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Non è dubbio, secondo che
notarono i più diligenti investigatori dell'antichità ecclesiastiche, in
fra gl'altri Dupino ed ultimamente Bingamo,
che più esattamente corrispose la polizia della Chiesa e quella dell'Imperio in Oriente che in Occidente. Nell'Oriente appena potrà notarsi qualche diversità di
picciol momento. Ma nell'Occidente se
ne osservano molte. Nelle Gallie se ne veggono delle considerabili, ma molto più nell'Affrica occidentale, ove le metropoli ecclesiastiche non corrispondono alle
civili, siccome accuratamente osservò Bingamo, tom. III Orig. eccl., lib. IX, cap. II, § V.
Le Gallie, secondo la disposizione dell'Imperio sotto Costantino, le quali ubbidivano al suo prefetto
pretorio, erano divise in tre diocesi: la Gallia strettamente presa, che
abbracciava diecisette provincie, la
Spagna, che si componeva di sette, e la Brettagna di cinque.
La Gallia non v'è alcun
dubbio che prima tenesse disposte le sue
chiese secondo la disposizione delle provincie che componevano la sua diocesi, in maniera che ciascuna
metropoli ecclesiastica aveva
corrispondenza colla civile, ed in questi primi tempi non riconobbe la Gallia niun primate, ovvero esarca,
siccome ebbero le diocesi d'Oriente, ma i vescovi co' loro metropolitani
reggevano in commune la Chiesa gallicana. E
la cagione era perché nella Gallia non vi fu una città cotanto principale ed
eminente sopra tutte l'altre, sicché da quella dovessero tutte
dipendere, siccome fu nell'Asia la città
d'Antiochia, in Egitto quella d'Alessandria, in Italia Roma e Milano; siccome
in queste parti istesse del mondo si vide nell'Africa occidentale ergersi cotanto Cartagine, in Asia Efeso, Cesarea ed Eraclea, e tante altre. Ma nella Gallia
per quest'istesso si viddero da poi delle notabili variazioni; poiché
alcune delle città delle sue provincie, nel
medesimo tempo avvanzandosi e crescendo sopra l'altre, quindi sorsero fra' loro metropolitani varie contese, ciascuno per sé pretendendo le ragioni di primate.
Nella provincia di Narbona fuvi gran
contrasto fra i vescovi di Vienna e l'arelatense, di cui ben a lungo trattò Dupino, De antiq. eccl. disc., diss. I. Nell'Aquitania,
ne' tempi posteriori, altra contesa si accese fra il vescovo di Bourges e quello di Bordeaux, della
quale tratta Alteserra, Rer.
aquit., lib. IV, cap. IV. Talché negl'ultimi tempi, caduto l'Imperio d'Occidente e partito fra straniere
nazioni, secondo ch'erano innalzate le città principali, i vescovi, i quali
n'erano metropolitani, si arrogarono molte prerogative sopra gl'altri metropolitani, e vollero esser soli chiamati primati,
ancorché prima questo titolo si
attribuiva indifferentemente a tutti i metropolitani. Così nella Francia
il metropolitano di Lione appellasi primate, ritenendo assai più prerogative che non gl'altri metropolitani.
La Spagna riconobbe in
questi primi tempi qualche polizia ecclesiastica, conforme a quella
dell'Imperio, ma da poi nella decadenza
dell'Imperio d'Occidente, mutandosi il suo
governo politico, fu tutta mutata, e,
secondo che una città, o per la residenza di nuovi principi, o per altra
cagione, s'innalzava sopra l'altre di altre provincie, così il vescovo di
quella chiesa, non contento delle ragioni di
metropolitano, s'arrogava molte prerogative sopra gl'altri, e primate dicevasi.
Così oggi la Spagna ha per suo primate l'arcivescovo di Toledo, come la Francia
quello di Lione.
La Brettagna, ancorché
prima riconoscesse qualche polizia ecclesiastica,
conforme alla civile dell'Imperio, nulladimeno, occupata che fu poi da'
Sassoni, perdé affatto ogni antica disposizione, né si ritenne alcun vestigio della vecchia polizia così nello stato civile, come nell'ecclesiastico. Tutte queste tre
diocesi non si appartenevan punto a
questi primi tempi al vescovo di Roma, e si governavano in commune da'
loro vescovi metropolitani e primati, siccome
han ben provato gli scrittori francesi, spagnuoli ed inglesi, ed intorno alla Brettagna ultimamente fin
all'ultima evidenza ha dimostrato Bingamo, lib. IX, cap. I, § X, confutando nel § XI le opposizioni di Schelstrato, il quale infelicemente
s'era sforzato di sostenere il contrario.
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