secolari, secondo la maggiore o minore estensione delle provincie che essi
governavano.
Non vi è dubbio che prima
della conversione di Costantino in Oriente si osservava ne' vescovi
delle città maggiori, più numerose ed
ampie, qualche differenza nella stima e nell'onore, che non eran gli altri delle città minori; poiché, oltre i vescovi d'Antiochia e d'Alessandria,
Tito, vescovo di Creta, secondo la testimonianza d'Eusebio, Histor. eccles., lib. 3, c. 4, avea l'ispezione di tutta quell'iso la; a Timoteo, vescovo d'Efeso, dice Crisostomo, Homil. XV in I Timoth., «credita fuit Ecclesia, immo gens fere tota
asiatica»; siccome del vescovo di Cipro era la soprintendenza di tutta
quell'isola, senza subordinazione
alcuna al vescovo d'Antiochia. E parimente, nell'Africa, sopra gli altri
vescovi africani era manifesta l'eminenza del vescovo di Cartagine fino a' tempi di S. Cipriano,» siccome nella Gallia del vescovo di Lione. Ma, sebbene a
questi tempi nelle sedi delle città maggiori era notabile la maggioranza de'
vescovi a riguardo di quelli
costituiti nelle città minori, con
tutto ciò, essendo stata ancor
ammessa nell'Imperio questa nuova religione e nelle parti orientali, come a Roma lontane, più per convenienza
era tollerata che permessa, nelle occidentali perseguitata e riputata
superstizione; quindi eran tali semi occulti e nascosti, e come scintille di fuoco sotto le ceneri coperte. Ma,
dichiarata poi da Costantino questa religione non pur lecita e permessa
per tutto l'Imperio, ma vera, legittima e
veneranda, e le chiese non più già collegi illeciti, ma commendabili e santi, quindi ciò che era nascosto fu palesato, e quelle faville che come ceneri erano
seppellite, scoppiarono in luminose e risplendenti fiamme. Allora vennero a
dichiararsi ed a stabilirsi questi gradi di metropolitani, primati,
esarchi, ovvero patriarchi, ed a sorgere questa nuova più alta gerarchia; e che non pur le leggi degl'imperatori, ma i canoni
istessi, cominciandosi da quelli del
concilio niceno, maggiormente la stabilissero e confermassero. Talché si
appone più al vero la sentenza di Lodovico
Elia Dupin, De antiq. Eccles. discip., diss. I, § 6, seguitata poi da' più accurati scrittori, e
fra gli altri ultimamente da Bingamo, Orig. eccles.,
lib. 2, c. 9,
che l'opinione di Pietro di Marca, di
Cristiano Lupo, di Usserio, Bevereggio, Schelstrate ed altri, li quali immaginarono che da Cristo, ovvero dagli
apostoli, fossero stati nella Chiesa
tali gradi istituiti. Con molta evidenza ed esattezza Dupino, confutando gli argomenti recati dall'arcivescovo di Parigi, siccome Bingamo quelli di Schelstrate,
fanno conoscere che né da Cristo, né
dagli apostoli fossero state tali dignità istituite, ma che dopo la conversione
di Costantino, data che fu pace alla Chiesa,
cominciarono a stabilirsi, e che la Chiesa allora infante, la quale non
più nascosta ma libera compariva al mondo, adattò le sue membra a quelle dell'Imperio già adulto e grande, secondando la
disposizione delle provincie dell'Imperio e le condizioni delle città metropoli
di ciascheduna di quelle; onde sorse nella Chiesa questa nuova polizia, e sì pomposa ed alta gerarchia.
E la maniera colla quale
ciò si facesse fu cotanto naturale e propria, che sarebbe stata maraviglia se altrimenti fosse avvenuto. Poiché, chiunque si porrà innanzi gli occhi la
disposizione delle provincie
dell'Imperio, nella quale erano sotto Costantino, e la divisione delle quattro prefetture, composta
ciascuna di più diocesi e queste di più provincie, facendone poi
confronto con quel che avvenne nella esterna
polizia ecclesiastica, vedrà chiaro che, la Chiesa essendo stata introdotta nell'Imperio, non già l'Imperio nella Chiesa, come dice saviamente Ottato
Melevitano, non poteva prender altra forma che questa.
In quattro prefetture si vide diviso tutto l'orbe romano
sotto Costantino Magno, alle quali fùr dati
quattro prefetti pretorii per governarle. Queste furono l'Oriente, l'Illirico,
le Gallie e l'Italia. Ciascuna
componevasi di più diocesi, siccome queste di più provincie.
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