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Pietro Giannone
Il Triregno

IntraText CT - Lettura del testo

  • LIBRO TERZO DEL REGNO PAPALE
    • PERIODO SECONDO DALLA CONVERSIONE DI COSTANTINO M. INFINO ALLA MORTE DELL'IMPERATOR GIUSTINIANO IL GRANDE E PONTIFICATO DI GREGORIO MAGNO
      • [CAP. III] [Come questa nuova polizia della Chiesa si adattasse a quella dell'Imperio, secondo le diocesi e province del medesimo, alle quali furono preposti per lo governo ecclesiastico gli esarchi e i metropolitani.]
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[CAP. III]
[Come questa nuova polizia della Chiesa si adattasse a quella dell'Imperio, secondo le diocesi e province del medesimo, alle quali furono preposti per lo governo ecclesiastico gli esarchi e i metropolitani.]

 

Intanto non è da dubitare che, data che fu da Costantino pace alla Chiesa, ammessa questa distinzion di Chiesa esterna ed interna, i vescovi, che in que' tre primi secoli, in mezzo alle persecuzioni, nelle città dell'Imperio aveano la soprintendenza delle lor chiese, ora che pubblicamente poteva da tutti professarsi la religion cristiana, e che cominciavano ad ergersi tempii ed altari, e gli antichi tempii gentili a trasformarsi in chiese, e i riti e cerimonie divenir più operose, splendide ed in maggior numero, per mantenere il culto della medesima in maggior splendore e lustro, ed accrescendosi sempre più quasi in infinito il numero de' cristiani, si videro per conseguenza, secondo la maggioranza delle città nelle quali reggevano le chiese, in vari, diversi ed in più alti gradi disposti, ed in maggior eminenza costituiti.

Ed essendo dapoi a Costantin piaciuto, sedate le cose di Roma e d'Italia, passare in Oriente, vinto nell'anno 325 e spento Licinio, fattosi già monarca di tutto l'Imperio, cominciò a tentar nuove e grandi mutazioni nell'Imperio, poiché, vòlto in Oriente, volle nella Tracia innalzar Bisanzio, piccola città allora di quella provincia, ed ingrandirla, anzi gettarvi più magnifici fondamenti con intento di ridurla alla magnificenza Roma, sicché potesse ragionevolmente poi chiamarsi nuova Roma, siccome da lui, cancellato il nome di Bisanzio, si disse Costantinopoli. Egli fu anche spinto ad innalzarla cotanto per l'amenità e piacevolezza del suo sito. Ci rimane ancora delle deliziose sue maniere un'antica testimonianza di Erodoto Alicarnasseo, il quale nel lib. 4 della sua Istoria, narrando la spedizione di Dario contro gli Sciti, scrive che, giunto che fu Dario a Calcedonia sopra Bisanzio, e' vide i tre mari, cosa degna da riguardare, perché tra tutte le marine questa è la più strana di sito, di spettacolo ben degno e di maravigliosa lunghezza. Or, gettati che ebbe quivi Costantino i fondamenti della nuova Roma, e posto tutta la sua cura e studio di renderla nella magnificenza e splendore uguale all'antica, trasferì alla perfine in Oriente l'imperial sua sede, consumandovi il resto di sua vita, contento di mirar da lontano le cose d'Occidente; onde nacque il principio della declinazione di Roma e d'Italia e di tutte le altre occidentali provincie.

Stabilita adunque la sede dell'Imperio in Oriente, trovando quivi le città e le provincie più numerose di cristiani e non tanto attaccate all'antica religione de' gentili, com'era Roma, conobbe esser l'Oriente più disposto a farci la cristiana maggiori progressi; onde si videro notabili cangiamenti nella polizia esterna delle lor chiese e particolarmente nelle persone de' suoi vescovi, poiché que' d'Antiochia, di Alessandria e di tutte le altre città d'Oriente, d'Asia, d'Egitto, di Ponto e di Tracia, secondo la maggioranza delle città nelle quali reggevan le loro chiese, si videro in un tratto costituiti in maggior eminenza, e cominciaron quindi a sentirsi i nomi di metropolitani, di primati, d'esarchi, ovvero patriarchi, corrispondenti a quelli de' magistrati secolari, secondo la maggiore o minore estensione delle provincie che essi governavano.

Non vi è dubbio che prima della conversione di Costantino in Oriente si osservava ne' vescovi delle città maggiori, più numerose ed ampie, qualche differenza nella stima e nell'onore, che non eran gli altri delle città minori; poiché, oltre i vescovi d'Antiochia e d'Alessandria, Tito, vescovo di Creta, secondo la testimonianza d'Eusebio, Histor. eccles., lib. 3, c. 4, avea l'ispezione di tutta quell'iso la; a Timoteo, vescovo d'Efeso, dice Crisostomo, Homil. XV in I Timoth., «credita fuit Ecclesia, immo gens fere tota asiatica»; siccome del vescovo di Cipro era la soprintendenza di tutta quell'isola, senza subordinazione alcuna al vescovo d'Antiochia. E parimente, nell'Africa, sopra gli altri vescovi africani era manifesta l'eminenza del vescovo di Cartagine fino a' tempi di S. Cipriano,» siccome nella Gallia del vescovo di Lione. Ma, sebbene a questi tempi nelle sedi delle città maggiori era notabile la maggioranza de' vescovi a riguardo di quelli costituiti nelle città minori, con tutto ciò, essendo stata ancor ammessa nell'Imperio questa nuova religione e nelle parti orientali, come a Roma lontane, più per convenienza era tollerata che permessa, nelle occidentali perseguitata e riputata superstizione; quindi eran tali semi occulti e nascosti, e come scintille di fuoco sotto le ceneri coperte. Ma, dichiarata poi da Costantino questa religione non pur lecita e permessa per tutto l'Imperio, ma vera, legittima e veneranda, e le chiese non più già collegi illeciti, ma commendabili e santi, quindi ciò che era nascosto fu palesato, e quelle faville che come ceneri erano seppellite, scoppiarono in luminose e risplendenti fiamme. Allora vennero a dichiararsi ed a stabilirsi questi gradi di metropolitani, primati, esarchi, ovvero patriarchi, ed a sorgere questa nuova più alta gerarchia; e che non pur le leggi degl'imperatori, ma i canoni istessi, cominciandosi da quelli del concilio niceno, maggiormente la stabilissero e confermassero. Talché si appone più al vero la sentenza di Lodovico Elia Dupin, De antiq. Eccles. discip., diss. I, § 6, seguitata poi da' più accurati scrittori, e fra gli altri ultimamente da Bingamo, Orig. eccles., lib. 2, c. 9, che l'opinione di Pietro di Marca, di Cristiano Lupo, di Usserio, Bevereggio, Schelstrate ed altri, li quali immaginarono che da Cristo, ovvero dagli apostoli, fossero stati nella Chiesa tali gradi istituiti. Con molta evidenza ed esattezza Dupino, confutando gli argomenti recati dall'arcivescovo di Parigi, siccome Bingamo quelli di Schelstrate, fanno conoscere che né da Cristo, né dagli apostoli fossero state tali dignità istituite, ma che dopo la conversione di Costantino, data che fu pace alla Chiesa, cominciarono a stabilirsi, e che la Chiesa allora infante, la quale non più nascosta ma libera compariva al mondo, adattò le sue membra a quelle dell'Imperio già adulto e grande, secondando la disposizione delle provincie dell'Imperio e le condizioni delle città metropoli di ciascheduna di quelle; onde sorse nella Chiesa questa nuova polizia, e sì pomposa ed alta gerarchia.

E la maniera colla quale ciò si facesse fu cotanto naturale e propria, che sarebbe stata maraviglia se altrimenti fosse avvenuto. Poiché, chiunque si porrà innanzi gli occhi la disposizione delle provincie dell'Imperio, nella quale erano sotto Costantino, e la divisione delle quattro prefetture, composta ciascuna di più diocesi e queste di più provincie, facendone poi confronto con quel che avvenne nella esterna polizia ecclesiastica, vedrà chiaro che, la Chiesa essendo stata introdotta nell'Imperio, non già l'Imperio nella Chiesa, come dice saviamente Ottato Melevitano, non poteva prender altra forma che questa.

In quattro prefetture si vide diviso tutto l'orbe romano sotto Costantino Magno, alle quali fùr dati quattro prefetti pretorii per governarle. Queste furono l'Oriente, l'Illirico, le Gallie e l'Italia. Ciascuna componevasi di più diocesi, siccome queste di più provincie.

 




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