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| Ippolito Nievo Il varmo IntraText CT - Lettura del testo |
D'ognuna di queste cotali meravigliose bellezze, su cui passò di volo la penna, il Varmo fa cortese omaggio in passando al meschinissimo villaggio di Glaunico; e laberinti di ruscelli, e luccicanti laghetti, e fondure cavernose non mancano in que' dintorni; e del pari la pesca vi è piú abbondante che in ogni altro posto della riviera; anzi puossi affermare che nel pranzo delle Tempora ogni famiglia aggiunge alla solita polenta poco meno d'un'anguilla, e il resto si reca a vendere in una cesta per le ville circostanti, sicché in capo all'annata il guadagno compensa appuntino la perdita del tempo e il consumo delle reti. Il villaggetto, come si vede, è ben lunge dal nuotare nell'abbondanza; perciò ha preso il partito di mostrarsi tal qual fortuna l'ha fatto, e fino le strade vi son cosí rotte e perigliose da far indovinare sul primo passo il povero borghicciuolo a cui fanno capo; inoltre un miglio lontano sui radi filari delle vigne si cominciano a scernere le tettoie di paglia, e i fumaiuoli disfatti e il campaniletto mezzo sconquassato; onde arrivato ai limitari di quell'ascondiglio, chi cercasse ove far penitenza d'un gran peccato potrebbe lietamente sclamare: «Vi ringrazio, o mio Dio!». Ma a rabbellire tanta miseria s'è accinto valorosamente quel caro fiumicello del Varino; e vi giuro che al veder capovolte le casette di Glaunico nel suo specchio argentino e tremolante, dove i caldi colori del fondo si mescono col riverbero della prospettiva, l'animo si solleva d'ogni tristezza; e il ponticello, e la riva e i salici che rompono la corrente e gli armenti che la lambiscono delle nari prendono vita affatto nuova, e tal colore di poesia da ricordare le Bucoliche e l'Odissea. Né un mulino che è lí presso toglie per nulla di vaghezza a quella semplice scena, come fanno sempre le opere d'arte mescolate colle piú vaghe rappresentazioni naturali: anzi esso stesso a quella campestre solitudine presta conforme il movimento e, sarei per dire, la parola. Tuttavia sarebbe ingiustizia se non mi ricredessi dall'aver chiamato quel mulino un'opera d'arte; poiché l'è tanto antico a mio giudizio, che la capricciosa natura l'ha già rioccupato parte a parte per diritto di prescrizione; e le muraglie son cosí sconnesse e fiorite, e il tetto è cosí ineguale e muscoso ch'esso ti dà sembianza d'una fattura del caso; ed anche ad ogni voltata si stupisce di non veder la ruota volare in frantumi; ma questa, cosí marcia e sdentata com'è, pur segue a danzare, e incamiciata alla bella prima di licheni e di muschi va ora inghirlandandosi di cento fioretti acquaiuoli; immagine a parer mio del vecchio Anacreonte che coronato di rose cantava brindisi alla morte.
Quel mulinetto non ha ora che una sola macina da polenta, ma in tempi meglio avventurati triturava del bel frumento, e cosí finamente e a giustizia di peso che l'era salito a gran rinomanza. Mastro Simone ch'era il mugnaio se ne gloriava a buon dritto, e benché dei molti figliuoli non gli fosse restato che il maggiore il quale s'era accasato a parte, pure campavasela colla moglie in qualche agiatezza; e all'agiatezza tutti lo sanno s'accompagnano l'allegria e la pace del cuore molto volentieri. Quello era il bel tempo quando uno staio di farina gialla costava un saluto, e il vino correva a rigagnoli e Dio mandava a proposito la pioggia, il sereno, la vita e la morte. Ma anche in allora finí coll'aver ragione il proverbio di Bertoldo, e capitò a turbare quella beata armonia una certa febbre pestilenziale che spediva a Pieve assai gente della parrocchia. E qui se no 'l sapete voglio pur dirvi che cosí Glaunico come tutti i paeselli lí presso ubbidiscono in materia spirituale alla Pieve di Rosa; e quivi è il camposanto comune dove dopo aver lungamente combattuto scendono i litigiosi paesani a darsi il bacio della pace. Infrattanto le famiglie restavano per quella febbre pestifera mezzo disfatte, e solamente quella del mugnaio anziché calare era cresciuta d'una bambina alla quale fu messo nome Fortunata, e la chiamarono come si usa la Tina; ma fuori della salute ogni altro negozio andava di traverso anche a quei poveretti, poiché in mal punto li strinse la bisogna di fabbricare le chiaviche, e gli arginelli, e in quella stagione le giornate costavano assai, e oltreché, lavorandosi da ognuno con qualche riserbo per paura del male, di poco il lavoro s'avvantaggiava, molto ebbero a perdere in giunta per lo sciopro delle macine ed anche parecchie pratiche si distrassero in quel frattempo per molti molini lí intorno. Contuttociò scamparono i tre meschini da quella brutta burrasca; e tanto coraggio era rimasto al vecchio Simone che non badò a sé per aiutare fin dove poteva ai bisogni degli altri: e fra tanti, una poveretta sua vicina ch'era restata vedova con un figliuolino di quattr'anni ebbe a ringraziare solamente lui d'esser sopravvissuta all'inverno seguente. Ma poi le cose volsero al minor male, e racquistata coll'onestà e diligenza sua la maggior parte delle pratiche, il mugnaio poté soccorrer la vedova senza troppo disagiarsi, finché al secondo inverno una malattia di consunzione riportò quella sfortunata anima al Signore. Allora Simone venne fra sé e sé in grandi pensieri, e finí coll'aprir l'animo alla moglie e consultarsi secolei, il che non costumava fare che nei gravi frangenti, per sospetto, come diceva, della sua soverchia dottrina. Trattavasi della sorte di quel povero fanciullo abbandonato dalla Provvidenza accanto al cadavere della madre, e come potete credere non era il sentimento del cristiano dovere che facesse fallo al mugnaio, sibbene la confidenza nella propria fortuna; e cosí chiamò da parte la sua femmina, e le scoperse sinceramente lo stato dell'animo suo riguardo al fanciullo. E poiché la narrazione fu terminata levò gli occhi in essa, e vedendola stare tutta grave ed accigliata conchiuse con una vocina di miele:
— E cosí, cara la mia Polonia, io mi sono consigliato con voi, e voi consigliatevi col Signore, onde sia fatto come egli vuole. Ma vi raccomando, consigliatevi con carità! — E dopo un piccolo sforzo aggiunse: — Cara la mia Polonia! — Dalla qual tenerezza non usata da lui dopo la vigilia delle nozze traspirava l'intendimento di piegare la moglie alla misericordia inverso il bambino.
— Bravo il mio uomo! — rispose costei modulando la propria voce, stridula per natura, con tanto artifiziosa disarmonia, quanto il marito aveale parlato piú dolce del solito. — Non mi venite già a consultare quando vi trovate innanzi due partiti, ma ben mi fate un tal onore allora che necessità ci sforza a prenderne uno!... Cosa volete che vi dica piú di quanto vi dicono i comandamenti di Dio!... Fate al prossimo quello che vorreste fatto a voi stesso, e non cercate darmela a bere colla vostra fintaggine, caro Simone! Fin da questa mattina avete provveduto quella povera di sepoltura; e cosa vorreste dunque, soccorrere i morti e abbandonare i vivi? Oh questa sí che l'è bella, il mio uomo; e si vede proprio che gli anni vi voltano il cervello! Fortuna — aggiunse dondolandosi sulle anche —, ch'io sono piú giovane di voi! — E ciò dicendo si tolse in braccio la Tina che cominciava nella sua cuna a vagire, e scoperto il petto dielle a poppare senza badar piú che tanto al mugnaio.
— Or dunque? — questi s'arrischiò a chiedere.
— Or dunque, or dunque, tanto sordo vi siete fatto da stamattina? — tornò a strepitare la Polonia. — Via, prendete in casa quel serpentello e che la sia finita, e soprattutto non tornatemi fra i piedi a torre consiglio; ché poi quando la vi salta fate a modo vostro; e già lo si è visto abbastanza quando si trattò delle chiaviche e del rio... —
A questo punto Simone s'accorse che il consulto era terminato, e che riprincipiava una vieta filippica, la quale da un anno faceva le spese alla mala abitudine presa dalla moglie di malmenarlo da mane a sera. Perciò si fece fuori dell'uscio, e non era egli a mezzo il cortile che la Polonia tutta sorridente e carezzevole giocarellava colla bimba, e guaiva scherzosamente al sentirsi premere il seno da un dentino novello. E da ultimo saziata che la fu, se la tolse in grembo e cominciò a cullarla cantandole la nanna con uno squillo sí argentino di voce, che tanto vinceva in soavità l'ordinario suono delle sue parole, quanto questo era vinto alla sua volta in acerbezza dai modi ch'ella usava col marito. Ma cosí era impastata quella femmina; e ciò nulla meno serbavasi pe' suoi quarant'anni cosí pienotta e robusta che non facea meraviglia vederle fra le braccia un angelino appena sceso dal paradiso qual era appunto la Tina.