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Antonio Ghislanzoni
In chiave di baritono

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CAPITOLO XII.

 

Fra due repubbliche.

 

(Grande aria per baritono con accompagnamento di coro).

 

Baritono. Vi ho detto fin da principio ch'io sono un primo baritono assoluto; ma poichè vi ostinate a credermi un repubblicano, lasciamo correre l'ipotesi, o piuttosto fissiamola come punto di partenza. Alla mia volta, o signori, permettete che io vi chiegga qual parte siate venuti a rappresentare voi sotto le mura di Roma.

Coro. Noi siamo soldati della repubblica francese!

Bar. Alla buon'ora! Dunque, se io fossi soldato della repubblica romana, noi ci troveremmo su due campi avversarii a combattere per lo stesso principio. In verità che le mie idee si confondono. Come si spiegano questi rapporti contradditorii fra due popoli, che dovrebbero chiamarsi fratelli nel vincolo di una identica costituzione, e invece si azzuffano accanitamente per..?

Coro. Per ristabilire l'ordine pubblico.

- Per liberare i romani dall'oppressione straniera...

- Per proteggere il papa contro gli attacchi pochi rivoluzionarii.

- Per difendere la religione cattolica, apostolica...

Bar. Basta, signori; ho capito. Per tal modo voi venite a dichiarare che repubblica è sinonimo di disordine, che gli Italiani debbono considerarsi come stranieri in casa propria; che il papa è tanto screditato ed impotente, da non poter resistere da solo contro gli attacchi di pochi faziosi; che la religione cattolica apostolica, ecc. ecc., ha cessato di essere una forza morale, ed ha bisogno, per sorreggersi, delle vostre baionette. Quanto alla prima questione, mi permetterete di farvi osservare che l'idea di costituirci in repubblica è una conseguenza dell'esempio che voi ci avete dato. Non credevamo che una forma di governo, conquistata da voi con tante rivoluzioni e tanto sangue, trapiantandosi da Parigi a Roma, divenisse sinonimo di disordine e di anarchia. Aggiungerò - vedete come è ingenua la logica degli Italiani! - che la repubblica di Roma faceva assegnamento sul vostro appoggio morale e materiale - e in caso di coalizione europea, non contava che un solo alleato possibile, la Francia repubblicana.

Coro. Tiens! tiens!...

- C'est drôle!

- C'est bête!

Bar. Voi dite che Roma è violentata dagli stranieri...

Coro. Oui! des lombards! des toscans! des piemontais! des vénitiens!

Bar. Voi mi confondete, signori. - Se i lombardi, i toscani ed i veneti, in Roma debbono considerarsi come stranieri, voi avete mille ragioni di prendere il loro posto, ed io sto per credere che i veri Italiani... siate voi... Ma non perdiamoci a cavillare sopra una questione che potrebbe risolversi colla carta geografica. Qualcuno di voi, a giustificare l'intervento, vuol farmi credere ch'esso abbia per iscopo di proteggere il papa contro la rivoluzione... Ma, in nome di S. Pietro apostolo! che altro è mai questa nostra rivoluzione se non la risposta di tutti gli Italiani all'appello del pontefice, la conseguenza diretta ed immediata della splendida iniziativa presa da Pio IX? - I Lombardi insorsero contro l'Austriaco ed eressero le barricate al grido di viva Pio IX! Questo grido fu scritto sulle nostre bandiere, questo grido fu ripetuto dal nostro esercito sui campi di Goito e di Somma Campagna. - Concorrendo alla terribile crociata contro i suoi mille tiranni, l'Italia, più che una rivoluzione, compi un atto di fede cristiana. Chi ha mancato? chi ha tradito? qual fu il primo disertore nel momento della lotta? - Quegli stesso, che l'aveva iniziata, e benedetta nel nome di Dio. Perchè il Capo ci fornì l'esempio nefando, vorrete voi condannarci di non aver disertato in massa?... Questi soldati, questi Italiani, che voi perseguitate, che voi venite a snidare dall'ultimo asilo della libertà, non d'altro sono colpevoli fuorchè della loro troppa fede in Pio IX. Perdonate, signori uffiziali, s'io vi parlo con qualche vivacità. Ma io mi trovo in tal posizione, da cui la balordaggine umana mi apparisce tanto deforme che quasi mi vergogno di appartenere alla specie. A che giovano le lezioni della istoria, a che giovano i progressi della libertà, quando ad ogni tratto vediamo trionfare l'assurdo, e la follia distruggere in pochi mesi il progresso di un secolo?... La repubblica!... L'ideale del migliore dei governi, che ha per epigrafe: libertà, uguaglianza e fratellanza. - Non è questa la nostra insegna?... Pure, le due repubbliche si guardano in cagnesco...La libertà dell'una osteggia la libertà dell'altra - si accusano - vengono alle mani, - da ambo le parti si prodiga il sangue - e intanto, fra queste due repubbliche che si sgozzano, un prete ed un croato, seduti ad una tavola grassamente imbandita, aspettano tranquillamente l'ora di riprendere lo scettro del mondo. - Io concludo: se è vero che voi siate repubblicani, la repubblica non è altro per voi che una formola di transazione per ricondurre i popoli, da un governo moderatamente liberale, all'assolutismo più dispotico.

Il generale Sauvant non pose tempo in mezzo; diede alcuni ordini al Còrso, il quale, rientrato pochi minuti dopo nella sala, disse ad alta voce: la vettura è pronta!

Allora il generale, voltosi gentilmente all'Ascolana: - Signora, le disse, noi siamo ben lieti di usare a vostro pro del dritto di grazia a noi concesso. Fra un'ora sarete in Roma, a fianco di vostro marito - voi potete partire all'istante.

Tutti ci levammo in piedi per farle cortegio infino alla vettura. Ella era pallida in volto, e a stento camminava, e non profferiva parola. Io l'aiutai a salire in vettura; e stringendole la mano, le sussurrai all'orecchio alcune frasi sconnesse che mal traducevano i tanti e variati sentimenti che in quel punto mi cozzavano nel cuore.

Addio, bella Italiana, dissero gli uffiziali. Fra due giorni ci rivedremo.... Dite a que' bravi Romani che fra due giorni verremo a far colazione anche noi al caffè delle belle arti, e a fumare uno zigaro sulla Piazza del Popolo.”

La vettura si mosse, e scendendo pel ripido pendìo, scomparve ben tosto dai nostri sguardi.

Io cercava dissimulare il profondo cordoglio di quella improvvisa separazione. Dissi dunque agli uffiziali:

- A quanto pare, voi contate d'esser fra due giorni padroni di Roma?

- È colpo sicuro!...

- Per qual porta entrerete?

- I Francesi non entrano mai per le porte...

- Al diavolo i rodomonti! sclamai in buon italiano, per dar sfogo alla rabbia che mi strozzava.

- Che avete detto?

- Ho detto che son rimasto senza moglie... e che ora i buoni pranzi sono finiti!

Di tal modo finì la mia grande aria. Ma il coro che si era intercalato al recitativo e alle prime battute dell'adagio, non concorse all'effetto delle cadenze. - Qualcuno degli uffiziali, con un cenno leggiero della testa, mostrò di arrendersi al mio ragionamento - altri si scambiarono furtivamente delle occhiate d'approvazione - finalmente, i più avversi alla logica, risposero con una crollatina di spalle, che mi fece inorgoglire. Erano convinti, ma non osavano confessarlo.

Fu breve silenzio nella sala. La bella Ascolana, per distrarre le menti da una questione, che avea messo i miei ospiti in tanto imbarazzo, si volse con amabili accenti al generale per chiedergli qual sorte fosse a noi destinata.

La risposta del generale, come ognuno può immaginare, mi interessava grandemente.

 

 

 




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