II
AL
MOLTO MAGNIFICO SIGNOR
FILIPPO
STROZZI
SUO
OSSERVANDISSIMO IN BOLOGNA
Io ho avuto quel piacere
d’intendere per il figliolo di Baccio degl’Organi che le mie brigate stanno bene, che la Signoria Vostra si può immaginare. Ché sapete non avevo altro rimorso che del fatto loro, e ho disegnato di levarle di lí, parendo massime il medesimo a voi.
E per questo vi ho spacciato il presente,
con una lettera a mia madre inclusa, e una al signor conte per la quale
ricerco Sua Signoria che mandi un suo incontro, ad accompagnare la mia brigata per quel
paese dove gl’è padrone, con la
lettera che va a mia madre; e ricerco
Sua Signoria che, accadendo, si
possin fermare in Castiglione. Prego la Signoria Vostra, che so quanto
la cura delle cose sua, prima che auta la presente, invii immediate l’inclusa a mia madre
per l’uomo del conte, e se per avventura il conte non fussi costí, non l’aspettate, ma vi prego
mandiate subito uno de’ vostri e
ordinateli che cammini il piú che può,
acciò li trovi in Cafaggiolo, se
gl’è possibile.
Prego la Signoria Vostra che in
questa cosa usi la
diligenza che la suol usare nelle cose mia, e tanto piú quanto questa m’importa piú dell’altre, perché se gl’intervenissi
loro qualche disgrazia, come Michelagnolo
mi ha dato sospetto, non sarei mai piú contento, parendomi che gli intervenissi
per mia colpa, avendomeli salvati Idio sino
al presente. Però vi prego di nuovo che, intermesso un poco
per questo la cura publica, diate
subito espedizione a questa faccenda,
mandando subito l’uomo del conte, e non
lo possendo avere, uno de’ vostri in chi voi confidiate, che fia per servirvi. Io vi fo fede che ancorché voi mi abbiate fatti tanti piaceri che io
vi abbia a essere sempre obligato,
che questo avanzerà tutti gl’altri, e perché io so quanto bene voi mi volete, non vi raccomanderò altrimenti
questa cosa. Vorrei che chi va non si fermassi niente stanotte, ma camminassi
tanto che li trovassi, perché mi sarebbe
gran servizio il trovarli in
Cafaggiolo.
Circa l’altre cose io ho buona
speranza, parendomi che le cose nostre vadin gagliarde e queste preparazioni degli imperiali fredde, massime
che di quelle genti che si diceva che faceva il marchese del Vasto, non si rinnova altro, e piú presto si pensa lo facessi per dar nome e spavento; o se pure le faceva da vero, credesi per le cose di Piamonte,
che ingagliardiscon per il re, e il marchese si va retirando. Ci davon piú
fastidio li spagnoli sbarcati a
Genova e inviati a cotesta volta; dipoi si è inteso che alla Spezie sono stati incontrati, rimandati indietro. Altri ci hanno detto
che sono andati a Pisa: desidereremmo di
saperne il certo, sapendolo voi; e circa questo non vi scriverò altro pensando di vedervi presto.
Circa il mio venire, seguirò
l’ordine che ne avete
dato, venendo sui cavalli del conte e mandando innanzi.….; e voi mi manderete incontro a dire quel che io abbi a fare. Vorrei
intendere se dà noia che io venga bene accompagnato, perché se non importassi merrei meco 18 o 20 cavalli, che mi farebbon esser sicuro per tutto quando io non fussi in terre murate,
dove io non entrerei; e verrò di notte. Che
partendomi di qui a mezz’ora, sarò
costí a dí;
però piaccivi avvisarmene, e io
seguirò tutto quello che da voi mi sarà
commesso.
Ricordovi il cavallo, acciò che
io non abbia a usare
la liberalità del conte piú là che non è conveniente; e cosí i ronzini per i
servitori, e il giaco e
le maniche. Ringraziovi
che abbiate riscossi i 500: mandovi la quietanza secondo la minuta; salvatemeli, ché per adesso non
mi mancan denari.
Io non sarò piú lungo, sperando
di rivedervi presto. Pregovi di nuovo che
spacciate subito a mia madre, come di sopra è
detto, e a voi e a messer Salvestro molto
mi raccomando.
Dalla Mirandola, alli 20 di gennaio
1536.
Vostro come figliolo
Lorenzo de’ Medici
Io desidero di avere una volta vostre lettere avanti che io abbia a partir di qui, per esser meglio risoluto.