Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Pietro Giannone
Il Triregno

IntraText CT - Lettura del testo

  • LIBRO TERZO DEL REGNO PAPALE
    • PERIODO SECONDO DALLA CONVERSIONE DI COSTANTINO M. INFINO ALLA MORTE DELL'IMPERATOR GIUSTINIANO IL GRANDE E PONTIFICATO DI GREGORIO MAGNO
      • ORIENTE
Precedente - Successivo

Clicca qui per attivare i link alle concordanze

ORIENTE

Questa prefettura era divisa in cinque diocesi: Oriente, Egitto, Asiana, Pontica e Tracia, ciascuna delle quali poi si componeva di più provincie.

I

La prima diocesi era chiamata d'Oriente strettamente preso, la quale ebbe per sua città primaria, capo di tutte le altre, Antiochia nella Siria, ond'era ben proprio che questa città anche nella polizia ecclesiastica innalzasse il capo sopra tutte l'altre, e che il vescovo che reggeva quella cattedra s'innalzasse parimenti sopra tutti gl'altri vescovi delle chiese di tutte quelle provincie, delle quali questa diocesi si componeva; poiché, siccome nelle cose civili tutto si riportava al magistrato supremo di quella città, così nelle cose ecclesiastiche tutto a quel vescovo. Si aggiungeva ancora l'altra prerogativa d'avere in Antiochia il capo degli apostoli S. Pietro predicatovi l'Evangelio, e dalla chiesa antiochena essersi posto più in uso il nome di cristiani, quando prima eran chiamati nazareni.

Le provincie che componevano le diocesi d'Oriente prima non eran più che dieci: la Palestina, la Siria, la Fenicia, l'Arabia, la Cilicia, l'Isauria, la Mesopotamia, Osdrocena, Eufrate e Cipro. Ma da poi crebbe il lor numero infino a quindeci, imperciocché la Palestina fu partita in tre provincie, la Siria in due, la Cilicia in due e la Fenicia parimenti in due. Ecco come ora ravvisaremo in ciascheduna di queste provincie i loro metropolitani secondo la polizia dell'Imperio.

La Palestina, prima che fosse divisa, non riconosceva altra città sua metropoli che Cesarea, onde il suo vescovo acquistò le ragioni di metropolitano sopra i vescovi dell'altre città minori della provincia istessa; ed essendo stata poi divisa in altre due, nella seconda ebbe per metropoli la città di Scitopoli e nella terza quella di Gerusalemme. Ma, non perché d'una provincia ne fossero fatte tre, vennero per questa nuova divisione ed accrescimento di due altre metropoli a derogarsi le ragioni di metropolitano del vescovo di Cesarea, ma rimasero com'erano i vescovi di Scitopoli e di Gerusalemme suffraganei al metropolitano di Cesarea: non bastava che gl'imperatori, partendo in due o tre una provincia, s'intendesse con ciò, in quanto alla polizia ecclesiastica, pregiudicare le ragioni dell'antico vescovo metropolitano, ma bisognava che gl'imperatori espressamente lo comandassero; che siccome moltiplicavano le metropoli intorno al governo civile, così fosse ancora per ciò che riguardava l'ecclesiastico; anzi sovente spiegavano la lor mente ch'era di non doversi con ciò recar mutazione alcuna intorno all'esterior polizia ecclesiastica, siccome soleva fare l'imperatore Giustiniano, ed è manifesto dalle sue Novelle 28 e 31, ca. 2°.Ed al contrario, sovvente, in partir le provincie solevano pur ordinare che l'ecclesiastica seguitasse anche la nuova forma e disposizione civile, dipendendo ciò dal loro volere ed arbitrio, essendo presso degl'imperatori, come capi di tutti i vescovi metropolitani ed esarchi, il regolare la polizia esterna delle chiese, siccome fin all'ultima evidenza si dimostrerà più innanzi. Per questa ragione, presedendo Costantino M. al gran concilio di Nicea, ancorché a Gerusalemme, città santa, molti onori e prerogative fossero state concedute, in niente però vollero Costantino e quei Padri che si recasse pregiudizio al metropolitano di Cesarea, «metropoli propria dignitate servata» da il settimo canone di quel concilio; e non per altra ragione, se non perché, essendo allora una la provincia della Palestina, e Cesarea sua antica metropoli, trovandosi acquistate già tutte le ragioni di metropolitano da quel vescovo, non era di dovere che per quella nuova divisione venisse a perderle o a scemarle. Né se non molto tempo da poi la Chiesa di Gerusalemme fu decorata della dignità patriarcale, come più innanzi diremo.

L'altra provincia di questa diocesi d'Oriente fu la Siria, ch'ebbe per metropoli Antiochia, capo ancora di tutta la diocesi; ma poi, divisa in due, oltre ad Antiochia, riconobbene un'altra, che fu Apamea. E qui bisogna avvertire per quel che poi diremo del vescovo di Roma, che sovvente in una persona solevansi unire più poteri e prerogative, secondo i vari rispetti e diversi oggetti ove la lor potestà veniva ad esercitarsi. Nella persona del vescovo d'Antiochia si considerava la potestà di metropolitano a rispetto della propria sua provincia qual'era la Siria, e la potestà di esarca per ciò che riguardava gl'altri metropolitani a sé soggetti, siccome era quella d'Apamea nella Siria istessa e gli altri metropolitani dell'altre provincie onde si componeva la sua diocesi, della quale egli era capo ed esarca.

La Cilicia, che parimenti fu in due provincie divisa, riconobbe ancora due metropoli: Tarso ed Anazarbo. La Fenicia, divisa che fu in due provincie, riconobbe anche due metropoli: Tiro e Damasco. Eravi ancora nella Fenicia la città di Berito, celebre al mondo per la famosa Accademia delle leggi ivi eretta, onde ne uscirono tanti valenti professori. Ne' tempi di Teodosio il Giovine, Eustazio, vescovo di questa città, ottenne da quel principe rescritto col quale Berito fu innalzata a metropoli; per la qual cosa Eustazio, in un concilio che di que' tempi si tenne in Costantinopoli, dimandò, ch'essendo la sua città stata fatta metropoli, si dovesse in conseguenza far nuova divisione delle chiese di quella provincia, ed alcune di esse, che prima s'appartenevano al metropolitano di Tiro, dovessero alla sua nuova metropoli sottoporsi. Fozio, che si trovava allora vescovo di Tiro, scorgendo l'inclinazione di Teodosio, bisognò per dura necessità che approvasse la divisione. Ma, morto l'imperator Teodosio, e succeduto nell'Imperio d'Oriente Marciano, portò il vescovo Fozio le sue doglianze al nuovo imperatore del torto fattogli, chiedendo che alla sua città, antica metropoli, si restituissero quelle chiese che l'erano state tolte. L'imperatore Marciano delegò la causa a' Padri che s'erano uniti in concilio a Calcedonia, perché l'essaminassero nuovamente, i quali decretorono a favor di Fozio, diffinendo che tal affare, non secondo la nuova disposizione di Teodosio e le novelle divisioni d'altri imperatori dovesse regolarsi, ma a tenor de' canoni antichi, confermati dalle leggi imperiali; e lettosi nell'assemblea il canone del concilio niceno, col quale si stabiliva che in ciascheduna provincia un solo fosse il metropolitano, fu determinato a favor del vescovo di Tiro e restituite alla sua cattedra tutte le chiese che n'erano state divolte, poiché, secondo l'antica disposizione delle provincie della diocesi d'Oriente, la Fenicia era una provincia, e riconobbe un solo metropolitano.

Presidendo gl'imperatori a tutti questi affari esterni ecclesiastici, come capi e direttori dell'esterior polizia della Chiesa, quindi fu introdotto stile che quando i vescovi, non contenti della lor parocchia, volevano intraprendere sopra le ragioni del loro metropolitano, solevano ricorrere dagl'imperatori ed ottener divisione della provincia, e che la lor città s'innalzasse a metropoli, affinché potessero appropriarsi le ragioni di metropolitano sopra quelle chiese che nella divisione si toglievano al più antico. Gl'imperatori alcune volte ributtavano le loro ambiziose domande; altre volte, in odio de' metropolitani antichi, lo facevano. Infatti l'imperator Valente, in odio di Basilio, divise la Cappadocia in due parti; e, così facendosi nell'altre provincie, vennero a moltiplicarsi anche i metropolitani, seguendo la polizia della Chiesa quella dell'Imperio, siccome ce ne rende testimonianza Nazario, peroché, ne' tempi che seguirono, non fu sempre ritenuto il rigore del concilio niceno, ma secondo il voler degl'imperatori, che, dividendo le provincie, innalzavano alcune città in metropoli, si mutava per ordinario anche la polizia delle chiese; anzi, lo stesso concilio calcedonense, sempre che gl'imperatori non avessero altramente disposto in queste divisioni, con suo canone XVII dichiarò che la Chiesa dovesse seguitare la polizia dell'Imperio, dicendo: «Sin autem etiam aliqua civitas ab imperatoria auctoritate innovata fuerit, civiles et publicas formas ecclesiasticarum quoque parochiarum ordo consequatur». Quindi poi nacque che, mutandosi la disposizione e polizia dell'Imperio, ed innalzandosi alcune città in istato più alto ed eminente, siccome fra le altre fu veduto in Constantinopoli, si videro anche tante mutazioni nell'esterior polizia ecclesiastica, sebbene l'imperator Giustiniano, per toglier le contese, saviamente fosse solito, nelle divisioni o unioni di provincie che faceva, di dichiarare espressamente, nelle sue Novelle, quando voleva divisione o no intorno a' sacerdozi ed alle ragioni degl'antichi metropolitani.

In cotal guisa l'altre provincie di questa diocesi d'Oriente, come l'Arabia, l'Isauria, la Mesopotamia, Ostrocena, Eufrate e Cipro, secondo la disposizione e polizia dell'Imperio, riconobbero i loro metropolitani, i quali furono così chiamati [perché] presidevano nelle chiese delle città principali delle provincie, e per conseguenza, siccome da queste dipendevano l'altre città minori delle medesime, a queste si riportavano' tutti i giudizi de' loro tribunali, a queste per li negozi civili e per altri affari, come suole avvenire, tutti i provinciali ricorrevano; così questi metropolitani godevano d'alcune ragioni e prerogative che non avevano gl'altri vescovi preposti alle chiese delle città minori dell'istessa provincia. Così essi ordinavano i vescovi eletti dalle chiese della provincia, convocavano i concili provinciali ed avevano la soprintendenza e la cura perché nella provincia la fede e la disciplina si serbasse incontaminata e pura: ch'erano le ragioni e privilegi de' metropolitani per i quali si distinguevano sopra i vescovi; ed in tal maniera, dopo il concilio niceno, intesero il nome di metropolitano tutti gli altri concili, che da poi seguirono, e gl'altri scrittori ecclesiastici del quarto e quinto secolo.

Ecco come nelle provincie della diocesi d'Oriente ravisiamo i metropolitani secondo la disposizione delle città metropoli dell'Imperio. Ecco, ancora, come in questa diocesi ravisaremo il suo esarca, ovvero patriarca, che fu il vescovo d'Antiochia, come quegli che, presidendo in questa città, capo dell'intera diocesi, presedeva ancora sopra tutti i metropolitani di quelle provincie delle quali questa diocesi era composta, ed anche di cui erano le ragioni e privilegi patriarcali, cioè d'ordinare i metropolitani, convocare i sinodi diocesani ed aver la sopraintendenza e la cura che la fede e la disciplina si serbasse incontaminata nell'intera diocesi. Prima questi erano propriamente detti esarchi, perché alle principali città delle diocesi erano preposti; e in più provincie di Calcedonia in cotal guisa e per questa divisione di provincie e di diocesi si distinguevano gl'esarchi da' metropolitani. Così, Filallete, vescovo di Cesarea, e Teodoro, vescovo di Efeso, furono chiamati esarchi, perché il primo aveva sotto di sé la diocesi di Ponto, ed il secondo quella d'Asia. Egli è vero però che alcune volte questo nome fu dato anche a' semplici metropolitani ed i Greci, negl'ultimi tempi lo diedero profusamente a più metropolitani, come a quel d'Ancira, di Sardica, di Nicomedia, di Nicea, di Calcedonia, di Larisso, ed altri. Nulladimeno la propria significazione di questa voce esarca non denotava altro che un vescovo il quale a tutta la diocesi presedeva, siccome il metropolitano alla provincia. Alcuni di questi esarchi furon detti anche patriarchi; il qual nome in Oriente, in decorso di tempo, a soli cinque si restrinse, fra i quali fu l'antiocheno.

I confini dell'esarcato d'Antiochia non s'estesero oltre a' confini della diocesi d'Oriente, poiché l'altre provincie convicine, essendo dentro i confini dell'altre diocesi, appartenevano a' loro esarchi. Così la diocesi d'Egitto, come quindi a poco vedrassi, era all'esarca d'Alessandria sottoposta, e l'altre tre diocesi d'Oriente, come l'asiana, la pontica e la tracia, erano fuori del suo esarcato; anzi nel concilio costantinopolitano espressamente la cura di queste tre diocesi a' propri vescovi si commette. Né, quando il vescovo di Costantinopoli invase queste tre diocesi ed al suo patriarcato le sottopose, come diremo più innanzi, si legge che il vescovo di Antiochia gliele avesse contrastate come a lui appartenenti.

II

La seconda diocesi ch'era sotto la disposizione del prefetto pretorio d'Oriente, fu l'Egitto. La città principale di questa diocesi fu la cotanto famosa e rinomata Alessandria. Quindi il suo vescovo sopra gl'altri tutti alzò il capo, e la sua chiesa, dopo quella di Roma, tenne il primo luogo. S'aggiungeva ancora un'altra prerogativa, che in questa cattedra vi sedé S. Marco evangelista, primo suo vescovo, e che fin da' primi tempi fu de' cristiani numerosissima non meno che di Ebrei, e di avere il vanto, innanzi tutte l'altre chiese, avere introdotti i dottori ecclesiastici: in Alessandria ebbe la teologia la sua prima origine.

Fu prima questa diocesi divisa in sole tre provincie: l'Egitto strettamente preso, la Libia e Pentapoli; e quindi è, che nel sesto canone del concilio niceno si legga: «Antiqua consuetudo servetur per Aegyptum, Libyam et Pentapolim, ita ut alexandrinus episcopus horum omnium habeat potestatem». La Libia fu poi divisa in due provincie, la superiore e l'inferiore. Si aggiunge l'Arcadia, la Tebaida e l'Augustanica, e finalmente si vidde questa diocesi divisa in dieci provincie, sorgendo altrettante città metropoli; onde dieci metropolitani furono a proporzione del numero delle provincie indi accresciuti. Questi al vescovo d'Alessandria, come loro esarca e capo della diocesi, erano sottoposti, sopra i quali esercitò tutte le ragioni e preminenze esarcali. I confini del suo esarcato non si distendevano oltre alla diocesi d'Egitto, che abbracciava queste provincie. Né s'impacciò mai dell'Africa occidentale, siccome dimostrò l'accuratissimo Dupino, De antiq. Eccl. disc., diss. I. Onde furono in grandissimo errore coloro che stimarono tutta l'Affrica, come terza parte del mondo, al patriarcato d'Alessandria essere stata sottoposta. Anche questo esarca, come quello d'Antiochia, acquistò da poi il nome di patriarca, e fu uno de' cinque più rinomati nel quinto e sesto secolo.

III

La terza diocesi disposta sotto il prefetto pretorio d'Oriente fu l'asiana, nella quale una provincia, detta ristrettamente Asia, fu proconsolare; e metropoli di questa provincia, ed insieme capo dell'intiera diocesi, fu la città d'Efeso. Le altre provincie, come Panfilia, Ellesponto, Lidia, Pisidia, Licaonia, Licia, Caria, e la Frigia, che in due fu divisa, Pascaziata e Salutare, erano al vicario dell'Asia sottoposte, e ciascuna ebbe il suo metropolitano. Oltre ciò era un metropolitano nell'isola di Rodi, ed un altro in quella di Lesbo.

Questa diocesi asiana divenne una delle autocefale come quella che né al patriarca d'Alessandria, né a quello d'Antiochia fu giammai sottoposta. Riconosceva solamente il vescovo d'Efeso per suo primate, come colui che nella città principale di tutta la diocesi era preposto. Per questa ragione Teodoro, vescovo d'Efeso, fu chiamato esarca, siccome furono appellati tutti gl'altri che ressero quella chiesa; poiché la loro potestà si distendeva non pure in una sola provincia, ma in tutta la diocesi asiana. Ma non poterono questi esarchi conseguire il nome di patriarca, poiché tratto tratto quello di Costantinopoli non pur ristrinse la loro potestà, ma da poi sottopose al suo patriarcato tutta intiera questa diocesi.

IV

La quarta fu la diocesi pontica, la cui città principale era Cesarea in Cappadocia. Prima questa diocesi si componeva di sei sole provincie, le quali furono Cappadocia, Galazia, Armenia, Ponto, Paflagonia e Bitinia. Tutte queste da poi, toltone Bitinia, furono divise in due, onde, di sei che prima erano, si vidde il lor numero multiplicato in undeci, che altretanti metropolitani conobbero. In questa diocesi era la città di Nicea, la quale nel civile e nell'ecclesiastico ebbe la prerogativa d'essere dagl'imperatori Valentiniano e Valente innalzata a metropoli. Si oppose a tal innalzamento il vescovo di Nicomedia, ch'era la città metropoli di quelle provincie, pretendendo che ciò non dovesse cagionar detrimento alcuno alle ragioni e preminenze della sua chiesa metropolitana. Ma perché Valentiniano e Valente avevano sì bene conceduta a Nicea quella prerogativa, ma non già che per ciò intendessero togliere i dritti altrui, perciò furono al metropolitano di Nicomedia conservati i privilegi della sua chiesa, e che quella di Nicea potesse ritener solamente l'onore ed il nome ma non già le ragioni e privilegi di metropolitano. Sopra tutti questi metropolitani presedeva il vescovo di Cesarea, ch'era la città principale di questa diocesi. Per questa ragione fu anch'egli appellato esarca, come quelli di Antiochia, d'Alessandria e d'Efeso; ma non già come que' due primi poté acquistar l'onore di patriarca, poiché la sua diocesi fu da poi, non altrimenti che l'asiana, sottoposta al patriarcato di Costantinopoli.

V

La quinta ed ultima diocesi della prefettura d'Oriente fu la Tracia, capo della quale era la città d'Eraclea. Si componeva di sei provincie: Europa, Tracia, Rodope, Emimonto, Mesia e Scizia, e ciascuna riconobbe il suo metropolitano; ma da poi in questa diocesi si videro delle molte e strane mutazioni, così nello stato civile ch'ecclesiastico. Prima per suo esarca riconosceva il vescovo d'Eraclea, come capo della diocesi, il quale avea per suffraganeo il vescovo di Bisanzio; ma, essendo piacciuto a Costantino Magno ingrandir cotanto questa città, che, fattala capo d'un altro Imperio, volle anche dal suo nome chiamarla Costantinopoli, il suo vescovo, secondando la Chiesa la polizia dell'Imperio, innalzossi sopra tutti gl'altri; e non solamente non fu contento delle ragioni di metropolitano, ovvero d'esarca, con sopprimere quello d'Eraclea, ma, decorato anche del titolo di patriarca, pretese poscia stendere la sua autorità oltre a' confini del suo patriarcato ed invadere ancora le provincie del patriarcato di Roma, siccome più innanzi diremo. Ecco in breve come, dopo avere Costantino abbracciata la religion cristiana e resala libera per tutto l'Imperio, ed aver innalzati i suoi vescovi, sorse questa nuova polizia nella Chiesa corrispondente a quella dell'Imperio, e crebbe l'ordine ecclesiastico, e resesi più augusto per quest'alta ed illustre gerarchia.




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License