Lettere
I
AL
MAGNIFICO SIGNOR
MESSER FILIPPO STROZZI
SUO OSSERVANDISSIMO IN BOLOGNA
Noi aspettavamo iersera la
resoluzione di quello
che si avesse a fare, quand’egli è arrivato un mandato del signor conte de’ Pepoli per intendere che somma di gente sia possibile far qui; alla quale interrogazione non si può rispondere assolutamente. Perché se voi vi vorrete
servire di quelli capitani che ha appresso il signor conte della Mirandola, e
che ogni giorno se li vengono a
offerire, farete in su di otto o diecimila fanti; ma non vi volendo voi servire di
questi capi, non si può sapere
appunto il numero, ma pensiamo che passerebbono duemila. Imperò era necessario, che voi mandassi per qualche persona che avessi visto quel che fussi ben fare: e così la cosa sarebbe risoluta in un tratto e con piú reputazione. Perché quei
capitani e quei fanti che sono stati trattenuti qui dal signor conte dieci dí, vien loro a noia, ché senton tutto il mondo sollevato e non si posson piú ritenere. E pur domattina si partono circa
quattromila fanti, a’ quali si era dato per ultimo termine domattina: e se voi
spacciassi subbito
a dietro in poste
quella risoluzione del sí, sarebbe possibile che li ritenessimo. Sí che, in conclusione, bisogna per tutti i rispetti
far presto quel che si
ha da fare, e bisogna mandar subito i denari, perché si sono intrattenuti tanto con le parole che non credono piú niente.
Ancorch’io sappia che il signor
conte scriverà di questo a bastanza,
pure ne ho voluto scrivere anch’io per mia satisfazione. E’ son già tre dí che
io non ho nuove da voi delle cose di Fiorenza;
pregovi non manchiate di farmi intendere
qualche nuova, o buona o cattiva che la si sia, e a voi mi raccomando.
Della Mirandola, alli 18 di gennaio 1536.
Vostro come fratello
Lorenzo de’ Medici