Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Antonio Ghislanzoni
In chiave di baritono

IntraText CT - Lettura del testo

Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

CAPITOLO VII.

 

Colle Fiorito.

 

L'età mia giovanissima, la salute vigorosa, la lunga astinenza dai diletti di amore, più volte, durante il viaggio, mi esposero a difficili cimenti. Ma la donna, che nei propositi generosi ed onesti è sovente più ferma dell'uomo, moderava i miei ardori colla saviezza del suo contegno. Quand'io, fissandola con uno sguardo troppo espressivo, le minacciava una dichiarazione, il nome di Carlo le veniva sul labbro accompagnato da un sospiro eloquente. Se la mia conversazione volgeva al sentimentale, essa si atteggiava da eroina - io parlava d'amore; ella rispondeva: battaglie!

I frequenti trabalzi della vettura che l'uno verso l'altra ci spingevano, la solitudine, l'oscurità della notte, e gli altri lenocinii della nostra posizione non debellarono la fermezza della Ascolana.

Passammo per Macerata, Camerino e Tolentino, non arrestandoci che per prender cibo.

Giunti alla Muccia, il figliuolo del Marcuccio non volle più accompagnarci colla sua vettura.

Noi lasciammo ch'egli retrocedesse e ci recammo ad un meschino albergo per riposarci dal lungo e disagiato viaggio.

Io dormiva placidamente da due buone ore, quando un rumorio di cariaggi e di cavalli, mi riscosse d'improvviso.

- Sono carabinieri bolognesi che si recano a Roma - disse l'oste entrando nella mia stanzuccia.

- Ben giunti!

E balzai dal letto, diedi la sveglia all'Ascolana, poi con essa mi recai sulla piazza.

La fortuna mi inviava in que' soldati una eccellente scorta per proseguire più sicuro nel mio viaggio. Parlai al colonnello ed ottenni due posti sui cariaggi.

Poche ore dopo, giungemmo a Colle Fiorito.

Le scene ch'io sto per descrivere sono di un genere ben diverso dalle precedenti; mi è quindi forza mutar stile e colori, e darmi l'aria di scrittor serio.

L'esercito austriaco pochi giorni innanzi era entrato vittoriosamente in Bologna. Come suole avvenire in tali fortune di guerra, prima che le nuove truppe occupassero la città, le antiche ne sgomberavano, seguite da quei cittadini che per avventura si credevano più compromessi.

I carabinieri, coi quali io mi era accompagnato, erano circa duecento, e rifuggiavansi a Roma dietro ordini di quel governo repubblicano. Il colonnello, che precedeva a cavallo la comitiva, era un gagliardo di cinquant'anni in circa; volto abbronzito dal sole, occhio di brace, irti mustacchi. Cavalcavano al di lui fianco da cinque o sei uffiziali e due donne belle e giovanissime entrambe, figlia l'una, l'altra cognata del chirurgo maggiore. Un sergente di circa quarant'anni, inchiodato alla sua cavalcatura, si era legati dietro il dorso due piccoli bimbi, mentre dinanzi, fra l'una e l'altra briglia del cavallo, sporgeva il capo una leggiadra fanciulletta non maggiore di due lustri, che tenendosi d'una mano aggrappata alla folta criniera della giumenta, coll'altra accarezzava languidamente il volto del soldato.

- Povero padre! - sclamò l'Ascolana additandomi quel gruppo - Povero soldato!

- Eccellente padre, eccellente soldato! - io risposi. E la viva commozione mi troncava le parole.

- Que' poveri bambinelli cominciano presto a sperimentare i disagi della vita. Eppure, non vedi come sorridono? Essi scherzano infantilmente colle cinghie di quella bianca tracolla. E quella gentile fanciulletta che di tempo in tempo si volge indietro a salutarli con un bacio!... Oh beati i fanciulli! felice l'età in cui l'uomo può sorridere in mezzo ai più gravi pericoli e trastullarsi delle avversità! Quelle vergini creature sono inaccessibili al dolore.

- È vero; ma il povero padre... porta egli solo il fardello di tutti.

Le nostre considerazioni furono interrotte da parole aspre ed odiose, che di un tratto ferirono l'orecchio. Alcuni soldati pedestri s'erano in quel punto avvicinati al carriaggio. L'un d'essi aveva proferita una grossa bestemmia: l'altro, volgendosi al conduttore del convoglio:

- Pe' tuoi mortacci! - gridò con rabbia feroce - dev'essere molto comodo viaggiare a cavallo od in vettura! Io ho le scarpe consunte, e la pelle che fa sangue. Sozii, fatevi in , o cedetemi il posto per qualche ora, se ciò vi torna più gradito!

Così dicendo, il soldato spiccò un salto e venne a collocarsi sul carriaggio. Gli altri non tardarono a seguirne l'esempio, e tutti quanti vennero a sdraiarsi confusamente vicino e noi. L'Ascolana arrossì, tremò di dispetto e di paura; quando ella si strinse al mio braccio come per cercare un rifugio, sentii che la sua mano tremava.

- Signori - diss'io volgendomi ai soldati, - permettete che noi scendiamo a terra. Non ci sarà discaro far qualche miglia a piedi.

Nessuna risposta. Io balzai dal carriaggio, e l'Ascolana meco. Camminammo due ore in silenzio: la mia bella compagna troppo tardi s'avvedeva che l'andare a Roma non era in quell'epoca la cosa più facile del mondo, e che più ci accostavamo alla capitale, più crescevano gli ostacoli e i disagi.

Di tratto in tratto io porgeva orecchio alle parole dei soldati. Parvemi da prima ch'essi macchinassero qualche orribile disegno; li intesi proferire sommessamente il nome del colonnello; poi vidi segni e gesti minacciosi, accompagnati da bestemmie ed imprecazioni; alla fine compresi il mistero. In quel piccolo esercito era entrata la sfiducia, che propagandosi come per magnetico influsso da uomo ad uomo, riesce talvolta a demoralizzare anco i valorosi, a trasformare i leoni in conigli. Lamentavano i disagi sofferti nel cammino; ricordavano le care famiglie abbandonate, le spose e i figliuoli lasciati senza sostegno; stimando inevitabile e prossima la caduta di Roma, vana impresa giudicavano lo accorrere a difenderla. E tali cose ripetendo, dapprima con trepida voce, poi colla sicurezza di chi trova appoggio negli altri, tutti concordemente risolvettero di abbandonare il colonnello e di andarsene ove ciascheduno credesse meglio.

Eravamo a qualche miglio da Foligno, quando alcuni paesani ci vennero incontro, annunziando al colonnello esser poche ore innanzi entrata in quella città l'avanguardia dell'esercito austriaco, che movea da Toscana alla volta d'Ancona.

Il colonnello fece sosta; poi, dopo aver riflettuto, ordinò ai soldati di retrocedere verso Colle Fiorito. Tutti obbedirono; il colonnello (duolmi d'averne obbliato il nome) avea nella voce, negli sguardi, in tutta la nobil persona qualche cosa di solenne e di autorevole. Poiché fummo giunti a Colle Fiorito, egli si fermò nuovamente, e fatte schierare le truppe, lo arringò con queste brevi parole:

- Fratelli! dovere d'ogni soldato è la cieca obbedienza agli ordini de' superiori. Questi ci chiamano a Roma; noi dobbiam tentare ogni mezzo per giungervi. ed accennava una strada erta e dirupata) apresi la valle di Tesino, per cui in meno di sei ore giungeremo a Spoleto. Il passaggio è alquanto malagevole; convien quindi abbandonare i carriaggi, i bagagli, e tutto quanto può darci impaccio. Riposatevi per pochi istanti; io vi concedo due ore di bivacco prima di riprendere il cammino.

Un mormorìo lugubre e sinistro rispose a quella breve allocuzione. Il volto del colonnello si fece pallido di sdegno; egli tentò proferire altre parole, ma l'impeto della commozione gli tolse la voce. Allora le file dei soldati si scomposero, e taciti ciascuno, la fronte dimessa, presero la via opposta a quella che il colonnello aveva additata.

- Figliuoli! figliuoli!... la vostra è una risoluzione codarda! Abbandonarmi in tal momento! Disertare la bandiera della libertà. Fermate!... Ah! vile canaglia! ah! briganti screditati!... poichè il morire in battaglia vi fa tanta paura, possiate, com'io di cuore ve lo auguro, morire sulla forca appiccati!

Così parlava il sergente, che, sceso da cavallo, e collocati i suoi figliuoletti sotto un albero, si adoperava con preghiere e minacce a ricomporre le file, a rianimare gli spiriti della soldatesca demoralizzata. Ma preghiere minacce valsero a tanto; i disertori non ascoltavano più che il freddo consiglio della paura, e allontanandosi a piccoli drappelli, si spandevano nelle campagne vicine. Il colonnello dall'alto del suo cavallo li accompagnava con sguardi di rimprovero e di dolore.

Già i disertori erano quasi tutti scomparsi, e intorno al colonnello non rimanevano che venti o trenta uomini incirca, allorquando il tuono di una fucilata ci fece trasalire.

- Ah cane! assassino! - urlò il sergente come toro ferito.

Noi accorremmo al suo grido. Povero sergente! Tengo vivamente scolpiti nella memoria i lineamenti di quella fisonomia vivace e stizzosa, e parmi vedere tuttavia que' suoi occhi da augello grifagno mandar lampi di sdegno. Le invettive lanciate contro i disertori gli eran state cagione di un alterco con tre o quattro soldatacci, i quali avevano posto mano alle spade. Nell'allontanarsi, un di essi, nascosto dietro gli alberi, aveva scaricato un colpo sull'animoso sergente.

Il buono e generoso soldato esce illeso dalla mischia e con paterna sollecitudine ritorna presso l'albero, ove poco dianzi aveva adagiata la sua piccola famiglia....

I due bimbi agitano le mani in segno di esultanza e prevengono coi baci le carezze del padre... Perchè mai la gentile fanciulla non si leva dagli erbosi tappeti per lanciarsi nell'amplesso paterno?....

Il sergente si avvicina al piccolo gruppo... Il pallore, l'immobilità della figliuola gli stringono il cuore di un orribile presagio... Egli stende la mano, prende fra le braccia il corpo amato - lo agita, lo stringe, lo scuote con moto convulso...! Oh momento di terribile angoscia! - Enrichetta, la vispa fanciulla, che poco dianzi folleggiava sotto l'albero, governando come una piccola madre i due minori fratelli - Enrichetta non era più che una gelida larva. - La palla scagliata dal disertore codardo, risparmiando il sergente, era giunta fino al cuore della povera fanciulletta...

Le grandi, le improvvise sciagure istupidiscono... Appena il sergente si riscosse, mandò dal petto un ruggito...

Poi, senza profferire parola, cedette all'Ascolana la piccola salma, e trasse la spada dal fodero per slanciarsi nella boscaglia ad inseguire i fuggiaschi...

- Ferma! gridò il colonnello, ferma!... Vuoi tu cimentare la tua vita contro un centinaio di codardi, i quali ti piomberanno adosso per ischiacciarti?

Fossero non cento, ma mille! replicò il sergente nell'entusiasmo del dolore; io giuro di esterminarli.... tutti...

- Tu rimarrai soverchiato, ed essi ti uccideranno...

- Ebbene? che importa?.... desidero vendicare mia figlia... e morire...

- Morire... Sta bene... E chi avrà cura degli altri due figli?

In questo punto, i due poveri bamboletti, ignari dell'orribile caso, si erano trascinati carpone fin presso al sergente, e gli abbracciavano le ginocchia per fargli festa...

Il padre sentì la voce del dovere... Le piccole braccia che gli stringevano le ginocchia parvero pietrificarlo.

- Oh! voi avete ragione! esclamò il sergente, stendendo la mano al colonnello... Grazie! grazie del buon consiglio!... Questi poveri innocenti... hanno bisogno di un padre...

Ciò detto, il desolato ritolse all'Ascolana il prezioso deposito, e sedette sotto l'albero, riscaldando co' suoi baci e colle lagrime le guancie dell'estinta. Quel volto abbrunato dal sole, duro, irsuto, spirante furore e vendetta - in quel momento di sublime dolore avea acquistata una espressione di tenerezza materna.

 

 

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License